{"id":24190,"date":"2013-06-24T00:29:02","date_gmt":"2013-06-23T22:29:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=24190"},"modified":"2015-03-02T15:22:26","modified_gmt":"2015-03-02T13:22:26","slug":"david-grubbs-the-plain-where-the-palace-stood-drag-city-2013","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/experimental\/david-grubbs-the-plain-where-the-palace-stood-drag-city-2013.html","title":{"rendered":"David Grubbs &#8211; The Plain Where The Palace Stood"},"content":{"rendered":"<p>\u00a0<em>The Plain Where The Palace Stood<\/em> delinea lo stato dell\u2019arte per quanto riguarda <strong>David Grubbs oggi<\/strong>. All\u2019interno del disco \u00e8 infatti possibile ritrovare le due anime musicali che David porta avanti dall\u2019inizio della sua carriera solista (dopo quella epica con <strong>Squirrel Bait<\/strong>, <strong>Bitch Magnet<\/strong>, <strong>Bastro<\/strong> e <strong>Gastr Del Sol<\/strong>): quella pi\u00f9 legata alla forma canzone, al folk elettrico cantautorale, e quella invece pi\u00f9 sperimentale, in cui gioca con spazio e tempo a dare una sua personale visione di quello che potrebbe essere definito sbrigativamente post-rock. E lo stato dell\u2019arte viene fatto anche per quanto riguarda le collaborazioni: in una buona met\u00e0 dei brani sono infatti presenti <strong>Stefano Pilia<\/strong>, noto per la militanza nei rinati <strong>Massimo Volume<\/strong> oltre che in band dell\u2019underground italico come i <strong>3\/4HadBeenEliminated<\/strong> e gli <strong>In Zaire<\/strong>, e <strong>Andrea Belfi<\/strong>, anch\u2019egli alfiere della sperimentazione italiana con <strong>Rosolina Mar<\/strong>, <strong>Squarcicatrici<\/strong> e molti altri, personaggi con cui Grubbs gi\u00e0 nel 2010 fece uscire un album, <em>Onrushing Cloud<\/em>. Ai due si unisce anche, quando c\u2019\u00e8 bisogno di un po\u2019 di elettronica, un altro italiano,<strong> Attila Faravelli<\/strong>. L\u2019album \u00e8 dunque sicuramente interessante, anche se aggiunge poco al discorso elaborato da Grubbs negli ultimi trent\u2019anni, impresa che per\u00f2 ammettiamo essere ardua. Particolarmente degni di nota sono gli esperimenti sonici di <em>First Salutation<\/em>,<em> Second Salutation<\/em> e <em>Third Salutation<\/em>, brani posti a spezzare in tre parti e a chiudere l\u2019album creando atmosfere traballanti e a tratti inquietanti, con Grubbs e Pilia a far duellare le loro chitarre nei primi due brani, mentre nel terzo episodio, che va avanti per oltre sette minuti, si entra in mondi sonori colmi di tensione, rumori di fondo e basse frequenze. Molto valido e suggestivo \u00e8 anche <em>A View Of The Mesa<\/em>, che come si pu\u00f2 intuire dal titolo disegna scenari desertici e morriconiani (con ancora Pilia a dire la sua). Ma non sono da disdegnare nemmeno i momenti pi\u00f9 cantautorali, ad esempio <em>I Started To Live When My Barber Died<\/em>, dove l\u2019elettrica e la voce di Grubbs costruiscono un mondo desolato ed aspro, cosa che accade con buoni risultati anche in<em> The Hesitation Waltz<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Plain Where The Palace Stood disegna lo stato dell&#8217;arte della poetica di David Grubbs oggi<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[94,19,36,120,118,519],"tags":[],"class_list":["post-24190","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-avant-garde","category-experimental","category-news","category-recensioni","category-recnews","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24190","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=24190"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24190\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=24190"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=24190"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=24190"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}