{"id":29946,"date":"2013-11-02T15:08:23","date_gmt":"2013-11-02T13:08:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=29946"},"modified":"2013-11-02T15:09:06","modified_gmt":"2013-11-02T13:09:06","slug":"ty-segall-sleeper","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/reviews\/ty-segall-sleeper.html","title":{"rendered":"Sleeper: Ty Segall in acustica"},"content":{"rendered":"<p>Difficile stare dietro alla prolificit\u00e0 di<strong> Ty Segall<\/strong>, astro nascente \u2013 anzi, ormai affermato \u2013 del nuovo garage americano, compagno di \u201cscena\u201d (quella di San Francisco) dei vari<strong> John Dwyer<\/strong> con i suoi<strong> Oh Sees<\/strong>, <strong>Fresh &amp; Onlys<\/strong>,<strong> Mikal Cronin<\/strong>. Il giovane californiano ci aveva lasciato appena lo scorso anno con ben tre uscite (tutte puntualmente recensite qui su Indie-Eye): l&#8217;album solista<strong> Twins<\/strong>, quello pubblicato insieme a <strong>White Fence<\/strong> (<strong>Hair<\/strong>) e poi <strong>Slaughterhouse<\/strong> a nome <strong>Ty Segall Band<\/strong>, che dei tre era il pi\u00f9 duro, distorto ed heavy. Forse per deviare un po&#8217; da tale deriva carica di fuzz, forse perch\u00e9 l&#8217;ultimo periodo \u00e8 stato pieno di vicissitudini personali che hanno segnato pesantemente il privato dell&#8217;artista (la morte del padre adottivo, la brusca separazione dalla madre), il nuovo<strong> Sleeper<\/strong> produce uno scarto piuttosto repentino rispetto all&#8217;ultimo lavoro; si tratta infatti di un album prettamente acustico, caratterizzato da un&#8217;anima profondamente folk, carico di umori Sixties e melodie intimiste, vicino stilisticamente a quella che \u00e8 forse l&#8217;opera pi\u00f9 riuscita di Segall, <strong>Goodbye Bread<\/strong>.<\/p>\n<p>La sensazione avuta dopo l&#8217;ascolto di Sleeper \u00e8 quella che il talento da songwriter di Segall si esplichi in maniera pi\u00f9 efficace nel momento in cui i volumi della musica si abbassano ed i feedback e le saturazioni prodotte dalle distorsioni grezze delle chitarre progressivamente si dipanano. Insomma, quando il garage del californiano \u00e8 violento e carico come in Slaughterhouse, si tende a finire un po&#8217; troppo in confusione e ad uniformare eccessivamente il sound; quando invece, come in questo caso, le melodie riescono a prendere il sopravvento, ci sembra che il risultato finale ne guadagni. Sleeper paga il dovuto dazio agli eroi di giovent\u00f9 di Segall; in primis al <strong>Neil Young<\/strong> del primo album da solista, poi allo psych folk della West Coast, a <strong>Nick Drake<\/strong>, in parte anche al <strong>Kurt Cobain<\/strong> pi\u00f9 gentile ed acustico. Detto questo, i brani reggono eccome: la title track abbraccia una melodia circolare e malinconica che fa centro al primo ascolto, <em>The Man Man<\/em> \u00e8 un blues garage che nella coda si fa graffiare da un&#8217;elettrica, <em>She Don&#8217;t Care<\/em> \u00e8 sognante e beatlesiana,<em> Come Outside<\/em> \u00e8 ossessiva e percussiva.<em> The West<\/em> chiude la raccolta con un country stilisticamente piuttosto convenzionale, il quale non fa che ribadire come le intenzioni di Ty Segall non siano di innovare, ma piuttosto quelle di reinterpretare la musica americana in modo credibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ennesima nuova uscita per Ty Segall; smaltita la sbornia fuzz, Sleeper esplora la musica americana con l&#8217;ausilio di un&#8217;acustica e poco altro.<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[519],"tags":[],"class_list":["post-29946","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29946","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=29946"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/29946\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=29946"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=29946"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=29946"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}