{"id":3256,"date":"2008-09-29T06:25:04","date_gmt":"2008-09-29T04:25:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=3256"},"modified":"2014-04-19T21:14:27","modified_gmt":"2014-04-19T19:14:27","slug":"out-of-cold-storage-l%e2%80%99universo-sonoro-dei-this-heat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/hardocorepunk\/out-of-cold-storage-l%e2%80%99universo-sonoro-dei-this-heat.html","title":{"rendered":"Out Of Cold Storage &#8211; l\u2019Universo Sonoro dei This Heat"},"content":{"rendered":"<p>In sei anni di attivit\u00e0 i <a href=\"http:\/\/www.myspace.com\/thisheat\"><strong>This Heat<\/strong><\/a> sono rimasti virtualmente degli sconosciuti per il grande pubblico. Gli stimoli sonori seminati dalla formazione britannica, tuttavia, hanno segnato profondamente le successive generazioni di musicisti. Anticipando fenomeni come la new wave, l\u2019industrial, certi settori dell\u2019elettronica, il math-rock e il post-rock, il trio londinese ha esteso la propria influenza fino ad alcune fra le pi\u00f9 interessanti realt\u00e0 musicali contemporanee. Quanto affermato da Brian Eno riguardo ai <strong>Velvet Underground<\/strong> (\u201c<em>non furono in molti ad acquistare il loro primo album, ma tutti coloro che lo fecero in seguito formarono un gruppo<\/em>\u201d) riflette perfettamente la parabola di Heyward, Bullen e Williams: se mai c\u2019\u00e8 stato complesso che ha meritato la qualifica di <em>cult band<\/em> sono i This Heat. La ristampa tutto sommato recente (2006) dell\u2019intero catalogo del gruppo ad opera della <em>This is<\/em> &#8211; etichetta dei membri fondatori Heyward e Bullen &#8211; ci permette di svelare uno dei segreti meglio custoditi nella storia della musica rock.<br \/> Attivi gi\u00e0 da alcuni anni nel giro del <em>progressive<\/em> londinese, Charles Heyward (voce, percussioni, tastiere, nastri) e Charles Bullen (chitarra, clarinetto, viola, percussioni, nastri, voce) formano i <em>Dolphin Logic<\/em> nel 1975. Poco dopo invitano ad entrare in organico il non musicista Gareth Williams (tastiere, basso, chitarra, nastri, voce) e la formazione cambia nome in <em>This Heat<\/em>. I tre si dedicano da subito ad una musica dalle forti connotazioni sperimentali. Se echi del sound di Canterbury sono ancora percepibili nei momenti pi\u00f9 lirici della loro produzione &#8211; soprattutto per quanto riguarda la dolente voce alla Robert Wyatt di Heyward &#8211; il devastante estremismo sonoro di alcuni episodi evidenzia piuttosto l\u2019influenza del <em>free-jazz<\/em>, del <em>krautrock<\/em>, e di generi \u201calti\u201d come la <em>musica aleatoria<\/em>, il <em>minimalismo<\/em> e la <em>musica concreta<\/em>.<br \/> Lo stile percussivo di Heyward amalgama il funk con il jazz, rielabora influssi etnici provenienti dall\u2019Africa e dal Sud Est Asiatico. Bullen \u00e8 un dotato polistrumentista. Eppure il virtuosismo non riveste un ruolo fondamentale nell\u2019economia del gruppo, al contrario di quanto succede nella maggior parte delle formazioni <em>progressive<\/em>. Heyward stesso non pu\u00f2 essere definito un cantante tecnicamente dotato. L\u2019approccio di Williams allo strumento, poi, \u00e8 pi\u00f9 vicino a forme d\u2019arte come la pittura che alla musica: si potrebbe quasi affermare che egli suoni l\u2019organo allo stesso modo in cui Jackson Pollock dipinge (!).<br \/> In definitiva, il gruppo abbraccia con entusiasmo un\u2019attitudine energica, sfrontata e semi-dilettantistica. Sempre pronti ad imboccare nuove strade e a considerare ogni possibilit\u00e0, abilissimi nell\u2019evitare i vicoli ciechi compositivi o i vuoti sfoggi di tecnica, i This Heat contribuiranno in maniera sostanziale ad abbattere i confini fra musica \u201ccolta\u201d e musica \u201cpopolare\u201d. Cos\u00ec facendo &#8211; complice la presenza del non musicista Williams &#8211; ribalteranno le premesse stesse del genere progressive, rivelandosi in netto anticipo sui tempi. Come ha affermato Stefano Bianchi su <em>Blow Up<\/em>: \u201c\u2026<em>non furono i pi\u00f9 grandi perch\u00e9 furono i primi, furono i pi\u00f9 grandi perch\u00e9 non sapevano di esserlo. Erano, cio\u00e8, punk<\/em>\u201d.<br \/> Muovendo i primi passi nel paradiso degli squatter londinesi &#8211; il multiculturale quartiere di Brixton &#8211; i tre rinsalderanno i propri legami con il punk a livello ben pi\u00f9 che ideale, entrando in contatto e collaborando con la crema delle formazioni new wave affiliate alla <em>Rough Trade<\/em>: dal Pop Group alle Raincoats, dagli Scritti Politti ai 23 Skidoo. A questo proposito Charles Heyward ha affermato: \u201c<em>Quella sorgente di possibilit\u00e0 punk ci accolse e ci nutr\u00ec, anche se non ne facevamo parte<\/em>\u201d.<br \/> Ancora privo di un contratto discografico il gruppo viene notato da John Peel, guadagnandosi l\u2019opportunit\u00e0 di incidere una sessione alla BBC nell\u2019Aprile del 1977: la devastante performance che seguir\u00e0 \u00e8 testimoniata da <strong>Made Available<\/strong> (pubblicato postumo nel 1996). Poco dopo, i tre ottengono in gestione quello che diventer\u00e0 il loro laboratorio sonoro per i successivi sei anni, una ex cella frigorifero nel cuore di Brixton ribattezzata <em>Cold Storage<\/em>. Come l\u2019<em>Inner Space Studio<\/em> nel caso dei Can, il Cold Storage diventer\u00e0 un formidabile strumento di libert\u00e0, grazie al quale il gruppo potr\u00e0 sviluppare e perfezionare il proprio approccio iconoclasta alla materia musicale. Ispirati dai produttori Dub giamaicani e dagli esperimenti sui nastri condotti nei primi anni \u201970 da Faust, Neu! e dagli stessi Can, i tre si specializzeranno nell\u2019arte dell\u2019editing. Registrando ore di libere improvvisazioni, in un continuo processo di taglio e assemblaggio del materiale fissato su bobina magnetica, creeranno gli stupefacenti paesaggi sonori che affollano i loro lavori in studio. Le registrazioni diventeranno una parte integrante anche degli spettacoli dal vivo: il gruppo comincer\u00e0 ad utilizzare i nastri come sorgenti di suono sul palco, anticipando le moderne tecniche di campionamento.<br \/> L\u2019 omonimo esordio \u201c<strong>This Heat<\/strong>\u201d, pubblicato nel <strong>1979<\/strong> dalla <em>Piano Label<\/em> di David Cunningham (primo manager del gruppo e mente dietro al progetto Flying Lizard), \u00e8 una raccolta di improvvisazioni eterogenee, registrate tra il febbraio 1976 ed il settembre 1978. Si tratta di un\u2019opera che stupisce ed intimidisce al primo ascolto, rendendo subito evidente la statura di un gruppo eccezionale persino per i parametri dell\u2019epoca, quel quinquennio 1976\/1982 non certo povero di novit\u00e0 discografiche sbalorditive. Se anche la grafica minimalista della copertina avesse fatto presagire le aspirazioni Art-Rock del gruppo, mai avrebbe potuto preparare l\u2019ascoltatore a quanto conteneva.<br \/> L\u2019assalto sonoro della strumentale <em>Horizontal Hold<\/em>, posta in apertura, si regge tutto sull\u2019impalcatura percussiva di Hayward, una ritmica sincopata dalla cadenza implacabile. La torturata chitarra di Bullen partorisce riff monocordi affilati come rasoi mentre l\u2019organo, da cui Williams sembra intenzionato a cavare ogni sorta di possibile dissonanza, irrobustisce la trama armonica. La portata innovativa di questa sinfonia industriale \u00e8 immensa, vengono in mente gli Shellac di \u201cAt action Park\u201d.<br \/> <em>Not Waving<\/em> \u00e8 al contrario lirica, crepuscolare e sofferta. L\u2019organo abbozza una melodia, accompagnato da un flebile clarinetto. Campane spettrali sembrano risuonare nella nebbia mentre Heyward, con voce lamentosa, intona: \u201c<em>Eccomi nell\u2019oceano: non sto salutando, affogo\u2026non c\u2019\u00e8 nessun domani<\/em>\u201d.<br \/> <em>Twilight Furniture<\/em> ruota intorno ad una figura melodica estremamente rarefatta &#8211; poche note di chitarra che si intrecciano al canto rassegnato di Hayward &#8211; ed \u00e8 sostenuta da uno splendido tappeto poliritmico, ipnotico e suggestivo nell\u2019evocare immagini di assoluta desolazione. Con in mente la lezione dei maestri Can e Amon Duul, il pezzo anticipa quanto fatto dai Liars trenta anni dopo.<br \/> Con <em>24 Track Loop<\/em> si entra nel territorio dell\u2019elettronica pura. Come suggerisce il titolo, la traccia \u00e8 ottenuta processando frammenti d\u2019improvvisazione ritmica &#8211; pattern di pochi secondi &#8211; con un mixer a 24 canali. Il sound non \u00e8 lontano da quella che sar\u00e0 la moderna Drum\u2019n\u2019Bass ed evidenzia un utilizzo delle tecniche di campionamento ed editing davvero avveniristico per l\u2019epoca.<br \/> In chiusura, la splendida <em>The Fall of Saigon<\/em> rivela il lato pi\u00f9 esplicitamente politico del gruppo, fra soluzioni percussive che rimandano al Gamelan e droni di chitarra Velvetiani. Nonostante la tenebrosa linea vocale, il testo rievoca con linguaggio estremamente ironico la disfatta americana in Vietnam. Heyward d\u00e0 voce ai pochi diplomatici rimasti a Saigon, asserragliati all\u2019interno dell\u2019ambasciata Statunitense mentre la citt\u00e0 viene invasa dalle truppe Nordvietnamite: \u201c<em>Ci siamo mangiati Soda, il gatto dell\u2019ambasciata\u2026alla moglie dell\u2019ambasciatore \u00e8 toccato il fegato\u2026ci siamo mangiati la Tv, la poltrona, il telefono, il cellophane\u2026Mio Dio, come abbiamo fatto ad arrivare cos\u00ec lontano per cadere cos\u00ec in basso?<\/em>\u201d (<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/hardocorepunk\/out-of-cold-storage-l%E2%80%99universo-sonoro-dei-this-heat.html\/2\"><strong>continua nella pagina successiva<\/strong><\/a>)<\/p>\n<p><!--nextpage--><br \/> \u201c<em>Ecco una canzone che parla del sole\u2026<\/em>\u201d recitano i primi versi di \u201c<strong>Health and Efficiency<\/strong>\u201d, maxi-singolo del <strong>1980<\/strong> che anticipa le evoluzioni sonore di \u201cDeceit\u201d. Secondo le parole degli stessi autori, una presa di posizione contro le pose decadenti tipiche del punk. Ma non solo: celebrando l\u2019energia e il movimento fisico i This Heat rendevano omaggio al tanto amato manifesto futurista, ribadendo la loro affinit\u00e0 con ogni forma d\u2019arte in opposizione.<br \/> La musica \u00e8 una sorta di gioioso raga, caratterizzato da una melodia ariosa come mai prima. Sembra di ascoltare i Neu! in giornata buona: Williams grattugia accordi metallici, Bullen fornisce i contrappunti melodici, Heyward percuote le pelli come se non ci fosse un domani, mentre le voci intonano una sinfonia mantrica \u2026questo almeno per i primi due minuti e mezzo (!), poi il gruppo si assesta su di uno stridente ostinato fra controtempi, campionamenti di bottiglie rotte e voci riverberate. Il lato B, <em>Graphic\/Varispeed<\/em>, \u00e8 una suite ambientale minimalista in linea con le sperimentazioni di Brian Eno. Come si evince dal titolo \u00e8 suonabile a qualunque velocit\u00e0 (questa versione \u00e8 a 45 giri).<br \/> Con \u201c<strong>Deceit<\/strong>\u201d, pubblicato nel <strong>1981<\/strong> dall\u2019autorevole indipendente Rough Trade, i This Heat compiono un ulteriore passo avanti nella definizione di un proprio approccio alla forma canzone. Per quanto la componente avantgarde rimanga prepotentemente in primo piano, gli undici episodi che compongono l\u2019opera sono frutto di un orientamento verso soluzioni pi\u00f9 musicali. La vena politica del gruppo, mai realmente sopita, raggiunge qui un\u2019intensit\u00e0 poetica pari solo a quella del Pop Group. Riflettendo le inquietudini collettive dovute al riaprirsi della guerra fredda e le tensioni sociali seguite all\u2019ascesa di Tatcher e Regan, l\u2019album dipinge un quadro spaventoso e desolante della realt\u00e0 contemporanea.<br \/> L\u2019incipit <em>Sleep<\/em> individua nel benessere e nel consumo il mezzo per sprofondare le menti nell\u2019apatia (\u201c<em>\u2026le offerte dei grandi magazzini sono un assaggio di paradiso\u2026una vita di agi, una vita racchiusa in una routine alimentare\u2026siamo ora immersi in un sonno profondo<\/em>\u201d). Sostenuto in gran parte dalle percussioni e dagli splendidi intrecci vocali, questo moderno canto Masai \u00e8 tra gli episodi pi\u00f9 emozionanti nella produzione dal terzetto.<br \/> Con le contorte figure ritmiche e i cambi di tempo di Paper Hats torniamo in territori pi\u00f9 affini ai King Crimson, mentre S.P.Q.R. prosegue sui binari sonori tracciati da \u201cHealth &amp; Efficiency\u201d: la cassa a scandire i quarti, una chitarra lancinante e un organo celestiale fanno da sfondo ad una interpretazione vocale d\u2019intensit\u00e0 Wagneriana.<br \/> <em>Cenotaph<\/em> mette in guardia contro l\u2019ipocrisia dei capi di stato occidentali (\u201c\u2026una guerra per porre fine a tutte le guerre e quella che verr\u00e0 dopo per tenere alta la bandiera della libert\u00e0\u201d), tra lugubri linee di basso e riverberi Dub.<br \/> La cadenzata <em>Makeshift Swahili<\/em> \u00e8 un\u2019aggressione sonora d\u2019incredibile intensit\u00e0, a venire in mente sono ancora una volta i King Crimson di \u201cRed\u201d. Heyward, che qui ruggisce come una bestia assetata di sangue, sembra individuare persino nel linguaggio uno strumento di oppressione.<br \/> <em>Indipendence<\/em> \u00e8 al contrario caratterizzata da atmosfere pacate e sonorit\u00e0 quasi Morriconiane. Il richiamo alla frontiera americana si contrappone ironicamente agli ideali di libert\u00e0 e uguaglianza menzionati nel testo &#8211; una recitazione della \u201cDichiarazione d\u2019Indipendenza\u201d &#8211; ed \u00e8 funzionale nel denunciarne il fallimento.<br \/> L\u2019inquietante filastrocca che apre <em>A New Kind Of Water<\/em> fa scorrere i brividi lungo la schiena ed introduce il pezzo pi\u00f9 disperatamente rassegnato dell\u2019intero album. Sorta di avant-folk dell\u2019era post-atomica, descrive un pianeta stremato dal selvaggio sfruttamento delle risorse naturali.<br \/> Quando nel <strong>1993<\/strong> viene pubblicato \u201c<strong>Repeat<\/strong>\u201d, l\u2019avventura This Heat si \u00e8 gi\u00e0 conclusa da tempo (il gruppo si era sciolto nel 1982). La title-track \u00e8 una versione alternativa di 24 track loop della durata di ben 20 minuti, mentre <em>Graphic\/Varispeed<\/em> viene questa volta mandata a 33 giri. L\u2019inedito del 1980 <em>Metal<\/em>, una sinfonia per scarti metallici percossi, prefigura l\u2019Industrial degli Einsturzende Neubauten.<br \/> Oltre agli album ufficiali il cofanetto raccoglie alcune testimonianze del devastante impatto che i This Heat avevano dal vivo. I due \u201clive in studio\u201d presso la BBC &#8211; rispettivamente dell\u2019Aprile e Novembre 1977 &#8211; nell\u2019ambito delle prestigiose \u201cPeel Sessions\u201d sono imprescindibili. La qualit\u00e0 sonora \u00e8 eccellente ed oltre ad energiche versioni di Horizontal Hold, Not Waving, The Fall Of Saigon e Makeshift Swahili si trovano ottimi inediti come la Kingcrimsoniana <em>Rimp Romp Ramp<\/em>. Il resoconto dei concerti europei del 1980\/81 \u00e8 invece penalizzato da una qualit\u00e0 audio non proprio eccezionale, ma offre comunque qualche episodio significativo.<br \/> <strong>Out of Cold Storage<\/strong> \u00e8 in definitiva un cofanetto sontuoso e ben curato, completo di booklet a colori. Nel corso di una lunga intervista rilasciata a Chris Cutler nel 2006, Heyward e Bullen &#8211; Williams \u00e8 scomparso nel 2001 &#8211; rievocano le origini del progetto e compiono un\u2019analisi dettagliata delle premesse dietro ogni singolo brano, fornendo una serie di interessanti aneddoti musicali. Il prodotto non pu\u00f2 propriamente definirsi economico ma per chi ama la musica \u201cdi confine\u201d, in particolare per quanti non sanno ancora di chi stiamo parlando, l\u2019acquisto \u00e8 caldamente consigliato. Se aveste difficolt\u00e0 a trovarlo, il benemerito play.com lo vende a 71,49 \u20ac <a href=\"http:\/\/www.play.com\/Music\/CD\/4-\/1060409\/Out-Of-Cold-Storage\/Product.html?cur=258\"><strong>da questa parte<\/strong><\/a>, comprensivo di spese di spedizione per tutta Europa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I This Heat Anticipano fenomeni come la new wave, l\u2019industrial, certi settori dell\u2019elettronica, il math-rock e il post-rock&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[33,94,34,20,19,7,120,519,119,170,41],"tags":[],"class_list":["post-3256","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-allaboutnoise","category-avant-garde","category-contemporary","category-elettronica","category-experimental","category-hardocorepunk","category-recensioni","category-reviews","category-special-rec","category-thisheat","category-wave"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3256","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3256"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3256\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3256"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3256"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3256"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}