{"id":32569,"date":"2014-04-12T12:28:52","date_gmt":"2014-04-12T10:28:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=32569"},"modified":"2022-11-22T19:33:15","modified_gmt":"2022-11-22T17:33:15","slug":"record-store-day-2014-vinile-questione-di-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/record-store-day-2014-vinile-questione-di-tempo.html","title":{"rendered":"Record Store Day 2014: Vinile, questione di tempo"},"content":{"rendered":"<p>Scrivo questo pezzo in \u201conore\u201d del <strong>Record Store Day<\/strong>, la giornata mondiale dei negozi di dischi indipendenti (piccola parentesi: molti negozi aborrono il RSD, ritenendolo una speculazione commerciale ormai quasi completamente in mano alle major; ma questa \u00e8 un&#8217;altra storia).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 specificamente, mi \u00e8 stato chiesto di raccontare del mio rapporto col vinile, feticcio cos\u00ec amato dagli Anta e cos\u00ec ignorato dalle nuove generazioni, le quali proprio non capiscono cosa caspita ci si possa trovare in quella specie di frisbee di petrolio. I giovani dicono: \u201c<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/record-store-day-2014-si-vive-anche-senza-vinile.html\"><em>voi amate il vinile perch\u00e9 date pi\u00f9 importanza all&#8217;esperienza dell&#8217;ascolto piuttosto che al contenitore musicale in s\u00e9 e per s\u00e9; siete degli audiofili, vi interessa pi\u00f9 la purezza del suono che la qualit\u00e0 delle canzoni<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p>\u00a0Taac, grosso e grasso errore. Non \u00e8 affatto cos\u00ec: molti appassionati dell&#8217;alt\u00e0 fedelt\u00e0 vi diranno che un <strong>Super Audio Cd<\/strong> ha una qualit\u00e0 di suono probabilmente migliore di un normale vinile da 130 grammi. Inoltre, per apprezzare veramente l&#8217;esperienza d&#8217;ascolto vinilica bisogna disporre di un impianto di riproduzione audio quasi professionale: per intenderci, un giradischi dai 600 \u20ac in su, un amplificatore animalesco, delle casse da almeno 1000 \u20ac. E chi se lo pu\u00f2 permettere? Per 39 anni ho posseduto giradischi economici e mezzi scassati, con bracci che erano pezzi di plastica e puntine che saltavano ad ogni battito d&#8217;ali di farfalla. Recentemente ho ricevuto per regalo il mio primo\u00a0 \u201cbuon\u201d giradischi, un <strong>Pro-Ject<\/strong> da qualche centinaia di euro. Eh s\u00ec, la differenza si sente, eh s\u00ec, sono contento come un bambino. Ma, ripeto, il punto non \u00e8 la qualit\u00e0 dell&#8217;ascolto.<\/p>\n<p>Il punto \u00e8: prendersi il giusto tempo per fare la cosa che pi\u00f9 si ama, che per quanto mi riguarda (e credo che riguardi molti di quelli che leggeranno questo intervento) \u00e8 ascoltare la musica. E qui parto con l&#8217;esperienza personale: ho iniziato ad ascoltare musica nel 1987 all&#8217;et\u00e0 di 12 anni, acquistando delle musicassette metal e hard rock di cui ancora serbo un dolce ricordo (ma forse \u00e8 meglio non specificare i titoli, eh eh eh). Poi sono arrivati i vinili; uno a settimana con la paghetta di mamm\u00e0, il sabato pomeriggio atteso come il contadino attende la pioggia, spesso un vinile con la copertina forata perch\u00e9 erano quelli in \u201cspecial offer\u201d. Verso i primi anni 90 l&#8217;avvento del cd (e del Grunge) fu lo Tsunami che sconvolse tutto, ma forse neanche pi\u00f9 di tanto: per quanto mi riguarda il passaggio fu abbastanza naturale ed indolore, e poi il cd, a parit\u00e0 di impianto (comunque di merda, non dimentichiamolo) aveva una qualit\u00e0 migliore del vinile. Con l&#8217;arrivo di Internet anche la mia generazione \u00e8 stata travolta dall&#8217;effetto Napster, ovvero del download selvaggio e compulsivo; l\u00ec si \u00e8 avuto il vero sconvolgimento. Improvvisamente, niente pi\u00f9 sbattimenti per accaparrarsi il 7\u201d andato esaurito di quel gruppo punk del Wisconsin di cui quel tuo amico saccente e sempre sul pezzo prima di te aveva descritto con toni entusiastici; improvvisamente tutto era alla portata di tutti. Tutto e subito, in quantit\u00e0 inaudita. In una giornata potevi tirarti gi\u00f9 l&#8217;intera discografia dei <strong>Black Sabbath<\/strong>, procurandoti un&#8217;erezione che durava fino al giorno dopo. Hard Disk esterni che in breve tempo se la giocavano con la collezione di 45 giri di <strong>John Peel<\/strong> (oh, John Peel, mica pizza e fichi).<\/p>\n<p>Frammentazione della Pop Culture, qualcuno defin\u00ec il processo in questi termini. Nulla di male, nulla di sbagliato. Si chiama progresso. Tutto sommato, si disse, una cos\u00ec illimitata accessibilit\u00e0 alle pi\u00f9 diverse forme artistiche dar\u00e0 sicuramente dei benefici a lungo termine agli artisti stessi.<\/p>\n<p>Come dicevo, anche io ero in piena febbre da download selvaggio. Chi cazzo se ne frega se non ho abbastanza soldi per comprarmi tutti i dischi che voglio, basta una connessione internet veloce ed un Pc e ve la faccio vedere io. Fanculo i <strong>Metallica<\/strong> e il copyright.<\/p>\n<p>Ma prima o poi l&#8217;abbuffata finisce. E dopo c&#8217;\u00e8 solo tristezza e, paradossalmente, un senso di vuoto che tutto ottunde. Dopo aver riempito diversi hard disk esterni, la domanda fu: ed ora quando me l&#8217;ascolto tutta questa musica? Perch\u00e9 comunque il processo di ascolto di un disco per me possedeva ancora tutta la sua pregnanza: ascolti attenti, approfonditi, centellinati nel tempo e nello spazio. Non sveltine sbadate mentre si scrive una tesina, si scopa o si lava la macchina davanti al cortile di casa.<\/p>\n<p>Quando li ascolter\u00f2?<\/p>\n<p>Cos\u00ec, ecco la decisione di fare un passo indietro, tornando al supporto fisico (preferibilmente vinile, ma non solo). Solamente in questo modo avrei potuto salvaguardare la mia passione: misi un tetto salariale ai miei acquisti mensili e ricominciai a comprare dischi e cd.<\/p>\n<p>\u00a0Ripresi il mio tempo; tempo per leggere le riviste musicali e le recensioni online, tempo per spulciare i cataloghi dei mailorder o i vinili nei negozi, tempo per decidere un acquisto, tempo per mettere su un disco, cambiare lato, pulirlo col panno antistatico se lo compravo usato ed era troppo impolverato. Tempo, insomma, per dare dignit\u00e0 all&#8217;esperienza di ascolto ed a un prodotto che, non dimentichiamolo, spesso costa fatica e soldi ad un certo tot di persone che si impegnano per crearlo. E voi giovincelli fanatici delle nuove tecnologie, non venitemi a dire che un morso di brani ascoltati in streaming sul pc mentre si commentano post su Facebook sia la stessa cosa. E le note di copertina? E i testi (quando ci sono)? Non venitemi a dire che ve li scaricate dal sito della band, non ci credo. E le COPERTINE? Non vi scaricate neanche quelle, lo so.<\/p>\n<p>Insomma, qui la questione centrale riguarda il tempo: il mio, il vostro e quello dei nostri musicisti preferiti. Io preferisco impiegarlo ascoltando la musica un lato alla volta ed entusiasmandomi per il vinile giallo degli <strong>Skiantos<\/strong> uscito su <strong>Spittle<\/strong> qualche anno fa.<\/p>\n<p>Il Rock con la erre maiuscola \u00e8 morto nei 90, come ben sintetizza <strong>Maurizio Blatto<\/strong> in un suo recente articolo: non esistono pi\u00f9 fenomeni musicali trasversali duraturi e in qualche modo \u201cmassificati\u201d, tutto \u00e8 parcellizzato, tutto \u00e8 di nicchia, tutto dura il tempo di una sigaretta. Beh, siamo proprio sicuri che questo non sia in qualche modo imputabile anche alla diffusione della musica \u201cliquida\u201d e alle diverse esperienze di ascolto che essa ha generato? Possiamo affermare con certezza che tutto questo non dipenda minimamente dall&#8217;investimento personale di ciascun fruitore in termini di tempo ed attenzione nell&#8217;ascolto? Meditiamo, gente, meditiamo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di ascolto di un disco possiede ancora tutta la sua pregnanza: ascolti attenti e approfonditi, non sveltine sbadate mentre si scopa o si lava la macchina davanti al cortile di casa. Questa \u00e8 la versione di Denis Prinzio del Record Store Day, o meglio, la sua versione di una relazione fisica dura a morire, quella con il &#8220;Vinile&#8221;<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[508,510,36,4317],"tags":[],"class_list":["post-32569","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-breakingnews","category-coverstory","category-news","category-vinile"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32569","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=32569"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/32569\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=32569"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=32569"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=32569"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}