{"id":34017,"date":"2014-07-12T07:00:26","date_gmt":"2014-07-12T05:00:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=34017"},"modified":"2022-01-20T20:44:28","modified_gmt":"2022-01-20T18:44:28","slug":"the-auteurs-now-im-a-cowboy-after-murder-park-how-i-learned-to-love-the-bootboys-le-ristampe","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/the-auteurs-now-im-a-cowboy-after-murder-park-how-i-learned-to-love-the-bootboys-le-ristampe.html","title":{"rendered":"The Auteurs \u2013 Now I&#8217;m A Cowboy + After Murder Park + How I Learned To Love The Bootboys: le ristampe"},"content":{"rendered":"<p>Non si esce vivi dagli anni &#8217;90. O forse s\u00ec.<strong> Luke Haines<\/strong>, deus ex machina dei britannici <strong>The Auteurs<\/strong>, outsider di lusso capitati per caso nel calderone puffettoso del Brit Pop dei Nineties, sicuramente ne \u00e8 uscito con classe, da buon figlio di puttana gonfio di ego e sarcasmo quale \u00e8 sempre stato. Il suo libro del 2009, \u201cBad Vibes: Britpop And My Part In Its Downfall\u201d, sorta di pamphlet carico di veleno per i protagonisti di quella (effimera?) scena, ce ne aveva fatto riscoprire il talento unpolitically correct e fuori dagli schemi.<br \/>\nGli Auteurs sono sempre stati un&#8217;anomalia; troppo arty per essere solo minimamente accostati ai bestseller <strong>Blur<\/strong> e <strong>Oasis<\/strong>, venivano in qualche modo affiancati all&#8217;ala pi\u00f9 glamour ed intellettualoide della scena, ossia <strong>Pulp<\/strong> e <strong>Suede<\/strong>.<br \/>\nQueste preziose e lussuosissime ristampe a cura della <strong>Cherry Red<\/strong> partono dal secondo disco del quartetto, <strong>Now I&#8217;m A Cowboy<\/strong>. L&#8217;esordio<strong> New Wave<\/strong> \u2013 ristampato ad inizio anno sempre dalla stessa label &#8211; li aveva fatti apprezzare dalla critica d&#8217;Albione e da una certa fetta di pubblico in vena di riscoperte nostalgiche dell&#8217;epoca Rock&#8217;n&#8217;Roll del Duca Bianco; cos\u00ec, nell&#8217;anno di grazia 1993, i nostri erano pronti a spiccare il grande salto ed a diventare, con le parole del loro leader, una \u201cProfessional Rock Band\u201d. Si chiusero in sala di registrazione col produttore Phil Vinall e dopo peripezie varie, compreso un remixaggio completo dell&#8217;intero album durato un mese lavorando 20 ore al giorno, il disco usc\u00ec l&#8217;anno successivo. Now I&#8217;m A Cowboy resta il disco di maggior successo dei nostri grazie al traino del singolo<em> Lenny Valentino<\/em>, tiro nirvaniano imbevuto di reminiscenze glam wave. Il suono dell&#8217;album \u00e8 al contempo asciutto e ricco di atmosfera, grazie all&#8217;onnipresente cello suonato da <strong>James Banbury<\/strong>. Chiari i riferimenti degli Auteurs: un&#8217;oscurit\u00e0 wave figlia delle ballate decadenti degli <strong>Only Ones<\/strong> di <strong>Peter Perrett<\/strong>, unita ad un approccio glam rock parecchio ambizioso come solo potevano essere i vari<strong> Bolan<\/strong> e il gi\u00e0 citato <strong>Bowie<\/strong>. La voce di Haines \u00e8 una sorta di crooning carico di malessere che si insinua tra le pieghe di chitarre a volte fragorose (siamo pur sempre nei &#8217;90) ma molto pi\u00f9 spesso delicate ed arpeggiate. I momenti migliori del disco si raggiungono con l&#8217;intensa <em>The Upper Classes<\/em>, Bowie e <strong>Reed<\/strong> amari e disillusi come non mai, con la ruffiana <em>New French Girlfriend<\/em>, con la melodia circolare ed ombrosa di <em>Underground Movies<\/em> e con il crescendo gonfio di grandeur glam di <em>Modern History<\/em>. Il loro pop decadente ed ambiguo \u00e8 infarcito di liriche dove vengono tratteggiate storie di (stra)ordinaria disperazione. Il disco originale \u00e8 impreziosito da un secondo cd ricco di b sides (tra cui spicca l&#8217;ottima <em>Car Crazy<\/em>, caracollante country folk song lunare e malinconica) e di estratti live e sessions per la BBC.<br \/>\nDue anni dopo, nel 1996, \u00e8 la volta di <strong>After Murder Park<\/strong>, terzo disco della band e probabilmente il loro acme creativo. Concepito da Haines durante un periodo di convalescenza forzato (si era rotto le anche in una rovinosa caduta da ubriaco alla fine di un tour europeo), il disco \u00e8 prodotto da<strong> Steve Albini<\/strong>, fortemente voluto dalla band. Registrato quasi in presa diretta sfruttando pochissime takes, After Murder Park trasuda rabbia e paranoia da (quasi) ogni nota; d&#8217;altronde siamo in piena epoca Grunge, anche se le coordinate sonore dei nostri non sono sicuramente quelle dell&#8217;Hard Rock dei Seventies, bens\u00ec vanno ricercate sempre in un Glam\/Art Rock malaticcio e crepuscolare reso ruvido dalla produzione al solito spigolosa di Albini. La band suona compatta come non mai ed \u00e8 chiara l&#8217;intenzione di prendere le distanze dal Brit Pop; nulla pu\u00f2 pi\u00f9 ricondurre gli Auteurs a quella scena. Forse solamente due brani, ovvero la title track e <em>Unsolved Child Murder<\/em> possiedono una certa aria British che francamente stona un po&#8217; col resto del programma, incentrato su potenti brani di guitar rock (<em>Light Aircraft On Fire<\/em>,<em> Everything You Say Will Destroy You<\/em>), malsane ballate cariche di mal di vivere (<em>Married To A Lazy Lover<\/em>, <em>Fear Of Flying<\/em>) e occasionali rimandi al Glam che fu (<em>New Brat<\/em> <em>In Town<\/em>). Ciliegina sulla torta del disco \u00e8 <em>Tombstone<\/em>, per chi scrive forse il miglior brano mai composto da Haines; attitudine R&#8217;N&#8217;R caracollante che si stempera in un ritornello dal gancio melodico irresistibile. Anche in questo caso, lussuosa expanded edition ricca di b-sides (tra cui spicca l&#8217;acustica <em>Car Crash<\/em>), unrealeased tracks e versioni alternative.<br \/>\nIl disco non vendette secondo le aspettative della Virgin, cos\u00ec il successivo<strong> How I Learned The Bootboys<\/strong> suon\u00f2 un po&#8217; come la prova da ultima spiaggia. Ad acuire il senso di crisi ci si misero pure le paturnie del buon Haines, il quale, forse desideroso di esplorare nuove strade e un po&#8217; stanco dei suoi vecchi sodali, fonda prima gli sperimentali<strong> Baader Meinhof<\/strong> e poi, in coppia con Ian Bickerton, i pi\u00f9 ambiziosi<strong> Black Box Recorder<\/strong>. In tutto questo Banbury ed il resto degli Auteurs (<strong>Alice Readman<\/strong> e <strong>Barney<\/strong> <strong>C Rockford<\/strong>) restano a guardare in attesa di nuovi sviluppi. Il quarto album della band vede la luce alla fine del 1999; \u00e8 il lavoro meno riuscito della band a causa della sua disomogeneit\u00e0, tra brani che Haines non sa se destinare al vecchio gruppo o al nuovo progetto (<em>The Rubettes<\/em>), esperimenti di Dance infarcita di synth (la title track), esplosioni rabbiose quanto estemporanee di punk andato a male (<em>Your Gang, Our Gang<\/em>) e tentativi in extremis di piazzare l&#8217;hit single esplicitamente richiesto dalla label (la buona <em>Some Changes<\/em>). La perla gli Auteurs la piazzano proprio alla fine con <em>Future Generation<\/em>, glam space rock (ancora) futuribile che chiude il discorso con i lapidari versi \u201cThis is a song for the future generation\/this music could destroy a generation\u201d. La cosa bizzarra dell&#8217;ultimo periodo degli Auteurs sta nella scelta delle canzoni da includere nell&#8217;album; resta un mistero come si sia potuto lasciare fuori una struggente e sofferta &#8211; E molto <strong>Sparklehorse<\/strong> oriented &#8211; <em>Get Wrecked At Home<\/em> in favore delle scialbe <em>Asti<\/em>\u00a0<em>Spumante<\/em> e <em>Sick Of Hari Krisna<\/em>. Ma forse il mistero \u00e8 facilmente svelabile e spiegabile dal crescente senso di confusione ed incertezza per il futuro che aveva investito la band a quel punto della loro carriera. Il secondo cd raccoglie un&#8217;intera esibizione live \u2013 la loro ultima \u2013 al LSE nel Novembre del 1999. Da l\u00ec a poco gli Auteurs sarebbero stati storia. Haines continu\u00f2 ancora un po&#8217; con i Black Box Recorder per poi intraprendere la carriera solista.<br \/>\nQueste preziose ristampe permettono di riscoprire una band che molto probabilmente meritava un pochino di pi\u00f9 di quello che ha effettivamente avuto. Quattro dischi sono comunque un buon lascito per una band che negli anni (effimeri?) del Brit Pop si \u00e8 potuta confrontare e proporsi come un valido e caparbio outsider \u00a0ai giganti inglesi dell&#8217;epoca.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Cherry Red prosegue nella ristampa del catalogo dei The Auteurs, tre dischi originali in edizione espansa, occasione per approfondire la storia di questi outsider di lusso nel panorama della musica britannica dei &#8217;90<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[3747,510,519],"tags":[1258],"class_list":["post-34017","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cherry-red-records","category-coverstory","category-reviews","tag-cherry-red"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34017","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34017"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34017\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34017"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34017"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34017"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}