{"id":34529,"date":"2014-09-01T07:00:27","date_gmt":"2014-09-01T05:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=34529"},"modified":"2020-02-04T16:30:10","modified_gmt":"2020-02-04T14:30:10","slug":"bear-in-heaven-time-is-over-one-day-old-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/bear-in-heaven-time-is-over-one-day-old-la-recensione.html","title":{"rendered":"Bear in heaven &#8211; Time is over one day old: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>Al quarto album, i <strong>Bear in Heaven<\/strong> di\u00a0Jon Philpot recuperano le migliori intuizioni di\u00a0<em>Beast Rest Forth Mouth<\/em>, il loro secondo lavoro pubblicato nel 2009 e le filtrano con la trasformazione pop e concisa di <em>I Love You, It&#8217;s Cool<\/em>, forse la loro uscita pi\u00f9 discutibile e che rischiava di confinare le potenti derive Kraut in una formula convenzionale, riducendo la forza tribale del loro sound. L&#8217;acquisizione\u00a0di Jason Nazary, il nuovo batterista del collettivo di Brooklyn, sposta nuovamente la percezione dando un senso a <em>i love you, it&#8217;s cool<\/em> come episodio di transizione e contaminando quell&#8217;assetto dancefloor con le stratificazioni a cui i Bear in Heaven ci avevano abituato. Il motorik di Nazary ha la forza viscerale di un suono live, e oltre ad innestarsi perfettamente con il basso di\u00a0Adam Wills in un incidere ossessivo che non da tregua, diventa un ancora perfetta per il tagliente buzz chitarristico di Philpot; ballabile ed evocativo, <strong>Time is over one day old<\/strong> sembra aver trovato un equilibrio convincente tra la forma espansa dei primi lavori e la necessit\u00e0 di parlare una lingua pi\u00f9 urgente e accessibile. Uno spirito propulsivo che si verifica nelle prime tre tracce dell&#8217;album, perch\u00e8 se<em> Autumn<\/em>, <em>Time Between<\/em>, <em>if i were to lie<\/em> sono ficcanti\u00a0mostri sonori a met\u00e0 tra potenza innodica, proto disco music e i Material pi\u00f9 concisi, la tessitura si complica con l&#8217;espansione eterea di <em>They Dream<\/em>, dove i\u00a0synth \u00a0si spalancano sull&#8217;infinito, la voce di Philpot \u00a0li segue fino a liberarsi in un canto distante nella seconda parte, mentre nella prima met\u00e0 il drumming di Nazary procede ossessivo; \u00e8 un recupero delle suggestioni <em>Kosmische<\/em> che si ripete nelle scelte shoegaze di <em>The Sun and The Moon and The Stars<\/em> per poi interrompersi nella sorprendente <em>Memory Heart<\/em>, uno degli episodi pi\u00f9 interessanti\u00a0di tutto l&#8217;album che sintetizza il sound ritualistico dei primi Can in una dimensione ultrapop, evidenziando il duello tra chitarra e drumming. Tra l&#8217;inafferrabilit\u00e0 dei primi lavori e la riduzione generica di quelle intuizioni, i Bear in heaven hanno trovato una terra di mezzo che consente loro di catturare la potente sensualit\u00e0 del loro suono, sospendendolo tra potenza live e costruzione del brano; tra atmosfera e sostanza <em>Time is over one day<\/em> \u00e8 un lavoro dal grande spessore sensoriale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"\/\/www.youtube.com\/embed\/yB9RdgVnXWc\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quarto lavoro per i Bear in Heaven, dopo il rischio di perdere la loro complessit\u00e0 visionaria con il discutibile &#8220;I Love You, It&#8217;s Cool&#8221;, il nuovo album recupera la potenza del passato in un nuovo, riuscitissimo,  ibrido tra urgenza dancefloor ed espansioni &#8220;Kosmiche&#8221; <\/p>\n","protected":false},"author":70,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,519],"tags":[],"class_list":["post-34529","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34529","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/70"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34529"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34529\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34529"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34529"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34529"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}