{"id":34583,"date":"2014-09-12T07:00:01","date_gmt":"2014-09-12T05:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=34583"},"modified":"2014-09-14T21:41:30","modified_gmt":"2014-09-14T19:41:30","slug":"strand-of-oaks-heal-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/strand-of-oaks-heal-la-recensione.html","title":{"rendered":"Strand Of Oaks &#8211; Heal: la recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Timothy Showalter<\/strong> \u00e8 il tuo compagno di classe delle medie un po&#8217; strano. Quello che i tuoi compagni fighi pigliavano per il culo per quell&#8217;aria freak e trasandata, probabilmente anche perch\u00e8 si vestiva in modo opinabile. Quello che se ne stava sempre in disparte, che non sapevi mai se rivolgergli la parola perch\u00e8 la risposta (se c&#8217;era) ti avrebbe sicuramente spiazzato.<br \/>\nPoi dopo un tot di anni scopri che suona, che scrive canzoni \u00a0sotto il moniker<strong> Strand Of Oaks<\/strong>. Pubblica dischi, addirittura. Dapprima in quello stile Indie Folk parecchio intimista che aveva fatto il boom anni fa (<strong>Bon Iver, Iron And Wine, Band Of Horses<\/strong>); poi arriva questo <strong>Heal<\/strong>, sorta di autoterapia sul difficile periodo della sua adolescenza alienata ed alienante, tra litigi con i (pochi) amici, rapporti complicati con l&#8217;altro sesso, droga, alcool e famiglie un po&#8217; alla cazzo.<br \/>\nHeal \u00e8 un disco sconclusionato, apparentemente senza capo n\u00e9 coda, per\u00f2 dotato di un suo fascino: quello della confessione vomitata senza se e senza ma, utilizzando differenti codici musicali, presumibilmente tutti quelli ascoltati durante il periodo in questione. C&#8217;\u00e8 quindi il fragore dei chitarroni alla <strong>Dinosaur Jr<\/strong> ( ospite alla chitarra c&#8217;\u00e8 appunto <strong>J Mascis<\/strong>) nell&#8217;iniziale <em>Goshen &#8217;97<\/em>, carica di odio adolescenziale chiss\u00e0 da quanto trattenuto e per\u00f2 melodica e graffiante come una perfetta guitar band anni 90. Chitarroni ancora presenti in <em>JM<\/em>, dedicata a<strong> Jason Molina<\/strong>, forse il miglior brano del lotto, tra boati chitarristici e saliscendi carichi di pathos, loudness e senza fine, proprio come un ibrido tra Molina e J Mascis, in cui Showalter sembra voler catalizzare tutto il disagio e la malinconia provati in quegli anni. Poi ci sono i pezzi dove il synth la fa da padrone, e dove purtroppo bisogna registrare una certa carenza a livello di arrangiamento e di idee melodiche; fa eccezione la conclusiva <em>Wait For Love<\/em>, ma la title track e <em>Same Emotions<\/em>, posizionate quasi ad inizio scaletta, non avevano lasciato particolari impressioni positive. Cos\u00ec come non ne lascia l&#8217;Indie Pop ruffiano con i coretti alla <strong>Arcade Fire<\/strong> di <em>Woke Up To The Light<\/em>. Quando Strand Of Oaks lavora per sottrazione, come in <em>Shut In<\/em> (semplice ma dotata di un&#8217;epica americaneggiante il giusto) e <em>Plymouth<\/em>, riesce ancora a regalare emozioni.<\/p>\n<p>Heal \u00e8 un disco esagerato, strabordante, a tratti zoppicante, alcune volte esaltante, per\u00f2 sempre disperatamente sincero. Date una chance al vostro vecchio compagno di classe.<\/p>\n<p><iframe style=\"border: 0; width: 100%; height: 120px;\" src=\"http:\/\/bandcamp.com\/EmbeddedPlayer\/track=4289527028\/size=large\/bgcol=ffffff\/linkcol=0687f5\/tracklist=false\/artwork=small\/transparent=true\/\" seamless><a href=\"http:\/\/strandofoaks.bandcamp.com\/track\/shut-in\">Shut In by Strand of Oaks<\/a><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Heal \u00e8 un disco sconclusionato, apparentemente senza capo n\u00e9 coda, per\u00f2 dotato di un suo fascino: quello della confessione vomitata senza se e senza ma. Heal \u00e8 il nuovo album di Timothy Showalter aka Strand Of Oaks<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,519],"tags":[],"class_list":["post-34583","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34583","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=34583"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/34583\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=34583"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=34583"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=34583"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}