{"id":38012,"date":"2015-04-13T09:46:01","date_gmt":"2015-04-13T07:46:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=38012"},"modified":"2015-04-15T15:14:50","modified_gmt":"2015-04-15T13:14:50","slug":"lampi-per-macachi-il-tributo-di-giovanni-succi-a-paolo-conte-la-recensione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/lampi-per-macachi-il-tributo-di-giovanni-succi-a-paolo-conte-la-recensione.html","title":{"rendered":"Lampi per Macachi, il tributo di Giovanni Succi a Paolo Conte: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>La cifra espressiva di questo <strong>Lampi per Macachi,<\/strong> il tributo di <strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/metal\/bachi-da-pietra-una-conversazione-con-giovanni-succi-la-foto-intervista-sala-vanni-firenze-21022013.html\">Giovanni Succi<\/a><\/strong> al maestro <strong>Paolo Conte<\/strong>, pu\u00f2 essere facilmente compresa immaginando l&#8217;opera come un dialogo itinerante fra due gentiluomini piemontesi, una passeggiata che &#8211; ci piace pensare &#8211; ripercorre la statale 456 tra Asti e Nizza Monferrato. Se anche solo una volta ci si \u00e8 trovati a calpestare quelle terre, ad annusare il profumo di quei vigneti, ad assaggiare il sapore di quei vini, il mix di eleganza ed imperturbabilit\u00e0 che contraddistingue tanto lo stile di <strong>Conte<\/strong> quanto quello di <strong>Succi<\/strong> risulter\u00e0 un elemento familiare, nonch\u00e9 la naturale conseguenza di determinati influssi territoriali.<\/p>\n<p>Se si accetta dunque che le radici rivestano un ruolo fondamentale nel processo di creazione artistica, l&#8217;ipotesi di un <strong>Succi <\/strong>sempre pi\u00f9 granitico che omaggia l&#8217;istrionico <strong>Conte<\/strong> non sembrer\u00e0 pi\u00f9 cos\u00ec incongruente. Sar\u00e0 sufficiente sostituire la chitarra al pianoforte e tagliar fuori il jazz per ottenere una raccolta di canzoni del tutto credibile e &#8211; quel che pi\u00f9 conta &#8211; assolutamente personale. \u00c8 pur vero che <strong>Succi <\/strong>smorza in parte l&#8217;estro Contiano, incanalando le melodie verso tonalit\u00e0 pi\u00f9 scure e rallentando le cadenze, ma non per questo si discosta in maniera eccessiva o irrispettosa dall&#8217;opera dell&#8217;avvocato piemontese. O, perlomeno,\u00a0questa \u00e8 l&#8217;impressione che suscita l&#8217;ascolto della prima parte del disco.<\/p>\n<p>Il lato A di <strong>Lampi per Macachi<\/strong> &#8211; quello che si concentra sulla reinterpretazione dei brani pi\u00f9 &#8220;morbidi&#8221;- scorre infatti senza traumi eccessivi, alternando trip hop amniotico (<em>Gelato al Limon, La Fisarmonica di Stradella<\/em>) a ballate elettro-acustiche (<em>Uomo Camion, Come Mi Vuoi<\/em>). Ma, a cominciare dalla sua versione di <em>Diavolo Rosso<\/em>, <strong>Succi<\/strong> lascia deflagrare l&#8217;hard rock luciferino e catacombale che gli scorre nelle vene, ribaltando la situazione con un&#8217;attitudine al limite dell&#8217;eresia. Il ritmo indiavolato che contraddistingue il brano originale cede il passo ad un ossessivo fraseggio blues che ricorda da vicino <em>Dragamine<\/em> (da <strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/folk\/bachi-da-pietra-quarzo-santeriawallace-2010.html\">Quarzo<\/a><\/strong>), permettendo al nostro di tornare a muoversi in territori familiari, non distanti da quelli bazzicati con <strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/video\/bruno-dorella-silent-movie-la-video-intervista-su-indie-eye-it-immaginary-soundtracks-2.html\">Bruno Dorella<\/a><\/strong> nei <strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/metal\/bachi-da-pietra-quintale-la-tempesta-2013.html\">Bachi da Pietra<\/a><\/strong>: \u00e8 a partire da questo momento che la personalit\u00e0 dell&#8217;interprete riesce ad imporsi su quella dell&#8217;autore, fin quasi ad oscurarlo.<\/p>\n<p><em>L&#8217;incantatrice<\/em> assume cos\u00ec i contorni di un noir\/western narcolettico, laddove <em>Bartali<\/em> restituisce al pianoforte &#8211; unico caso in tutto il disco &#8211; il ruolo di strumento principe; ma, pi\u00f9 che allo swing Contiano, le note riverberate di <strong>Succi<\/strong> rimandano alla <em>musica per aeroporti<\/em> di <strong>Eno<\/strong>. In <em>Questa Sporca Vita<\/em> emerge un piglio da balera sguaiato e scomposto che chiama in causa <strong>Tom Waits<\/strong>, altra dichiarata influenza del musicista nicese, mentre su <em>Via Con Me &#8211;<\/em> brano a cui \u00e8 affidata la lapidaria chiusura dell&#8217;album &#8211; <strong>Succi<\/strong> raggiunge apparentemente l&#8217;apice della h\u00fdbris<em>:<\/em> brutalizzando il classico di <strong>Conte<\/strong> per eccellenza, fino a ridurlo ad una scheggia noise che non raggiunge il\u00a0minuto di durata, il nostro sembra quasi mancare di rispetto\u00a0all&#8217;autore astigiano. A ben guardare, tuttavia, ci pare pi\u00f9 plausibile che <strong>Succi<\/strong> abbia voluto sbeffeggiare\u00a0l&#8217;immagine &#8220;da cartolina&#8221; di <strong>Conte<\/strong>, quella giunta al grande pubblico attraverso caroselli e spot pubblicitari. Un gesto che, in definitiva, possiamo considerare come il pi\u00f9 grande atto di devozione possibile. Chapeu.<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/jtZXzabjEZo\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il primo disco solista di Giovanni Succi &#8211; gi\u00e0 apprezzato autore nei Bachi da Pietra &#8211; \u00e8 un tributo a Paolo Conte, un omaggio all&#8217;autore piemontese che oscilla fra rispetto della tradizione e devota eresia.<\/p>\n","protected":false},"author":18,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,519],"tags":[],"class_list":["post-38012","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38012","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/18"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=38012"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/38012\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=38012"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=38012"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=38012"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}