{"id":42250,"date":"2016-01-18T04:06:26","date_gmt":"2016-01-18T02:06:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=42250"},"modified":"2022-08-13T00:27:34","modified_gmt":"2022-08-12T22:27:34","slug":"david-bowie-blackstar-oh-se-potessi-rinascere-unaltra-volta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/special-rec\/david-bowie\/david-bowie-blackstar-oh-se-potessi-rinascere-unaltra-volta.html","title":{"rendered":"David Bowie &#8211; Blackstar: Oh, se potessi rinascere un&#8217;altra volta!"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Information is a semantic chameleon<\/em>\u201d (Rene Thom)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8220;Son le cose<\/em><br><em>che pensano ed hanno di te<\/em><br><em>sentimento. esse t&#8217;amano e non io&#8221;&nbsp;<\/em>(Battisti-Panella)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a  href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/pioneer-plaque-placca-pioneer-bowie-blackstar.jpg\" data-rel=\"lightbox-gallery-0\" data-rl_title=\"\" data-rl_caption=\"\" title=\"\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/pioneer-plaque-placca-pioneer-bowie-blackstar.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-42330\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell&#8217;ottobre del 2013 <strong><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/david-bowie.html\">David Bowie<\/a><\/strong> realizza personalmente il video per il remix di <strong>Love is lost<\/strong> firmato da <strong>James Murphy<\/strong>. La clip viene annunciata online alla fine dello stesso mese <a href=\"http:\/\/www.davidbowie.com\/news\/watch-bowie-s-1299-love-lost-video-here-now-52201\">con una news pubblicata su davidbowie.com<\/a> subito dopo la premiere al Barclaycard Mercury Prize. Il comunicato, oltre a giustificare il lancio anticipato per il contenuto &#8220;gotico&#8221; del tutto pertinente con la notte di Halloween, descrive brevemente i dettagli di lavorazione. Assistito dalla fedele <strong>Coco Schwab<\/strong> per la continuity e dall&#8217;occhio attento di <strong>Jimmy King<\/strong>, Bowie filma e post produce per l&#8217;intero week end utilizzando una parte del suo ufficio di Manhattan e due pupazzi di grande formato. Il primo burattino costruito sulla base del personaggio che aveva accompagnato&nbsp;tutta la promozione di Scary Monsters, incluso il video di <strong>Ashes to Ashes<\/strong>, il secondo modellato sull&#8217;aspetto del <strong>Thin White Duke<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il costo dichiarato \u00e8 di 12.99 dollari, quello della chiavetta usb utilizzata per memorizzare il lavoro, ma se la news si riferisce ai due pupazzi come parte dell&#8217;archivio di Bowie, questi in realt\u00e0 provengono dagli oggetti di scena creati dal <strong>Jim Henson&#8217;s Creature Shop<\/strong> di Los Angeles per il video di <strong>The Pretty Things Are Going to Hell<\/strong> diretto da <strong>Dom &amp; Nic<\/strong> e filmato nel settembre del 1999. I pupazzi sono in tutto quattro e nello storyboard originale inseguono e maltrattano Bowie con l&#8217;intenzione di ucciderlo, animati da alcuni dei burattinai pi\u00f9 quotati tra quelli che avevano&nbsp;collaborato con la factory di Henson; tra questi anche <strong>Rick Lyon<\/strong>, che si occupa del <a href=\"http:\/\/www.lyonpuppets.com\/ziggy.html\">burattino Ziggy<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il video non verr\u00e0 mai diffuso e sar\u00e0 proprio Bowie ad annunciarlo nell&#8217;ottobre del 2000 con una <a href=\"http:\/\/www.teenagewildlife.com\/Appearances\/Online\/2000\/1031\/transcript.html\">live chat<\/a> dove racconter\u00e0 divergenze di intenti e aspettative rispetto all&#8217;idea che i due registi&nbsp;si erano&nbsp;fatti. A frenarli&nbsp;il fatto che i simulacri bowiani fossero troppo aderenti all&#8217;essenza del burattino, soprattutto in relazione&nbsp;all&#8217;oscurit\u00e0&nbsp;esteuropea che avrebbero voluto raggiungere. Bowie al contrario definisce il video come assolutamente comico e a conferma delle sue intenzioni parodiche ci sono una serie di fonti, tra cui alcune news pubblicate da <strong>Jam<\/strong> durante la lavorazione e che annunciano il coinvolgimento di <a href=\"http:\/\/jam.canoe.com\/Music\/Artists\/B\/Bowie_David\/2004\/12\/02\/pf-757012.html\">Chad Richardson<\/a>, musicista e attore canadese in scena a Broadway proprio in quei giorni, per una versione del musical &#8220;Rent&#8221;. &nbsp;A Richardson viene affidata la parte di un alter ego giovane dell&#8217;artista britannico&nbsp;per un gioco di specchi che sulla carta ricorda quello di altre myse en abyme, dei&nbsp;quadri che ne incorniciano altri, degli&nbsp;snodi tra mondi paralleli, &nbsp;delle disseminazioni&nbsp;narrative, iconiche e mediali che attraversano tutta la&nbsp;carriera di Bowie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come in altri esperimenti incompleti tra quelli ideati dall&#8217;artista inglese, il video quasi &#8220;mai visto&#8221; di <strong>The Pretty Things are going to Hell<\/strong> diventa una &#8220;smagliatura nel sistema&#8221;, la replica come tema riconoscibile nelle strategie creative bowiane&nbsp;ma che allo stesso tempo, oltre al meccanismo metatestuale, mostra una serie di ferite, segni&nbsp;che sfuggono ad una lavorazione&nbsp;interrotta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La versione attualmente <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=YM-7Di8LuU0\">disponibile su youtube<\/a> oltre a non essere autorizzata, ha tutte le caratteristiche della copia&nbsp;di lavorazione &#8220;trapelata&#8221;&nbsp;da qualche torrent e modificata successivamente da alcuni fan attraverso&nbsp;una serie di inserti, un distacco dall&#8217;oggetto&nbsp;che si \u00e8 verificato molte volte, sia nel dialogo tra Bowie e&nbsp;la sua fanbase, sia nell&#8217;ambito di&nbsp;progetti combinatori e generativi&nbsp;come&nbsp;<strong>Outside<\/strong>, dove impostura&nbsp;e flagranza documentale si intrecciano, basta pensare al clima creativo in cui vengono sviluppati i diari di <strong>Nathan Adler<\/strong> tra l&#8217;esperienza fatta per <strong>Q Magazine<\/strong> e quella per <strong>Modern Painters<\/strong> dove Bowie svolge un compito puntuale come critico d&#8217;arte e il cui punto di arrivo sar\u00e0 un distacco ulteriore da quello&nbsp;stesso contesto&nbsp;attraverso la&nbsp;creazione di <strong>Nat Tate<\/strong>, espressionista astratto statunitense mai esistito, attivo dal 1952 fino al 1960 e inventato&nbsp;insieme allo scrittore <strong>William Boyd<\/strong> con <a href=\"http:\/\/www.amazon.co.uk\/Nat-Tate-American-Artist-1928-1960\/dp\/1408814463\">una monografia di supporto<\/a> pubblicata nel 1998.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A desiderare che il video di <strong>The Pretty Things are going to Hell<\/strong> diventi visibile anche attraverso una diffusione non autorizzata \u00e8 lo stesso Bowie, a dimostrazione di&nbsp;un gioco sospeso tra cancellazione e centralit\u00e0 autoriale, verit\u00e0 e falsificazione che trova un punto d&#8217;incontro nella commedia; quando infatti spiegher\u00e0 in un&#8217;intervista per <strong>Spin<\/strong> il senso del brano, parler\u00e0 di&nbsp;stand-up comedy come forma possibile per raccontare lo stato dell&#8217;arte del rock: un burlesque decrepito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel video incompleto mancano i pupazzi che cercano di uccidere Bowie e di cui circolano alcune immagini, mentre rimane al centro la&nbsp;performance filmata sul&nbsp;palco&nbsp;del <strong>Kit Kat Club<\/strong> di New York, dove l&#8217;artista inglese&nbsp;verga e cancella alcuni disegni sulla superficie di un grande blocco per schizzi, gesto che abbiamo visto molte volte nella storia artistica di Bowie e che torna nelle immagini di <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/david-bowie-lazarus-il-videoclip.html\">Lazarus<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell&#8217;articolazione tra visibile e invisibile, impostura e vita, creazione e distruzione che nelle metamorfosi bowiane ha aperto la porta ai suoi detrattori nell&#8217;individuazione del plagio come prassi sistematica, \u00e8 al contrario un formidabile percorso di apprendimento della coscienza che alla presunzione di una sincerit\u00e0 da esporre in pieno sole, sostituisce un processo creativo complesso che alterna aderenza e improvvisa distanza, rivelazione e occultamento, fuori da ogni logica binaria che indirizzi la direzione&nbsp;dell&#8217;attraversamento, lasciandoci lo spazio necessario per attivare il pensiero e ricostruire il nostro mondo; identitario, politico, percettivo e probabilmente anche iniziatico se lo intendiamo in quella relazione ciclica tra segreto e rivelazione che da vita al racconto e poi lo apre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una dimensione archetipica che non riusciamo pi\u00f9 ad attivare nell&#8217;ipervisibilit\u00e0 sempre connessa della sorveglianza sociale, la cui pressione morbosa, costante, auditiva, visiva e anche tattile non ci consente di staccare il corpo&nbsp;dai dispositivi che ci moltiplicano, chiusi nelle nostre narrazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il percorso di Bowie \u00e8, sin dall&#8217;inizio, anche un&#8217;educazione alla presenza della morte come soglia&nbsp;da cui far scaturire la vita. \u00c8 il dipanarsi di&nbsp;un processo di creazione del senso che include la sua improvvisa dispersione nel proliferare di creature fatte a pezzi, ma anche fatte di pezzi, il cui&nbsp;collegamento non si manifesta attraverso il vincolo con&nbsp;una presenza unitaria, perch\u00e9 la rete di rimandi accade attraverso molteplici dimensioni; lo dimostrano non solo le strategie&nbsp;transmediali di cui Bowie si \u00e8 servito, spesso all&#8217;interno di un unico manufatto, a sua volta costituito da fammenti&nbsp;complessi tra segno, suono, immagine, cgi, pittura, grafica, lettering, sperimentazione digitale, ma anche i simulacri stessi&nbsp;dell&#8217;apparato enunciativo, un metalinguaggio che attraversa pi\u00f9 storie della rappresentazione. &nbsp;La scrittura automatica e il cut-up burroughsiano, la sintesi dell&#8217;immaginario&nbsp;fine ottocento nel pittore di <strong>Look Back in Anger<\/strong> gi\u00e0 proiettata verso la videopittura di <strong>Nam June Paik<\/strong>, con il quale nel 1988 replicher\u00e0 una versione poco vista del brano contenuto in <strong>Lodger<\/strong> per l&#8217;esperimento di televisione live &nbsp;&#8220;<strong><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gktRugeGRxU\">Wrap Around the World<\/a><\/strong>&#8220;, tra performance e dislocazioni corpo\/immagine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un&#8217;attitudine che Bowie insieme a <strong>David Mallet<\/strong> aveva gi\u00e0 sperimentato nelle performance condivise con <strong>Klaus Nomi<\/strong> per il <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5yrXg3zTseY\">SNL del dicembre 1979<\/a>, dove i costumi vengono ideati reinventando il design di <strong>Tristan Tzara<\/strong> e calati in uno spazio tra presenza e assenza, sfruttando la tecnologia televisiva di quegli anni e\u00a0anticipando lo sviluppo dei set virtuali in una forma creativa. \u00c8 proprio in queste performance che il corpo-marionetta che incorpora e allo stesso tempo separa l&#8217;immagine televisiva di Bowie-live, entrambe ricombinate nella cornice immateriale dei chroma key,\u00a0connette passato e futuro in un&#8217;esperienza nomadica, la stessa che gli consentir\u00e0 di immaginarsi\u00a0il Pierrot-Pinocchio di <strong>Ashes To Ashes<\/strong> desunto da una complessa stratificazione di riferimenti e trasferimenti culturali,\u00a0nello spazio possibile disegnato dai dispositivi della Quantel, prima del lancio ufficiale del <strong>Paintbox<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>Paintbox<\/strong> viene lanciato ufficialmente dalla&nbsp;britannica <strong>Quantel<\/strong> nel 1981 rivoluzionando l&#8217;applicazione della computer grafica in ambito televisivo. Nell&#8217;utilizzo sistematico che ne faranno&nbsp;BBC e la televisione britannica prima di chiunque altro, per la produzione di bumpers e videoclip, <strong>Ashes to Ashes<\/strong> occupa una posizione pionieristica tracciando&nbsp;una linea diretta verso gli esperimenti di videopittura che &#8220;<strong>Painting&nbsp;with&nbsp;light<\/strong>&#8220;, la serie televisiva prodotta dalla <strong>Griffin Productions<\/strong> e trasmessa da BBC 2&nbsp;nel 1986, affider\u00e0 agli artisti&nbsp;<strong>Richard Hamilton<\/strong>, <strong>Howard Hodgkin<\/strong>, <strong>Larry Rivers<\/strong>, <strong>Sidney Nolan<\/strong>, <strong>Jennifer Bartlett<\/strong> e&nbsp;<strong>David Hockney<\/strong>. Il Paintbox si presenta&nbsp;come workstation completa, che integra un tablet touchpen per agire su segni e colori. Le capacit\u00e0 metamorfiche del sistema oltre a consentire la combinazione di sorgenti grafiche eterogenee adatte ad interagire con la tecnica del bluescreen, permettono di cambiare i colori illimitatamente basandosi sui principi luminosi e puntando alla&nbsp;saturazione del colore per oscurare l&#8217;immagine pi\u00f9 che per esaltarne la brillantezza. Il Paintbox consente in quegli anni di intervenire &#8220;al volo&#8221; sulle immagini, anticipando la prassi del disegno su tablet e consentendo la gestione di una maggiore o minore opacit\u00e0 dell&#8217;immagine in relazione alla pressione della penna.&nbsp;La cornice tecnologica \u00e8 ovviamente diversa dalle possibilit\u00e0 attuali, ma&nbsp;interpreta gi\u00e0 l&#8217;evoluzione dell&#8217;immagine digitale in termini performativi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti questi aspetti sono chiarissimi\u00a0nel video ideato da Bowie-Mallet sei anni prima di &#8220;Painting with light&#8221; e concorrono a creare quel surrealismo pop che dominer\u00e0 nei video musicali degli anni successivi prima che questi sostituiscano\u00a0la giustapposizione di immagini <em>illogiche<\/em> con una tendenza pi\u00f9 marcatamente narrativa. Proprio in questi termini il video di <strong>Ashes to Ashes<\/strong>\u00a0rigetta l&#8217;uso mainstream della trasparenza televisiva servendosi di contrasti stridenti, effetti di video pittura consentiti dalla tecnologia del tempo, movimento e astrazione pensando pi\u00f9 al cinema di <strong>Norman McLaren<\/strong> e <strong>Len Lye<\/strong> che non ai promo video del decennio precedente. In questa cornice semantica, Bowie si colloca al confine tra l&#8217;illeggibilit\u00e0 del segno, autobiografia e autoreferenzialit\u00e0 dell&#8217;universo finzionale, quello dei personaggi dismessi di volta in volta e in questo video sacrificati sulla pira funeraria; la sua presenza come narratore mette in comunicazione vita reale e finzione romanzesca avvicinandosi a quelle figure di mediazione del romanzo postmoderno di cui parla <strong>Paola Splendore<\/strong> ne &#8220;<em>Il ritorno del narratore<\/em>&#8220;, figure volte ad inseguire un modello mitopoietico come se fosse la costruzione progressiva della propria biografia e non il contrario.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma il multiverso&nbsp;Bowiano che entra ed esce dal proprio per crearne altri&nbsp;sfugge ad una &#8220;self-recorded fiction&#8221; basata sui processi di destrutturazione, come nell&#8217;Autobiography di <strong>John Barth<\/strong>, pur contenendola nel continuo slittamento tramolteplici identit\u00e0&nbsp;autoriali , soppressione dei figli e del padre, fino a quella del narratore stesso:&nbsp;&nbsp;\u201c<em>if anyone hears me, speaking from here inside like a sunk&nbsp;submariner, and has the means to my end, I pray him <strong>do us both<\/strong> a kindness<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un sincretismo vertiginoso quello che manifesta&nbsp;il viaggio iniziatico del Pinocchio di Collodi&nbsp;nel paesaggio elettronico e metafisico di Ashes to Ashes cos\u00ec come l&#8217;attraversamento <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gktRugeGRxU\">dei set metamorfici di Paik<\/a>, eventi performativi che irrompono rigenerando il contesto e producendo nuovo senso tra presenza live e non locabilit\u00e0 del broadcasting. Decifrabilit\u00e0, (il)leggibilit\u00e0&nbsp;illimitata come &#8220;evento che non aspetta la deliberazione, la coscienza o l&#8217;organizzazione del soggetto, n\u00e9 della modernit\u00e0: Si decostruisce&#8221; per usare le parole di <strong>Derrida<\/strong> scritte al professor Toshihiko Izutsu.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sta accadendo proprio ora con il Bowie di tutti e di nessuno, con ci\u00f2 che&nbsp;non \u00e8: ogni cosa, e ci\u00f2 che \u00e8: niente, nella disseminazione di segni che&nbsp;esondano dalla programmazione della macchina industriale, nei percorsi avviati dai fan di tutto il mondo sui social network, nell&#8217;impunit\u00e0 morbosa e necrofila della stampa di regime, nel pieno di senso ad ogni costo, nei &#8220;doverosi&#8221; omaggi, nel silenzio di alcuni, nel <a href=\"http:\/\/www.ebay.it\/itm\/DAVID-BOWIE-BLACKSTAR-DELUXE-LIMITED-CLEAR-VINYL-LP-RARE-\/252247610851?hash=item3abb2115e3:g:vFQAAOSw5dNWj63q\">collezionismo post-mortem<\/a>, nei percorsi transmediali&nbsp;che cercano di individuare tracce occulte, nelle immagini della giovane fotografa polacca <a href=\"http:\/\/michalinawozniak.tumblr.com\/\">Michalina Wozniak<\/a>&nbsp;ricombinate nell&#8217;ipertesto <a href=\"http:\/\/thevillaoformen.tumblr.com\/\">in The villa of ormen<\/a> sul quale si stanno scatenando letture&nbsp;di ogni genere; mondi interamente dipendenti dal soggetto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma&nbsp;i sistemi di rappresentazione e le forme tecniche coinvolte, fisiche o liquide&nbsp;che siano, definiscono da sempre Bowie&nbsp;a partire dalla&nbsp;diversa combinazione di qualit\u00e0 nomadiche, non solo per questioni pluridisciplinari, ma anche per il modo in cui i campi di applicazione diventano mondi permeabili, introducendo quindi una caratteristica performativa che supera&nbsp;prima di tutto il limite tra immedesimazione ed estraniamento per privilegiare la&nbsp;celebrazione di un rituale sciamanico.&nbsp;Se ci si convince&nbsp;di quello che scrivono&nbsp;<strong>Vivan Sobchack<\/strong> e <strong>Laura Marks<\/strong> quando estendono l&#8217;esperienza spettatoriale ad altri sensi rispetto all&#8217;occhio (nel cinema, ma pu\u00f2 valere anche nella realt\u00e0 consensuale del virtuale, proprio per le sue qualit\u00e0 immersive) proponendo un approccio viscerale e &#8220;incarnato&#8221; alla visione, l&#8217;impatto sinestetico e multisensoriale pu\u00f2 consentirci di immaginare&nbsp;un&#8217;esperienza del mondo molto vicina al trasferimento di energie rituali, generalmente associato alla&nbsp;performativit\u00e0 nello spazio teatrale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 sempre la Sobchack a parlare di &#8220;coscienza documentale&#8221;, ovvero l&#8217;irruzione del reale nell&#8217;esperienza fenomenologica del cinema come qualit\u00e0 della visione che consente di superare la distinzione tra documentario e finzione. Quando questa&nbsp;coscienza rileva la presenza della morte, si incorpora una forma di spettatorialit\u00e0 che trasforma lo spazio dell&#8217;irrealt\u00e0 in quello della realt\u00e0, delineando quindi una dimensione rituale che risiede tra la vita e la morte, un luogo di passaggio. \u00c8 una spaccatura&nbsp;molto vicina alla metatestualit\u00e0,&nbsp;presente a livelli diversi anche&nbsp;nei video di Ashes to Ashes, Love is Lost e Lazarus, dove le marionette&nbsp;assumono un ruolo centrale come figure&nbsp;archetipiche di transito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono molte le tracce possibili che identificano nelle metamorfosi bowiane (dei personaggi, delle cornici che li contengono, dei sistemi rizomatici) un continuo scambio semantico tra meccanico, inorganico, digitale attraverso la messa al mondo, lo spossessamento e la cancellazione. Dalla reciproca influenza tra realismo e movimento meccanico nel teatro giapponese <strong>Bunraku<\/strong> e <strong>Kabuki<\/strong>, quest&#8217;ultimo ossessione estetica bowiana fin dalle esperienze condivise con Lindsay Kemp, passando per il surrealismo di <strong>Fernand L\u00e9ger<\/strong> applicato al complesso metaverso di Outside e a quello di&nbsp;<strong>Earthling<\/strong>, i cui video girati insieme a <strong>Floria Sigismondi<\/strong> e <strong>Tony Oursler<\/strong> recuperano e applicano balletti meccanici&nbsp;in svariati contesti e sopratutto dentro corpi eterogenei, tra puppet animation, stop motion, body-art,&nbsp;<em>Marionettentheater<\/em>. Si sfiora probabilmente anche la metafisica eretica, meccanicista&nbsp;e (anti) razionalista del teatro di marionette di <strong>Heinrich von Kleist<\/strong>, concepita tra assimilazione e rifiuto della filosofia Kantiana, immaginario con cui si stabilisce un dialogo&nbsp;nel video di Lazarus recuperando in parallelo&nbsp;una commuovente conoscenza&nbsp;Goethiana a cui sar\u00e0 necessario riferirsi, ma tenendo conto di un altro livello di lettura, quello legato alle complesse logiche di rimediazione che attraversano orizzontalmente e verticalmente la relazione di Bowie con i testi e con i media.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8&nbsp;al Pierrot-Pinocchio di <strong>Ashes to Ashes<\/strong> che spetta stabilire una cesura netta con i decenni precedenti e con quelli successivi, attivando uno di quei rituali di liberazione dal proprio passato\/futuro creativo, dalle proprie auto-bio-grafie (vere, presunte, finzionali), dal proprio ego, in un avvitamento gi\u00e0 transmediale, proprio perch\u00e9 la creazione e la cancellazione delle figure archetipiche di riferimento tra romanzo e dissoluzione dello stesso, possano consentire l&#8217;individuazione di&nbsp;uno spazio grigio tra mitologia e distacco; un&#8217;educazione al cammino verso la morte si diceva, anche per chi ne ha seguito il percorso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;<em>Pinocchio peraltro<\/em> &#8211; dice <strong>Elemire Zolla<\/strong>&nbsp;parlando del romanzo di Collodi in &#8220;Uscite dal mondo&#8221; &#8211; <em>non \u00e8 soltanto una rassegna di figure squisitamente ed esotericamente simboliche, ma contiene suggerimenti sottili su come si opera per liberarsi da se stessi, dalla propria natura di burattini utopisti, ricercatori di soluzioni umane, per rompere i propri limiti<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La maschera di Pierrot in relazione alla carriera di Bowie viene analizzata nel volume&nbsp;&#8220;<em>David Bowie: Critical Perspectives<\/em>&#8221; curato da&nbsp;Eoin Devereux, Aileen Dillane e Martin J. Power all&#8217;interno di un capitolo circoscritto sostanzialmente alla produzione del video di&nbsp;Ashes to Ashes, attraverso il quale si cerca di ricombinare riferimenti storico-biografici e tracce culturali che possano contribuire alla codifica del nuovo contenitore iconico. Dal&nbsp;<strong><em>Pierrot In Turquoise <\/em><\/strong>di <strong>Lindsay Kemp<\/strong>, modellato in parte sul&nbsp;percorso storico-rappresentativo della maschera verso l&#8217;oscurit\u00e0 nella relazione ormai palindroma tra&nbsp;<em>bianco<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>nero<\/em> lungo tutto l&#8217;ottocento europeo, si approda all&#8217;interesse di Bowie per l&#8217;espressionismo tedesco&nbsp;e al modo in cui questo interseca le fasi appena precedenti e immediatamente successive alla promozione di <strong>Scary Monsters<\/strong>, riferendosi quindi alla versione bowiana di <strong>Alabama Song<\/strong>, il brano di <strong>Kurt Weill<\/strong> inserito&nbsp;come B-side per la&nbsp;nuova versione acustica di <strong>Space Oddity<\/strong> incisa nel 1978 e alla pubblicazione di <strong>Bertolt Brecht&#8217;s Baal<\/strong>, l&#8217;ep legato all&#8217;omonima produzione BBC 1 diretta dall&#8217;ottimo <strong>Alan Clarke<\/strong> (Scum, Made in Britain). \u00c8 con questi presupposti che&nbsp;Devereux,&nbsp;Dillane e&nbsp;Power analizzano la presenza di un&#8217;influenza&nbsp;schoenberghiana, legata&nbsp;all&#8217;architettura tra declamazione e canto&nbsp;del <strong><em>Pierrot Lunaire<\/em><\/strong>, individuando appunto l&#8217;applicazione della &#8220;Sprechstimme&#8221; alla struttura musicale di Ashes to Ashes.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I&nbsp;tre autori del volume oltre a non raccontare il percorso iconografico di Pierrot dal bianco al nero, sostanzialmente aderiscono alla vulgata di un Bowie infarcito di cultura mitteleuropea senza inserirla nella confluenza di tracce (musicali, letterarie, storiche, filosofiche, biografiche, audiovisive, tecnologiche) residui, relitti, appropriazioni e cancellazioni che trapassano il 1980 con un movimento dinamico non lineare, oltre e dentro&nbsp;il contenitore Bowie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proviamo allora ad attivare altri percorsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La&nbsp;raccolta di versi&nbsp;<strong><em>Pierrot lunaire: rondels bergamasques<\/em><\/strong>&nbsp;scritta da <strong>Albert Giraud<\/strong> nel 1884 si situa al centro di un&#8217;evoluzione della maschera lungo tutto il secolo che&nbsp;identifica nel tema del doppio la distanza tra individuo e realt\u00e0; Pierrot ha gi\u00e0 un abito nero e&nbsp;cerca di cancellare&nbsp;il riflesso di un pallido raggio di luna che si posa sul suo vestito, mentre in una raccolta successiva scritta da Giraud nel 1887 e intitolata <strong><em>Pierrot Narcisse<\/em><\/strong>, il colore dell&#8217;abito&nbsp;torna ad essere bianco&nbsp;in una conflittuale rappresentazione del doppio rovesciata allo specchio rispetto al Pierrot Lunaire; nella lotta con se stesso Pierrot muore&nbsp;lanciandosi contro il suo stesso riflesso e macchiando l&#8217;indumento&nbsp;di sangue con i frammenti di vetro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel video di Ashes to Ashes il bianco e il nero vengono trattati grazie all&#8217;uso di un dispositivo della Quantel appena precedente all&#8217;immissione del Paintbox sul mercato, intensificando i valori di crominanza dello spettro per raggiungere un preciso risultato estetico. La relazione\u00a0tra i colori viene soggetta ad\u00a0un rovesciamento semantico ma senza invertire\u00a0i\u00a0livelli d\u2019intensit\u00e0\u00a0dell&#8217;immagine; di fatto non \u00e8 un negativo digitale, \u00e8 il riflesso o il rinvio\u00a0di un negativo che include il positivo, in abisso. Il nero occupa tutto il cielo. Il\u00a0costume disegnato da Bowie con l&#8217;aiuto di\u00a0<strong>Natasha Korniloff<\/strong>\u00a0\u00e8 un\u00a0ibrido che si riferisce ad altre maschere tra cui c&#8217;\u00e8 sicuramente la\u00a0morfologia geometrica di Pinocchio oltre all&#8217;automatismo di alcuni movimenti, in un processo di stilizzazione che in realt\u00e0 va indietro nel tempo rispetto all&#8217;ottocento francese e recupera il cappello a cono di <strong>Pedrolino<\/strong> ma anche lo spirito macabro di <strong>Henri de Toulouse-Lautrec<\/strong> nella foto &#8220;en pierrot&#8221;\u00a0del\u00a01894, ritratto mascherato che emerge dall&#8217;ombra e che assorbe le caratteristiche allucinatorie della sua arte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel costume di Ashes to Ashes, contro il nero del cielo,\u00a0predomina il bianco, mantenendo apparentemente una relazione filologica\u00a0con le primissime origini della maschera, in realt\u00e0 scomposta tra profilmico e virtuale, nei personaggi di contorno e nel paesaggio.\u00a0Il doppio e l&#8217;ombra che accompagnano la storia delle rappresentazioni legate a Pierrot per tutto l&#8217;ottocento viene quindi disseminato tra i set allestiti a Beachy Head e ad\u00a0Hastings e le manipolazioni consentite dal dispositivo della Quantel. L&#8217;associazione biunivoca con quello di Giraud\/Sch\u00f6nberg \u00e8 allora tanto suggestiva, culturalmente verificabile, quanto pretestuosa se si\u00a0ci si limita ad isolarla come se fosse una semplice rilettura dell&#8217;espressionismo, figuriamoci un&#8217;adesione!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A dimostrazione che i testi dipanati&nbsp;d\/al contenitore Bowie (immagini, parole, opere ed anche omissioni) procedono da sempre seguendo destinazioni orizzontali e non verticali (dall&#8217;autore verso il basso) con altrettante diramazioni lungo il percorso, testi riconfigurati, dispositivi paralleli, autorialit\u00e0 scambiate e anche azzerate,&nbsp;ci vengono in mente le&nbsp;fotografie-finestra che Pierrot-Pinocchio\/Bowie\/Major Tom mostrano durante il video di Ashes to Ashes. Il primo rispecchiamento \u00e8 gi\u00e0 un&#8217;ipermediazione, incorporamento e discontinuit\u00e0 (secondo la logica di <strong>Bolter<\/strong> e <strong>Gruisin<\/strong>) con&nbsp;lo schermo mostrato dal Pierrot-Pinocchio contenente un paesaggio simile a quello dove agisce il Pierrot con&nbsp;Major Tom seduto sugli scogli. Il secondo investe simmetricamente Major Tom del ruolo di narratore,&nbsp;aprendo una finestra-schermo dello stesso tipo, ma&nbsp;sull&#8217;immagine bowiana del periodo discografico precedente, un personaggio circondato dalle pareti imbottite di quella che potrebbe essere la stanza di un&nbsp;ospedale psichiatrico. Al netto delle considerazioni biografiche ampiamente privilegiate, invece&nbsp;che analizzate come testo tra altri testi, utilizzando la parola &#8220;<em>Junkie<\/em>&#8221; come connettore, \u00e8 interessante il modo in cui viene frammentato il racconto (lo storyboard, i disegni, il montaggio sono tutti <a href=\"http:\/\/www.bowiegoldenyears.com\/articles\/800913-nme.html\">guidati da&nbsp;Bowie<\/a>, &nbsp;Mallet \u00e8 un esecutore) all&#8217;interno di una sequenza temporale palindroma. Non solo quindi la metavisione (o la rimediazione del passato) con uno schermo-finestra che guarda al passato mitopoietico di Bowie, ma anche una seconda metavisione incorporata che volge lo sguardo verso il futuro (Major Tom dal passato osserva il futuro di Bowie).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 lo stesso Bowie che nello spazio di una sola intervista concessa ad Angus MacKinnon per&nbsp;NME (<a href=\"http:\/\/www.bowiegoldenyears.com\/articles\/800913-nme.html\">13 settembre 1980<\/a>), quindi in una cornice differente dalle&nbsp;confluenze che danno vita al videoclip, ripete questo doppio sguardo fantascientifico&nbsp;in due momenti diversi: &#8220;<em>Ci sono moltissimi stereotipi nel video, ma penso di averli ricombinati in modo da non farli apparire come tali, almeno nella misura in cui come sensibilit\u00e0 generale, emerge&nbsp;un&nbsp;certo sentimento di nostalgia per il futuro<\/em>&#8220;.&nbsp;Verso la fine della stessa intervista Bowie, interrogato sulla presenza di Major Tom nella canzone parla al contrario di una certa nostalgia per un passato irrecuperabile:&nbsp;&#8220;<em>davvero si tratta di un ode all&#8217;infanzia o se preferisci, di una filastrocca popolare<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sulla figura del narratore Pierrot-Pinocchio che inquadra e in qualche modo fa da dispositivo-cornice per i&nbsp;&nbsp;personaggi di&nbsp;Ashes to Ashes \u00e8 necessario fare una breve digressione. Nel <strong><em>Pierrot in Turquoise<\/em><\/strong> di Kemp, filmato nel &#8217;69 dalla televisione scozzese e mandato in onda il luglio dell&#8217;anno successivo, Bowie interpreta Cloud: cantastorie, performer e connettore per&nbsp;tutti gli elementi emozionali che dai&nbsp;personaggi arrivano al&nbsp;pubblico. Nella piece di Kemp esegue alcuni brani da lui scritti come interludi per la vicenda che vede Pierrot uccidere l&#8217;amata Colombina dopo che questa l&#8217;ha tradito con Arlecchino. In Ashes to Ashes replica il ruolo di Cloud ma incorporandolo nel personaggio di Pierrot-Pinocchio, anch&#8217;esso rimediato dal dispositivo, con il fotografo che lo inquadra e lo scatto che ferisce, quasi ad indicare una relazione con i media ad un livello diverso rispetto alle logiche che&nbsp;intrecciano le narrazioni di&nbsp;\/personaggio\/discografia\/biografia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo avvitamento che abbiamo chiamato in pi\u00f9 di un&#8217;occasione transmediale, ipermediale, sciamanico (per il nomadismo, anche rituale, tra un media e l&#8217;altro) sono altrettanto lucide due dichiarazioni di Bowie concesse durante alcune interviste tra il 71 e il 76, spesso tirate in ballo semplicemente per chiarire quanto la figura del Pierrot abbia attraversato il suo mondo creativo, o al limite per ribadire il solito logoro binomio arte-vita di ascendenza romantica che \u00e8 in verit\u00e0 solo una piccola parte dell&#8217;intera questione: In &#8220;<em>Waiting for Bowie &#8211; and finding a genius who insists he&#8217;s really a clown<\/em>&#8221; titolo che gi\u00e0 da solo ci dice quali sono le facolt\u00e0 cognitive&nbsp;di un giornalista, Bowie risponde a Jean Rook del Daily Express in un&#8217;intervista del 5 maggio 1976: &#8220;<em>Sono Pierrot. Sono Chiunque. Faccio teatro, solamente&nbsp;teatro<\/em>. [&#8230;..] <em>Ci\u00f2&nbsp;che vedi sul palco non \u00e8 sinistro. E&#8217; semplicemente clownerie. Sono come una&nbsp;tela e cerco di dipingerci&nbsp;la verit\u00e0 del nostro tempo. Viso bianco, pantaloni larghi, Pierrot appunto, l&#8217;eterno clown che presenta&nbsp;la grande tristezza del 1976<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prima ancora di questa dichiarazione, Bowie aveva detto in un&#8217;intervista dell&#8217;aprile 1971 a Rolling Stone: &#8220;<em>Ci\u00f2 che la esprime pu\u00f2 essere serio<\/em> [&#8230;] <em>ma come medium la musica non dovrebbe essere indagata, analizzata o presa cos\u00ec seriamente. Credo che debba essere agghindata come una prostituta, una parodia di se stessa. Dovrebbe essere il&nbsp;clown, il medium-Pierrot. La musica \u00e8 la maschera indossata dal&nbsp;messaggio. La musica \u00e8 il Pierrot e io, il performer, sono il messaggio<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bowie, lettore accanito di Derrida, oltre che di molte altre cose, in queste dichiarazioni apparentemente opposte dove il suo corpo-maschera-cornice-dispositivo da medium diventa messaggio, sembra in realt\u00e0 aver ben presente la tesi espressa da <strong>Marshall McLuhan<\/strong>&nbsp;nella prima met\u00e0 degli anni sessanta, secondo cui: &#8220;<em>Il contenuto di un medium \u00e8 sempre un altro medium. Il contenuto della scrittura \u00e8 il discorso, cos\u00ec come la parola scritta \u00e8 il contenuto della stampa e la stampa quello del telegrafo<\/em>&#8220;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un aspetto importante&nbsp;per arrivare al modo in cui Bolter e Gruisin nel loro fondamentale &#8220;<em>Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi<\/em>&#8221; interpretano l&#8217;eredit\u00e0 di McLuhan in quell&#8217;idea di ibridazione che conserva logiche diverse e anche contrarie in uno spazio di convivenza che ne mantenga le frizioni&nbsp;senza operare una sintesi. Non \u00e8 quindi solamente lo scenario dei nuovi media digitali l&#8217;oggetto della&nbsp;rimediazione, dove con il termine si intende &#8220;<em>la&nbsp;rappresentazione di un medium all\u2019interno di un altro<\/em>&#8220;, ma tutto il tracciato genealogico dal Rinascimento in poi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bowie sembra aver intuito, con una prassi esperenziale posseduta dal senso di molteplicit\u00e0 e ipermediazione, che la discontinuit\u00e0 tra un media e l&#8217;altro consente a chiunque di prendere un pezzo della &#8220;stella&#8221; e decontestualizzarla tra diverse espressioni mediali, adesso anche private, assumendone il controllo. Da una parte le mille incarnazioni dell&#8217;artista e i molteplici dispositivi che mette in correlazione, dall&#8217;altra la possibilit\u00e0 che lo spettatore\/ascoltatore\/fruitore compia un percorso di consapevolezza proprio in virt\u00f9 di questa frammentazione: le logiche metatestuali, anche quelle pi\u00f9 banali,&nbsp;dovrebbero consentire un distacco tra i diversi stadi di artificio della&nbsp;realt\u00e0 rappresentativa, anche quella della cornice &#8220;social&#8221;. Sfortunatamente resistono le tentazioni tribali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono quindi le finestre di Ashes to Ashes, proiettate avanti e indietro nello spaziotempo e all&#8217;interno del loro stesso guscio in direzione convergente ma&nbsp;anche contrastante; sono tutte quelle schegge che escono fuori dai contesti mediali preposti ad accogliere la sperimentazione artistica,&nbsp;per approdare nel territorio ibrido dell&#8217;informazione: teatrino con presunzione di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tre&nbsp;anni fa&nbsp;il Guardian <a href=\"http:\/\/www.theguardian.com\/music\/2013\/feb\/23\/david-bowie-and-me\">intervistava&nbsp;una serie di artisti<\/a> che avevano incrociato la vita di David Bowie mettendo insieme le loro testimonianze. Tra i coccodrilli e le ghiottissime occasioni che hanno scatenato la stampa e i media&nbsp;di tutto il mondo nella corsa all&#8217;aneddoto&nbsp;bowiano da associare al proprio advertising, &nbsp;l&#8217;articolo \u00e8 stato rispolverato. Il racconto di&nbsp;Lindsay Kemp descrive la relazione artistica e affettiva con Bowie subito dopo averlo sentito&nbsp;&nbsp;far l&#8217;amore con Natasha Korniloff, sua collaboratrice, dall&#8217;altra parte della parete: &#8220;<em>Natasha non sapeva del mio rapporto con Bowie. Bevvi un&#8217;intera bottiglia di whiskey e mi precipitai con la bicicletta verso il mare, ma l&#8217;acqua era cos\u00ec fredda da costringermi a tornare, barcollando, verso il teatro. L\u00ec&nbsp;mi tagliai le vene. Mi trovarono accasciato sul&nbsp;pavimento. Poche ore dopo esser stato portato all&#8217;ospedale, ero sul palco, mentre il sangue colava sul mio costume di Pierrot; un effetto meravigliosamente drammatico, ma ero perdutamente innamorato<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quanto sia possibile credere al dolore e all&#8217;ossessione di Kemp, il racconto&nbsp;sembra provenire dalla raccolta del&nbsp;<em>Pierrot Narcisse<\/em> scritta da&nbsp;Giraud, tanto da venir rimediato in una circolazione caotica del testo che nei giorni successivi all&#8217;annuncio della morte di David Bowie si \u00e8 intensificata con le appropriazioni, legittime e illegittime, di molteplici mitologie&nbsp;che hanno assunto&nbsp;altrettante derive&nbsp;devozionali. Tutto questo nonostante la continua messa a morte di cornici, dispositivi e cataratte della visione, che Bowie ha elaborato con estrema libert\u00e0, ma anche con quella lucidit\u00e0 che per l&#8217;ultimo atto gli ha consentito di&nbsp;ridurre la proliferazione dei segni senza spegnerne la potenza combinatoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un gesto&nbsp;d&#8217;amore e di responsabilit\u00e0 rarissimo che si \u00e8 manifestato attraverso il ripristino di un archetipo ritualistico, sicuramente riferito a tutta una stratificazione di mitologie bowiane, letterarie, filosofiche pi\u00f9 o meno riconoscibili, ma strettamente legate al rito della loro stessa cancellazione. Vicinanza e condivisione quindi ma anche il contrario, in contrasto, grazie ad un &nbsp;filtro&nbsp;rappresentativo, necessario&nbsp;per elaborare qualsiasi distacco e allo stesso tempo attivare qualsiasi interpretazione individuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un modo sorprendente di utilizzare la rete, contro la tendenza che ci vede tutti impegnati a raggiungere&nbsp;la totale trasparenza del mezzo, tra le rimediazioni certamente quella pi\u00f9 praticata&nbsp;e che con l&#8217;illusione dell&#8217;immediatezza come gesto, nasconde la macchina celibe della sorveglianza, senza che sia possibile attivare una distinzione davvero tridimensionale dei piani di lettura. Bowie in qualche modo ha sempre utilizzato il veicolo audiovisivo come primo seme da cui far germinare una serie di idee, un rizoma che anche in questo caso ha moltiplicato&nbsp;&#8220;<strong>Blackstar<\/strong>&#8220;, l&#8217;album, in una costellazione di letture private, pubbliche, ipermediali, senza la necessit\u00e0 che vi sia un&#8217;ontologia autoritaria&nbsp;che riconduca il senso ad una qualche origine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Del resto &#8220;<em>Don&#8217;t believe in yourself &nbsp;|&nbsp;Don&#8217;t deceive with belief &nbsp;|&nbsp;Knowledge comes |&nbsp;with death&#8217;s release<\/em>&#8221; per quanto &#8220;lontano&#8221; nel tempo e troppo spesso associato al pensiero di <strong>Aleister Crowley<\/strong> semplicemente perch\u00e9 dichiarato in apertura, si spalanca, anche narrativamente, verso altre visioni che poco hanno a che fare con quella che Derrida chiama &#8220;la metafisica della presenza&#8221;. Espropriare, espropriarsi, ex-appropriarsi. In un&#8217;intervista realizzata da Antonello Colimberti per RaiSat Extra tra il 1996 e il 1997&nbsp;<strong>El\u00e9mire Zolla<\/strong> parla dell&#8217;indecifrabilit\u00e0 del reale utilizzando una logica della differenza e di distanza dalla cosa-persona-testo che non \u00e8 cos\u00ec in contrasto con il pensiero&nbsp;di Derrida, lo diciamo in virt\u00f9 del propellente eretico che ci ha spinto a scrivere questo lungo viaggio amorevole intorno al cosmo Bowie: &#8220;<em>Non credo che esista un altro mondo oltre a questo. Esiste questo mondo, nei vari momenti in cui si rivela. Pensare a un altro tipo di esistenza dovrebbe presupporre la permanenza della nostra persona. Uno dei primi insegnamenti del buddhismo \u00e8 che la persona non esiste<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8220;<em>Siamo assaliti da migliaia di immagini legate ad altrettante ideologie<\/em> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.creativereview.co.uk\/cr-blog\/2015\/november\/bowie-barnbrook-and-blackstar\/\">dice Jonathan Barnbrook<\/a>, autore di molti degli artwork per David Bowie incluso tutto il design che ha accompagnato la promozione di Blackstar e che costituisce le edizioni CD e in vinile &#8211; <em>Il solo modo per contrastare questo \u00e8 con la semplicit\u00e0 e la chiarezza. E per semplice non intendo leggibile, perch\u00e9 qualcosa di semplice pu\u00f2 essere ancora aperto alle interpretazioni<\/em>&#8220;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Barnbrook parte quindi da una forma semplice e da una serie di elementi immediatamente riconoscibili che possano interagire con i diversi supporti e media di riferimento. I social network, l&#8217;artwork del cd e quello delle edizioni in vinile.<br>Mentre gli elementi grafici sul CD sono collocati su uno sfondo bianco, il vinile \u00e8 interamente nero (gatefold) con la stella formata da un ritaglio che lascia intravedere l&#8217;oggetto. Torneremo pi\u00f9 avanti sulla struttura del booklet di 16 pagine inserito nel vinile e sugli elementi grafici che lo compongono (<strong>N.d.a.<\/strong> la copia in nostro possesso \u00e8 quella vinilica limitata a 5000 copie, non abbiamo ancora visto il cd per eventuali confronti). La griglia, che \u00e8 stata diffusa tra gli elementi grafici costitutivi anche via web, per Barnbrook rappresenta il modo in cui la materia influisce sullo&nbsp;spazio-tempo. Il font con cui \u00e8 scritto il nome &#8220;David Bowie&#8221; sotto la stella si chiama &#8220;<strong>Virus Deja Vu<\/strong>&#8221; e sar\u00e0 presto disponibile per un utilizzo open source proprio per essere ricombinato liberamente; ogni lettera del font \u00e8 in realt\u00e0 formato da uno o pi\u00f9 elementi costitutivi della stella stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se tecnicamente si tratta di un carattere unicode, Barnbrook spiega che lo scopo \u00e8 quello di trovare un segno&nbsp;sintetico e allo stesso tempo possibile, l&#8217;evoluzione del concetto di emoticon come linguaggio componibile; la logica \u00e8 chiaramente quella del rinvio e non quella della &#8220;presenza&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La versione in vinile in nostro possesso contiene un frammento della costellazione di Orione nella parte interna apribile, affiancata ad una delle foto di Bowie diffuse durante il lancio dell&#8217;album. Per frenare l&#8217;emorragia di interpretazioni cospirazioniste, i riferimenti sono ovviamente numerosi e allo stesso tempo puntano sempre verso altro se combinati con altri elementi disseminati nel booklet. Astronomia, Fisica, filosofia, mitologia, occultismo sono tutte tracce possibili ma non ha alcun senso elencarle se non in un percorso che trovi confluenze e deviazioni, sovrapposizioni ed omissioni, ma ci vorrebbe un altro articolo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 sorprendente ci \u00e8 sembrato un piccolo easter egg visibile solo con la luce incidentale sulla superficie di una pagina interna al booklet. Al momento della diffusione dell&#8217;articolo nessuno ne ha parlato nella rete internazionale. I segni stellati dentro ogni pagina del booklet sono come decalcomanie lievemente in rilievo rispetto alla carta (varnished) che \u00e8 di colore nero, stessa cosa per i testi. Leggerli \u00e8 quindi complesso perch\u00e9 \u00e8 necessario utilizzare una fonte di luce che rifletta direttamente i caratteri rispetto al cartone, e se ci consentite ci \u00e8 sembrato bellissimo e se si vuole suggestivo come il raggio di luna pallida che riflette sul costume nero del <em>Pierrot Lunaire<\/em>&nbsp;di Giraud. In una di queste metamorfosi stellate diversissime per ogni pagina&nbsp;e combinate con il font di Banbrook ce n&#8217;\u00e8 una di forma circolare molto ampia con un disegno &#8220;etched&#8221;, quindi inciso, invisibile ad occhio nudo, ce ne siamo accorti dopo un paio di giorni e si vede sempre inclinando l&#8217;oggetto verso la luce. (<strong>AGGIORNAMENTO<\/strong> 21-01-2016: <strong><em>La versione CD, che abbiamo potuto visionare solo adesso, riporta lo stesso disegno della placca, ben visibile anche a occhio nudo e stampato sopra la metamorfosi stellare invece che applicato con il metodo dell&#8217;incisione<\/em><\/strong>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;incisione \u00e8 il disegno che abbiamo messo in copertina per questa lunga ricognizione e si riferisce alla <strong>Placca del Pioneer<\/strong> (o <strong>Pioneer Plaque<\/strong>) quindi un insieme di segni pi\u00f9 complessi che ha un preciso rimando storico, ma rispetto al quale, anche in relazione alla creativit\u00e0 di Bowie, le narrazioni potrebbero essere molteplici. L&#8217;immagine fu collocata originariamente dalla NASA a bordo delle sonde Pioneer 10 e 11 nel 1972 e nell&#8217;anno successivo. Oltre ad un uomo e una donna nudi, viene rappresentata la posizione&nbsp;relativa del sole rispetto al centro della galassia e di 14 pulsar. Altri elementi riguardano le proporzioni della navicella messe in correlazione con quelle umane ed infine lo schema del sistema solare rispetto al quale \u00e8 indicata la traiettoria della sonda Pioneer. La placca fu progettata da <strong>Carl Sagan<\/strong> come vero e proprio <em>message in a bottle<\/em> nel caso la sonda fosse stata intercettata da forme di vita extra-terrestre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rispetto a tutte le narrazioni possibili che si sono sviluppate negli anni intorno alla galassia Bowie, talvolta con un preoccupante approccio fideistico (si legga questo piccolo e raro esempio di giornalismo intelligente a cura di <a href=\"http:\/\/www.salon.com\/2016\/01\/13\/david_bowie_elvis_and_blade_runner_a_fan_theory_to_end_all_fan_theories\/\">Paula Young Lee<\/a>), ci piace pensare che <em><a href=\"http:\/\/mimesis-scenari.it\/2015\/02\/27\/la-carte-postale\/\">La carte postale&nbsp;<\/a>&nbsp;<\/em>arrivata qui mi dica &#8220;sei tu l&#8217;alieno?&#8221; con la speranza di poterla&nbsp;inviare&nbsp;oltre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Seeing more and feeling less<\/em><br><em> Saying no but meaning yes<\/em><br><em> This is all I ever meant<\/em><br><em> That&#8217;s the message that I sent<\/em><br>(David Bowie &#8211; I Can&#8217;t Give Everything Away)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Questo articolo \u00e8 dedicato alla mia bisnonna<\/em>, <strong><a href=\"http:\/\/www.dailymail.co.uk\/travel\/article-1183596\/Follow-nose-Florence-Piazza-Pinocchio.html\">Giovanna Ragionieri<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bowie sembra aver intuito, con una prassi esperenziale posseduta dal senso di molteplicit\u00e0 e ipermediazione, che la discontinuit\u00e0 tra un media e l&#8217;altro consente a chiunque di prendere un pezzo della &#8220;stella&#8221; e decontestualizzarla tra diverse espressioni mediali, adesso anche private, assumendone il controllo. Da una parte le mille incarnazioni dell&#8217;artista e i molteplici dispositivi che mette in correlazione, dall&#8217;altra la possibilit\u00e0 che lo spettatore\/ascoltatore\/fruitore compia un percorso di consapevolezza proprio in virt\u00f9 di questa frammentazione. Verso la galassia Blackstar<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":60788,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,125,519,533],"tags":[830],"class_list":["post-42250","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-david-bowie","category-reviews","category-topnews","tag-david-bowie"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42250","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42250"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42250\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42250"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42250"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42250"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}