{"id":58366,"date":"2024-11-06T23:14:52","date_gmt":"2024-11-06T21:14:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=58366"},"modified":"2026-05-03T16:53:12","modified_gmt":"2026-05-03T14:53:12","slug":"owner-of-a-lonely-heart-vs-imagination-di-storm-thorgerson","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/owner-of-a-lonely-heart-vs-imagination-di-storm-thorgerson.html","title":{"rendered":"Owner of a Lonely Heart VS Imagination di Storm Thorgerson"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il noto studio <strong>Hipgnosis<\/strong> fondato a Londra alla fine degli anni sessanta da <strong>Storm Thorgerson<\/strong> e <strong>Aubrey &#8220;Po&#8221; Powell<\/strong> per realizzare sostanzialmente le copertine dei maggiori dischi del panorama internazionale, subisce una battuta d&#8217;arresto tra il 1982 e il 1983, a causa di un vero e proprio travaso di energie creative, dirottate verso la neonata <strong>Green Back Films<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Desiderata e voluta dagli stessi Storm &amp; Po insieme a <strong>Pete Christopherson<\/strong>, gi\u00e0 parte di Hipgnosis a partire dal 1974, la casa di produzione realizz\u00f2 in breve tempo una manciata di video e qualche long-form, per poi dissolversi dopo il 1985, in seguito ad una crisi finanziaria nerissima e per dissapori tra i soci gi\u00e0 nell&#8217;aria da tempo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Thorgerson continuer\u00e0 a realizzare artwork per gli album di artisti internazionali e alcune incursioni nell&#8217;ambito video, mentre Christopherson diriger\u00e0 numerosi videoclip dalla seconda met\u00e0 degli anni ottanta fino a tutti gli anni novanta, diventando uno dei registi pi\u00f9 interessanti di tutta l&#8217;era catodica.<br>Per la Green Back la firma accreditata di quasi tutti i videoclip \u00e8 quella di Storm &amp; Po, ma la divisione dei compiti impiegava quasi sempre il primo dietro la macchina da presa e il secondo come produttore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Owner of a Lonely Heart<\/strong>, il videoclip che veicolava <strong>90125<\/strong>, l&#8217;undicesimo album degli <strong>Yes<\/strong>, fu girato a Londra e programmato frequentemente da MTV, soprattutto nella versione edit che escludeva la lunga intro con la band filmata all&#8217;interno di un teatro e un segmento senza musica che passa in rassegna la trasformazione dei membri della band in una serie di animali.<br>La versione pubblicata una decina di anni fa sul canale YouTube ufficiale della band, \u00e8 quella integrale di 6,41 minuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Interpretato da <strong>Danny Webb<\/strong> poco dopo i suoi esordi televisivi, il video segue le tracce di un uomo comune nell&#8217;anonimato della folla mentre si reca presumibilmente al lavoro. Catturato da due funzionari di un non precisato stato di polizia, viene condotto in un palazzo molto simile a quello della Stasi o comunque modellato sull&#8217;immaginario di altri regimi, ed infine velocemente processato davanti alle autorit\u00e0. Tutt&#8217;intorno lavoratori, persone in attesa e un popolo ridotto all&#8217;automazione. Il segmento \u00e8 filmato in bianco e nero, mentre durante il percorso, l&#8217;uomo subisce numerosi shock di natura subcosciente che vengono rappresentati a colori. <br>I sogni lucidi coinvolgono animali di vario genere, inclusi quelli della prima parte del video, che invadono la quotidianit\u00e0 e il corpo dell&#8217;uomo. Spedito al centro di una fonderia collocata nel seminterrato del palazzo, l&#8217;uomo riesce ad evadere dopo una colluttazione e a raggiungere il tetto, arrampicandosi lungo una scala di servizio. Tutta la sequenza, incluse quelle successive, sono a colori, segnalando un passaggio tra due piani di realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli Yes al completo compaiono ad uno ad uno sul tetto e circondano l&#8217;uomo, con una disposizione che ricorda molti degli artwork di Thorgerson, dove la geometria degli spazi reali contrasta sovente con un surplus di realt\u00e0 simbolica.<br>L&#8217;uomo, accerchiato dalle diverse rappresentazioni della propria coscienza, almeno secondo una possibile interpretazione animista, fugge verso il bordo estremo del tetto e si lancia nel vuoto in un disperato volo libero. L&#8217;impatto non si verifica e il corpo lascia il posto ad un&#8217;aquila, la stessa in cui si \u00e8 trasformato <strong>Jon Anderson<\/strong> all&#8217;inizio del video.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La soggettiva sulla citt\u00e0 dall&#8217;alto \u00e8 adesso quella disincarnata di uno sguardo ormai libero da qualsiasi legame, e l&#8217;uomo, di nuovo tra la folla e in cammino sullo stesso ponte dove l&#8217;avevamo incontrato all&#8217;inizio del video, cambia improvvisamente passo rispetto a quello collettivo e si dirige in direzione contraria, mentre il dispiegarsi di un paio d&#8217;ali invisibili occupa il campo sonoro. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sinossi ci serve a comprendere prima di tutto la forma di un video narrativo molto diffusa nei primi anni ottanta, dopo una prima fase pi\u00f9 sinestetica che giocava maggiormente sulle forme, i colori, le linee e i concept promozionali complessivi, sviluppati a partire dal lavoro grafico e fotografico sull&#8217;oggetto discografico stesso. Un esempio di cui abbiamo gi\u00e0 parlato \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/xtc-making-plans-for-nigel-il-video-di-russell-mulcahy.html\">Making Plans for Nigel<\/a> realizzato nel 1979 per gli XTC. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Owner of a lonely heart<\/strong> circola tra l&#8217;ottobre e il novembre del 1983 e rappresenta un paradigma che Thorgerson ripeter\u00e0 con esiti differenti, sfruttando la tendenza del momento orientata al racconto di piccole storie narrative, ma sostanzialmente minandone lo statuto dall&#8217;interno. <br>Quello che caratterizzava i suoi video era lo stesso spirito che aveva animato quasi vent&#8217;anni di creativit\u00e0 influenzata dai principi del surrealismo, nella costante inversione dei piani di lettura dell&#8217;immagine, tra ci\u00f2 che intendiamo come realt\u00e0 e la sostanza dei sogni.<br>C&#8217;\u00e8 anche un aspetto organico, legato al rifiuto sostanziale di ogni intervento digitale, una resistenza mantenuta con coerenza anche quando era impossibile farlo e che ben si sposa con il peso specifico dell&#8217;industria videomusicale di quegli anni. <br>Se qualche anno dopo, per l&#8217;artwork di <strong>A Momentary Lapse of Reason<\/strong> dei <strong>Pink Floyd<\/strong>, Thorgerson trasciner\u00e0 ben settecento letti vuoti sulla spiaggia di Saunton Sands Beach per realizzare una serie di scatti, questa stessa tendenza ad allestire imponenti realt\u00e0 parallele, rimane pressoch\u00e9 invariata nei suoi videoclip, con alcune eccezioni dove prover\u00e0 ad innestare la prima effettistica elettronica, conservando comunque un punctum fotografico fondamentale, come accade in <strong>Wouldn&#8217;t It Be Good<\/strong>,  bizzarro metavideo realizzato per <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=cTLTG4FTNBQ\">Nik Kershaw<\/a> nel 1984, anche in questo caso sollecitato da una dimensione parallela come quella della memoria.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;incubo ad occhi aperti di <strong>Owner of a lonely heart<\/strong>, al di l\u00e0 della chiusa metaforica apparentemente semplicistica ed esile, \u00e8 interessante proprio per le interferenze tra diversi piani della visione, dove si innesca un dialogo tra musica e immagini di natura ritmica e generativa, che spesso emerge dalle liriche del brano per condurre segni e significati altrove.<br><br>Thorgerson utilizzer\u00e0 un procedimento molto simile con il censuratissimo video di otto minuti realizzato per <strong>Belouis Some<\/strong>. (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZmD0ZArJfJQ\">si vede da questa parte<\/a>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1985, l&#8217;italiana Videomusic trasmetteva il video integrale di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=ZmD0ZArJfJQ\">Imagination<\/a> solo nella rotazione notturna, a causa delle immagini ad alto contenuto erotico che ovviamente oggi potrebbero farci sorridere.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I due video sono molto simili per quanto riguarda l&#8217;innesco narrativo e coinvolgono la dimensione violenta di un regime, che impedisce la libera espressione dell&#8217;immaginario. <br>L&#8217;esplosione di una sessualit\u00e0 voyeuristica e promiscua consente al fotografo di sbizzarrirsi con una serie di riferimenti, tra gli altri, all&#8217;arte di Man Ray e al cinema di Stanley Kubrick, ricodificati secondo i parametri della stagione Supermodels che invader\u00e0 i territori dell&#8217;advertising e della videomusica anche nel decennio successivo. Libere associazioni del desiderio che si combinano con la musica per suggestione, sollecitazione, addizione, corrispondenza. <br>Superfici e metamorfosi belle da godere. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Owner of a lonely heart degli Yes e Imagination di Belouis Some. Due video di Storm Thorgerson a confronto <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":60788,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,865],"tags":[],"class_list":["post-58366","post","type-post","status-publish","format-video","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-storie-e-teorie-del-videoclip","post_format-post-format-video"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58366","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58366"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58366\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58366"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58366"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58366"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}