{"id":58821,"date":"2025-07-13T14:12:06","date_gmt":"2025-07-13T12:12:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=58821"},"modified":"2025-10-10T14:33:07","modified_gmt":"2025-10-10T12:33:07","slug":"katarina-gryvul-vdykh-vydykh-materia-e-memoria-nel-video-di-illya-dutsyk","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/katarina-gryvul-vdykh-vydykh-materia-e-memoria-nel-video-di-illya-dutsyk.html","title":{"rendered":"Katarina Gryvul &#8211; Vdykh Vydykh: materia e memoria nel video di Illya Dutsyk"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il terzo album di <strong>Katarina Gryvul<\/strong> sancisce un passaggio dalla <strong>Standard Deviation<\/strong>, etichetta ucraina stanziata a Kyiv e legata al club \u2204 (K41), alla <strong>Subtext<\/strong>, realt\u00e0 nata a Bristol nel 2004, ma successivamente connessa alla citt\u00e0 di Berlino. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A caratterizzare la scelta editoriale della label curata da <strong>James Ginzburg<\/strong>, la ricerca di intersezioni tra la musica elettronica, quella elettroacustica e una vocazione sincretica che eccede la collocazione &#8220;world&#8221;, per avvicinarsi di volta in volta a forme che oscillano tra il sound design e l&#8217;architettura sonora osservata dalla prospettiva performativa di culture sonore eterogenee. <\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">SPOMYN, la memoria \u00e8 un campo instabile: lottiamo per tenerla viva<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>SPOMYN<\/strong>, composto tra il 2023 e il 2024 e pubblicato da <strong>Gryvul<\/strong> lo scorso aprile, espande la ricerca dell&#8217;artista ucraina di cui avevamo parlato con un&#8217;approfondimento <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/ucraina-rivoluzione-elettronica-oltreconfini-tendenze-e-videoclip.html\">dedicato alla musica del suo paese<\/a>, delineando in modo pi\u00f9 specifico quella zona di confine che risiede tra musica elettronica, suggestioni contemporaneistiche e sound art. La prassi destrutturata che si riferisce alle sue composizioni, segue criteri che partono dallo smontaggio della componente vocale, disincarnata e successivamente plasmata verso la caratterizzazione di un timbro &#8220;puro&#8221; e &#8220;alieno&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I pattern elettronici che Gryvul utilizza, sono costituiti da frammenti irregolari, la cui circolarit\u00e0 consente una progressiva deformazione dalla dimensione lineare del canto. A questo si aggiunge, soprattutto nell&#8217;ultimo lavoro, uno studio della spazialit\u00e0 sonora secondo tecniche di registrazione immersive, che sfruttano la tecnologia ambisonica, un sistema di creazione e riproduzione dello spazio sonoro che \u00e8 praticato per lo meno dagli anni settanta, ma che per le sue caratteristiche tridimensionali ha trovato nuova linfa in quella zona di confine che risiede nell&#8217;interazione tra spazi virtuali e dimensione empirica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=4eGakrcbXlE\">performance<\/a> che Gryvul ha ideato per Radio France e Ars Electronica, le hanno consentito di sperimentare con l&#8217;audio spaziale e pluridirezionale, sul modello dei simulacri sonori di <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/brigitta-munterdorf-orbit-a-war-series-biennale-musica-2023-recensione.html\">Brigitta Munterdorf<\/a> , ma anche ispirandosi tanto al lavoro di artiste come Eliane Radigue e Chaya Czernowin, quanto ai linguaggi generativi e al sound design di ispirazione cinematografica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla base della risemantizzazione del suono che Gryvul opera c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 di trasformare il dolore in oggetto sonoro: ogni traccia \u00e8 una scultura emotiva fatta di frammenti, come se la compositrice scavasse nella materia viva della perdita per estrarne echi, sospiri e brevi illuminazioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo <em>Inside the Creatures<\/em> (2020) e <em>Tysha<\/em> (2022), <strong>SPOMYN<\/strong>, che in ucraino significa &#8220;ricordo&#8221;, si configura come concept sulla perdita, l\u2019identit\u00e0 e la memoria soggettiva, &#8220;<em>La memoria oggi \u00e8 un campo instabile<\/em> &#8211; ha detto Gryvul in una recente intervista &#8211; <em>la propaganda lavora per riscriverla o cancellarla. Il mio lavoro \u00e8 una lotta per tenerla viva, anche se \u00e8 dolorosa<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per chi non riuscisse a contestualizzare questa frase sar\u00e0 bene ricordare le stime governative sulla cancellazione del sostrato culturale ucraino, operata dalla Federazione Russa. Si parla di 1.000 biblioteche distrutte o danneggiate, con oltre 200\u202fmilioni di libri perduti\u202fdall&#8217;inizio dell&#8217;invasione su larga scala. Solamente il missile che nel 2022 ha distrutto la <em>Biblioteca di Libri Rari<\/em> dell&#8217;Universit\u00e0 di Kharkiv, ha polverizzato 60.000 volumi antichi. Sono 3.793 gli istituti educativi e culturali danneggiati. I furti sistematici operati dalle milizie russe, per esempio nel raid di 4 giorni sui depositi di Kherson, includono la scomparsa di pezzi museali di valore inestimabile. A questo si aggiunge la distruzione degli archivi della SBU di Chernihiv, dove erano conservati pi\u00f9 di 13.000 fascicoli storici relativi alle repressioni sovietiche e lo svuotamento sistematico del museo di Kherson, dove 15.000 oggetti antichi sono stati sottratti da soldati e ufficiali della FSB e trasferiti in Crimea. La riscrittura della cultura va di pari passo con la prassi della distruzione e del saccheggio: in molte scuole nei territori occupati, i libri in ucraino sono stati sostituiti con operazioni di esplicita russificazione, intimando ai docenti di non usare la lingua madre con minacce e torture di ogni genere. Ogni biblioteca distrutta, ogni registro cancellato, ogni lingua divorata dalla colonizzazione imperialista russa diventa parte di un progetto sistematico di cancellazione culturale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;archivio emotivo di Katarina Gryvul contro l&#8217;oblio<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di Gryvul in questo senso diventa vero e proprio archivio emotivo contro l&#8217;oblio. Nel suo ultimo album emerge l&#8217;uso consapevole della materia organica, tra cui l&#8217;impiego di suoni ambientali (rumori urbani, sirene, natura) che si mescolano a riscritture sintetiche in un continuum tra visibile e invisibile<br>Questo approccio si inscrive in una pratica di \u201caudio-archeologia emotiva\u201d, simile a quella di altri artisti ucraini come Oleh Shpudeiko, meglio conosciuto come Heinali, che recuperano memorie e identit\u00e0 culturalmente stratificate, combinando tradizioni distanti come per esempio quella della musica modale con la sintesi elettronica. Stratificazioni vocali, respiri, diventano elementi compositivi, cos\u00ec come il gesto transita nel territorio documentale. Non \u00e8 un caso che la formazione colta di Gryvul, sospesa tra i conservatori di Leopoli, Graz e Cracovia, dove ha messo insieme l&#8217;apprendimento del violino e quello della Computer Music, l&#8217;abbia condotta verso la concezione di <a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=LyKlVPMi-wI&amp;list=RDLyKlVPMi-wI&amp;start_radio=1\">partiture complesse<\/a>, spesso accompagnate da elementi grafico-visuali per definire l&#8217;architettura immersiva delle sue composizioni. <br>La voce, che \u00e8 materia centrale per l&#8217;artista ucraina, diventa imprinting identitario. Questa viene frammentata, riscritta, spazializzata, contestualizzata in una dimensione tridimensionale.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Vdykh Vydykh, il videoclip diretto da Illya Dutsyk per Katarina Gryvul<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La recente collaborazione con l&#8217;artista visuale e filmmaker <strong>Illya Dutsyk<\/strong> per il video di <strong>Vdykh Vydykh<\/strong>, concepito come qualcosa di pi\u00f9 di un semplice lancio dell&#8217;album di Gryvul, nasce da un dolore condiviso. La scomparsa del nonno per il regista e quella del padre per la musicista. <br>Abbandonata l&#8217;idea di ambientare il video nelle case di cura per il complesso intrico di necessit\u00e0 burocratiche, il progetto si concentra sulla dimensione intima con il coinvolgimento diretto della nonna di Dutsyk, da poco vedova. Totalmente oltre il mercato dei video performativi affidati a professionisti, <strong>Vdykh Vydykh<\/strong>, che in ucraino indica una delle fasi della respirazione, \u00e8 un esperimento di documentazione che muta nelle forme vive del cinema di poesia. Ogni gesto, ogni ruga della protagonista, l&#8217;incurvatura della sua schiena ancora forte, le mani che modellano l&#8217;argilla oppure accennano un tratto di pittura, definiscono un&#8217;elaborazione della materia dove il dolore e la perdita si trasformano in segno vivo. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<iframe loading=\"lazy\" title=\"Katarina Gryvul \u2013 Vdykh Vydykh (Official Music Video)\" width=\"696\" height=\"522\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/BVMiuLgg_iM?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Modellare l&#8217;argilla non ha quindi una funzione semplicemente visuale, ma \u00e8 un atto pregno di senso dove plasmare la materia corrisponde alla ricostruzione di una memoria perduta, capace di andare oltre la nostalgia in cui \u00e8 immersa la prima parte del video. Ci\u00f2 che resta delle mani e delle vite che si sono sfiorate, in un gesto di ricreazione che si oppone al logoramento dei corpi.  <br>Dutsyk crea quindi una prossimit\u00e0 materica al corpo anche quando questo \u00e8 immerso nel limbo dello studio, quasi sempre riflesso nel meccanismo di svelamento del dispositivo. <br>C&#8217;\u00e8 quindi una ricerca di verit\u00e0 in quel processo di trasfigurazione dell&#8217;assenza che assume una funzione rituale, in cui il corpo \u00e8 testimone stesso, ma anche artefice, della lotta contro il tempo. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il minimalismo di Gryvul segue l&#8217;intreccio di pattern elettronici granulari, generando un effetto di sospensione continua. La tecnica \u00e8 quella del glitch vocale per frammentare e modulare un canto non riconoscibile, ma che riesce ad emergere come eco differente della soggettivit\u00e0. <br>Respiri, spazi vuoti, diventano parte integrante del ritmo, creando una dinamica percussiva fatta di sussulti, pause, in sintonia con i movimenti e il corpo della protagonista. Questa assenza di regolarit\u00e0 nella scansione ritmica, amplifica un senso di perdita e vulnerabilit\u00e0. <br>In un&#8217;intervista concessa recentemente, la musicista ucraina sottolinea come ogni livello sonoro generato dai pattern vocali venga creato per evocare forme di disorientamento empatico, oppure tensioni interiori non risolte. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">La rilettura emotiva della memoria nella musica di Katarina Gryvul<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il lavoro di <strong>Katarina Gryvul<\/strong> si iscrive a pieno titolo in quel panorama artistico post-sovietico attraversato da tensioni identitarie profonde. In Ucraina la memoria \u00e8 territorio conteso: tra la narrazione nazionale e quella imperiale russa, tra trauma collettivo e propaganda storica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gryvul ha dichiarato pi\u00f9 volte che il suo lavoro si basa su una \u201c<em>rilettura emotiva della memoria\u201d<\/em>, come si diceva, opposta e contraria ai processi di semplificazione e manipolazione del passato. SPOMYN, il disco da cui \u00e8 tratto \u201cVdykh Vydykh\u201d, nasce proprio da questa esigenza: la parola stessa \u2013 \u201cricordo\u201d \u2013 diventa forma musicale e gesto performativo. La musica elettronica, con la sua capacit\u00e0 di stratificare e deformare, \u00e8 per Gryvul il mezzo perfetto per riattivare una memoria bloccata da eventi traumatici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel video, l&#8217;identit\u00e0 femminile con i segni visibili del tempo, si pone come corpo contro-egemonico: la memoria non \u00e8 quella del potere, ma quella delle mani, dei gesti minimi, delle perdite quotidiane. \u00c8 una memoria incarnata, fuori da ogni retorica coloniale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro condiviso tra la musicista Katarina Gryvul e il regista Illya Dutsyk, entrambi ucraini, mette al centro un corpo che elabora la materia per superare un lutto. Ma oltre la dimensione personale della perdita, questo \u00e8 un corpo contro-egemonico: la memoria non \u00e8 quella del potere, ma quella delle mani, dei gesti minimi, delle perdite quotidiane. Memoria incarnata che si oppone alla retorica e ai tentativi di cancellazione della narrazione coloniale. Note su Vdykh Vydykh, il videoclip.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58824,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,523],"tags":[],"class_list":["post-58821","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-videoclip"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58821","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58821"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58821\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/58824"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58821"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58821"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58821"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}