{"id":58851,"date":"2025-08-27T16:18:58","date_gmt":"2025-08-27T14:18:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=58851"},"modified":"2026-01-23T14:48:39","modified_gmt":"2026-01-23T12:48:39","slug":"biennale-musica-2025-la-costellazione-barbieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/biennale-musica-2025-la-costellazione-barbieri.html","title":{"rendered":"Biennale Musica 2025: la costellazione Barbieri"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La direzione di <strong>Caterina Barbieri<\/strong> per la <strong>Biennale Musica 2025<\/strong> costruisce un sistema di rimandi tra genealogie sonore spesso separate, tra la drone music, il minimalismo espanso, la techno di ricerca e l&#8217;improvvisazione radicale, dove il pubblico sar\u00e0 invitato a vivere l\u2019ascolto come esperienza immersiva e itinerante, in una rete di luoghi e ritualit\u00e0, alcuni dei quali riconfigurati come veri e propri territori apolidi da scoprire. <br><strong>Dall\u201911 al 25 ottobre Venezia<\/strong> sar\u00e0 luogo vivo per &#8220;<strong>La Stella Dentro<\/strong>&#8220;, titolo della <strong>69\/ma edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea<\/strong>, ma anche immagine di qualit\u00e0 poetica e sostanza simbolica che per Barbieri rappresenta \u201c<em>il desiderio di cose grandi, di vastit\u00e0.<br>Vibrazione che permea il cosmo e ci attraversa con meraviglia, dalla molecola al moto planetario, il<br>suono trasporta fuori dai confini dell\u2019ego e apre all\u2019incontro con l\u2019altro &#8211; l\u2019ignoto<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019apertura delle biglietterie e delle prevendite<\/strong>, che ovviamente \u00e8 un dettaglio tecnico necessario, in questo caso eccede la dimensione pragmatica e diventa atto che segna l\u2019inizio della drammaturgia collettiva di questa edizione, affinch\u00e9 ciascuno abbia la possibilit\u00e0 di &#8220;costruirsi&#8221; il proprio festival.<br><br><a href=\"https:\/\/www.labiennale.org\/it\/musica\/2025\">La Biglietteria della Biennale Musica<\/a><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Biglietti e accessi: cosa sapere, e perch\u00e9 conta<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019attivazione delle prevendite consente al pubblico di pianificare percorsi molto diversi tra loro, tra questi: giornate tematiche, esperienze site-specific, concerti unici o itinerari\/viaggi musicali che portano gli spettatori fuori dagli spazi convenzionali. La scelta anticipata del proprio diventa parte integrante dell\u2019esperienza e consente di prepararsi per un percorso sonoro inteso come ingresso nel tempo dilatato di una citt\u00e0 nella citt\u00e0. La penetrazione nel tessuto urbano, entro un luogo con una morfologia particolarissima e misteriosa come quella veneziana, diventa ancora pi\u00f9 radicale. <br>Una geografia diffusa che non ha molte analogie, forse solo con la Berlinale in termini concettuali per quanto riguarda la fusione tra tessuto urbano e mappatura dell&#8217;esperienza spettatoriale, e con pochi altri festival internazionali pi\u00f9 vicini alla Biennale Musica anche in termini di contenuti, come CTM (Berlino), Unsound (Cracovia), Rewire (Aia), Huddersfield Contemporary Music Festival (UK). <br>Ma anche in questi casi citati, dove rimane il confinamento in spazi delimitati e canonici, ci si avvicina solo in parte al concept di Barbieri, perch\u00e9 l&#8217;attraversamento non significa soltanto passare da un luogo all&#8217;altro, ma sostare in una dimensione interstiziale. <br>Il movimento mette in relazione la terraferma e l\u2019insularit\u00e0, la certezza del suolo e la precariet\u00e0 liquida della laguna. Un vero e proprio dispositivo percettivo e filosofico, non semplicemente un mezzo per raggiungere un luogo, ma l\u2019esperienza stessa del transito come rivelazione. <br>Lo spazio lagunare, sospeso tra acqua e terra, \u00e8 la condizione precaria che rende possibile una comunit\u00e0 temporanea fondata sulla transizione. Qui l\u2019isola non \u00e8 destinazione, ma apparizione, il suono si manifesta come soglia mobile, evento che accade solo nel movimento che lo attraversa.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Star Chamber &#8211; Secret Island: un\u2019opera-viaggio nella laguna<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno dei progetti pi\u00f9 attesi e discussi di questa edizione \u00e8 <strong>Star Chamber<\/strong> <strong>&#8211; Secret Island<\/strong>, una performance ambientale e collettiva che culminer\u00e0 su un\u2019isola segreta della laguna di Venezia, rivelata al pubblico solo al momento dell\u2019evento. Il titolo evoca un\u2019architettura politica e simbolica, la Camera Stellata inglese centrale nell&#8217;Inghilterra Tudor e Stuart, qui riletta come spazio rituale aperto, condiviso e mobile. L\u2019opera \u00e8 concepita come un viaggio: il tragitto in barca, i punti di raccolta, l\u2019attraversamento delle acque, l\u2019approdo. Ogni passaggio diventa elemento scenico e musicale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli spettatori vengono invitati ad un appuntamento dove \u00e8 nota solo la partenza, ma non l&#8217;approdo. <br>Il <strong>19 ottobre, tra le 14.00 e le 16.00<\/strong>, il viaggio parte dalla<strong> Riva Degli Schiavoni<\/strong> con un battello dedicato, diretto verso un&#8217;isola della laguna avvolta nel mistero. <br><br><strong>Star Chamber nasce da una collaborazione tra Barbieri e un collettivo di artisti e performer che lavorano tra sound art, coreografia e installazione<\/strong>. Non \u00e8 quindi un concerto in senso classico, ma una partitura distribuita nello spazio, dove la laguna diventa lo strumento, il pubblico ne \u00e8 parte integrante.  <strong>Si inserisce nella tradizione delle grandi drammaturgie spaziali del Novecento<\/strong>, quelle che hanno trasformato il concerto in un rito di attraversamento collettivo. Non si tratta tanto di un \u201cgenere\u201d processionale in senso stretto, quanto di un\u2019eredit\u00e0 che ha visto autori come <strong>Karlheinz Stockhausen<\/strong> (<em>Sternklang<\/em>, 1971), <strong>Iannis Xenakis<\/strong> (<em>Persepolis<\/em>, 1971) e soprattutto <strong>Luigi Nono<\/strong> (<em>Prometeo. Tragedia dell\u2019ascolto<\/em>, 1984) concepire il suono come entit\u00e0 in movimento nello spazio, diffusa su pi\u00f9 punti e affidata al cammino dello spettatore. Anche <strong>Mauricio Kagel<\/strong>, con i suoi teatrini musicali itineranti, ha contribuito a questa idea del suono come processione critica. In questa linea, <em>Star Chamber<\/em> non propone una semplice installazione ma una comunit\u00e0 sonora mobile, dove il pubblico attraversa la citt\u00e0 come fosse una partitura vivente: Venezia stessa diventa corpo processionale, ponte tra terra e acqua, tra rituale e avanguardia. Il movimento \u00e8 allora gesto musicale, coreografia collettiva e dispositivo di trasformazione percettiva. La promessa \u00e8 quella di vivere un rito sonoro che intreccia comunit\u00e0 temporanea, immersione ambientale e percezione dilatata del tempo.<br>\u201c<em>Enfatizzando lo spaesamento, l\u2019attenzione e la sospensione delle aspettative convenzionali del pubblico<\/em><strong> <\/strong>&#8211; dice Caterina Barbieri &#8211; <em><strong>Star Chamber \u2013 Secret Island<\/strong> si svolge come un\u2019esperienza continua e basata sul tempo. Il pubblico viene guidato attraverso epifanie musicali che celebrano l\u2019architettura e l\u2019atmosfera uniche dell\u2019isola, invitandolo a immergersi completamente in atti effimeri e sensibili al luogo<\/em>\u201d<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Leoni 2025: tra memoria e futuri decentrati<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Leone d\u2019oro alla carriera<\/strong> a <strong>Meredith Monk<\/strong> sottolinea l\u2019importanza della voce come corpo, gesto e rito. Monk ha ridefinito il teatro musicale fondendo vocalit\u00e0 estesa, movimento e drammaturgia spaziale, un modello che influenza gran parte delle pratiche presentate quest\u2019anno. La sua presenza in Biennale non \u00e8 solo celebrazione retrospettiva, ma una lente per leggere il presente. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"725\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-725x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-58858\" srcset=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-725x1024.jpg 725w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-768x1085.jpg 768w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-1087x1536.jpg 1087w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-297x420.jpg 297w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-594x840.jpg 594w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-150x212.jpg 150w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-300x424.jpg 300w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-600x848.jpg 600w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-696x984.jpg 696w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1-1068x1509.jpg 1068w, https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2025\/08\/Meredith_Monk_Hartwig-Art-Foundation-Oude_Kerk_ph.-LNDWstudio_low-1.jpg 1241w\" sizes=\"auto, (max-width: 725px) 100vw, 725px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Diverso l&#8217;asse introdotto da <strong>Chuquimamani-Condori<\/strong>, l&#8217;artista americano-boliviano che quest&#8217;anno ricever\u00e0 il <strong>Leone D&#8217;argento<\/strong>. Cosmologie andine, elettronica come archivio di resistenze, club culture come politica dei corpi. Questi i riferimenti che suggerisce la sua carriera, tanto da aprire La Biennale verso visioni sonore non occidentali, segnando una direzione \u201cdecentrata\u201d che amplia i confini dell\u2019ascolto contemporaneo.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">From the Far Future: Carl Craig a Forte Marghera<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Accanto alle processioni lagunari e ai riti vocali, un altro polo fondamentale \u00e8 rappresentato dal programma <strong><em>From the Far Future<\/em> a Forte Marghera<\/strong>. Il titolo riprende quello dell\u2019album visionario di <strong>Carl Craig<\/strong>, leggenda della seconda ondata techno di Detroit, figura che ha espanso l\u2019eredit\u00e0 afrofuturista in una prospettiva cosmologica, dove il suono diventa mappatura immaginifica di altri tempi possibili. Craig inaugurer\u00e0 il ciclo con un dj set al Padiglione 30, evento che si annuncia come uno dei momenti pi\u00f9 iconici del festival. In apertura, un incontro intergenerazionale, quello con <strong>Mia Koden<\/strong>, nuova voce della bass culture britannica con radici nel reggae, drum &amp; bass e dubstep, che dialoga idealmente con Detroit attraverso una genealogia globale del clubbing. <br>Il programma ospiter\u00e0 anche <strong>DJ Marcelle<\/strong>, con i suoi collage sonori esplosivi e anti-genere, e <strong>STILL (Simone Trabucchi)<\/strong>, figura cardine dell\u2019underground italiano con le sue topografie dub e astratte.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea \u00e8 quella di trasformare Forte Marghera in una cattedrale temporanea della club culture, dove il clubbing non \u00e8 solo intrattenimento ma pratica estetica e politica.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">LSD Centre: La Stella Dentro<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">All\u2019interno delle Sale d\u2019Armi dell\u2019Arsenale prende vita l\u2019<strong>LSD Centre<\/strong> (<strong>La Stella Dentro<\/strong>), spazio dedicato all\u2019ascolto profondo, all\u2019incontro e allo scambio. Non \u00e8 una semplice area espositiva, ma un laboratorio vivo: qui si alternano installazioni, performance dal vivo, sessioni di ascolto e conferenze, tutte in dialogo con gli artisti del festival. <strong>L\u2019LSD Centre \u00e8 concepito come un \u201ccuore pulsante\u201d della Biennale<\/strong>: luogo di pausa, riflessione e immersione, ma anche di attivazione comunitaria. <br>L\u2019accesso sar\u00e0 possibile durante l\u2019intera durata del festival, con programmazioni giornaliere che intrecciano contributi sonori, pratiche discorsive e momenti di esperienza collettiva. In un contesto urbano come l\u2019Arsenale, l\u2019LSD Centre diventa una camera interiore, un osservatorio di ascolto in risonanza con i principi di Barbieri.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Temi curatoriali: rito, club, ecologia<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sono tre le grandi linee che attraversano la curatela di Barbieri per la Biennale Musica 2025 e potremmo riassumerle nel connubio tra <strong>Rito, voce e trance<\/strong>, una traccia che parte dal minimalismo mistico alla drone music come tecnologia emotiva. <br><strong>La memoria della club culture<\/strong> \u00e8 il secondo filone, dove si analizzano le genealogie Detroit\/UK che diventano linguaggio di nuove ritualit\u00e0 collettive. <br>Terza e ultima suggestione quella delle diverse <strong>ecologie del suono<\/strong>, ovvero strumenti, spazi e media in dialogo con ambienti non neutri, tra cui acqua, pietra, architetture risonanti. <\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Breve promemoria sugli artisti della Biennale 2025<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Meredith Monk<\/strong> \u2013 Compositrice, cantante e coreografa, Monk ha influenzato decenni di ricerca performativa. La sua trilogia <em>The Politics of Quiet<\/em> e lavori come <em>Cellular Songs<\/em> continuano a mostrare come la voce sia uno strumento di connessione spirituale e comunitaria. Alla Biennale la sua presenza \u00e8 chiave di lettura per ripensare il suono come ecologia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Chuquimamani-Condori<\/strong> \u2013 Artista aymara attiva tra musica elettronica, poesia e performance, ha pubblicato lavori che intrecciano identit\u00e0 indigena e sperimentazione radicale. L\u2019album <em>DJ E<\/em> e il progetto con la sorella come Elysia Crampton Chuquimia mostrano come il club possa diventare archivio cosmologico e spazio politico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Laurie Spiegel<\/strong> \u2013 Tra le prime a lavorare con sintetizzatori modulari e software compositivi, Spiegel ha creato opere come <em>The Expanding Universe<\/em> (1980), che anticipano l\u2019idea di musica generativa. La sua ricerca unisce algoritmi e sensibilit\u00e0 artigianale, aprendo al computer come strumento poetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Actress \u00d7 Suzanne Ciani<\/strong> \u2013 L\u2019incontro tra <strong>Darren J. Cunningham<\/strong> (Actress) e la pioniera dei sintetizzatori Buchla <strong>Suzanne Ciani<\/strong> rappresenta un cortocircuito tra due generazioni. Le improvvisazioni condivise mettono in dialogo estetiche apparentemente distanti, dalla techno astratta al gesto elettronico analogico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Catherine Christer Hennix<\/strong> \u2013 Compositrice, matematica e filosofa svedese, Hennix ha sviluppato un linguaggio che fonde drone, teorie modali non occidentali e pensiero mistico. L\u2019opera <em>The Electric Harpsichord<\/em> \u00e8 un manifesto di questo approccio, dove matematica e trance diventano indistinguibili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nkisi \/ DeForrest Brown Jr.<\/strong> \u2013 Nkisi, co-fondatrice del collettivo NON Worldwide, esplora poliritmie e trance ispirate a cosmologie africane. Brown Jr., con il libro <em>Assembling a Black Counter Culture<\/em>, propone una storiografia critica della techno di Detroit. Insieme, incarnano una prospettiva diasporica e politica dell\u2019elettronica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fennesz \/ Sunn O)))<\/strong> \u2013 Christian Fennesz ha ridefinito la chitarra processata come paesaggio digitale ed emotivo, da Endless Summer a Agora. I Sunn O))) hanno trasformato il drone metal in esperienza fisica estrema. Il loro dialogo in Biennale illumina due declinazioni dell\u2019intensit\u00e0 sonora.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Bendik Giske<\/strong> \u2013 Sassofonista norvegese, Giske unisce performance fisica, respiro e amplificazione diretta, fino a rendere lo strumento prolungamento del corpo. Il suo disco <em>Cracks<\/em> (2021) \u00e8 un esempio di vulnerabilit\u00e0 trasformata in virtuosismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mia Koden \/ DJ Marcelle<\/strong> \u2013 Mia Koden, ex membro del duo Sicaria Sound, esplora la bass culture britannica con un approccio attento a ibridazioni e nuove scene. DJ Marcelle, figura eclettica della scena europea, porta un archivio personale che mescola generi e contesti, sfidando ogni ortodossia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>STILL (Simone Trabucchi) \/ Invernomuto<\/strong> \u2013 STILL indaga le genealogie postcoloniali attraverso elettronica e dub, mentre Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) lavora tra cinema, arte visiva e musica. Insieme sviluppano un pensiero che unisce memoria diasporica e pratiche sperimentali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Rafael Toral<\/strong> \u2013 Musicista portoghese che fonde elettronica e improvvisazione. Traveling Light esplora minimalismo e suono come energia diffusa, creando ambienti sospesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Aleksi Per\u00e4l\u00e4<\/strong> \u2013 Compositore finlandese legato al concetto \u201cColundi Sequence\u201d: una scala alternativa che trasforma l\u2019ascolto in esperienza meditativa. Grace porta in Biennale la sua visione matematica ed estatica del suono.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Maxime Denuc<\/strong> &#8211; Artista francese che ha lavorato sugli organi a canne. In Elevations esplora la verticalit\u00e0 sonora, trasformando lo strumento in paesaggio di armoniche ascensionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>William Basinski<\/strong>  \u2013 Celebre per i Disintegration Loops, porta a Venezia <em>The Garden of Brokenness<\/em>, meditazione sull\u2019impermanenza e sulla memoria registrata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Luka Aron<\/strong> \u2013 Giovane compositore e performer, con <em>Up in the Bell Tower<\/em> trasforma la verticalit\u00e0 di campanili e torri in partitura spaziale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Graindelavoix \/ Jan Michiels <\/strong>\u2013 Ensemble vocale belga guidato da Bj\u00f6rn Schmelzer, qui con il pianista Michiels. Un progetto che mette in tensione polifonie arcaiche e interpretazioni radicali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Abdullah Miniawy<\/strong> \u2013 Poeta e cantante egiziano che fonde tradizione araba, elettronica e jazz. <em>Peacock Dreams<\/em>, il lavoro che porta a Venezia, \u00e8 visione onirica e politica del canto come resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Moritz von Oswald<\/strong> \u2013 Figura chiave della techno berlinese e dei Basic Channel, qui con un progetto minimale che spoglia il suono fino al silenzio come materia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mabe Fratti Trio<\/strong> \u2013 La violoncellista guatemalteca Mabe Fratti con I la Cat\u00f3lica (chitarra) e Gibran Andrade (batteria): un trio che unisce lirismo e improvvisazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>ASA-CHANG &amp; Junray<\/strong> \u2013 Duo giapponese noto per le contaminazioni eccentriche tra percussioni tradizionali, elettronica e pop sperimentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Francesca Fabrizi<\/strong> \u2013 Giovane artista italiana che esplora fragilit\u00e0 e intimit\u00e0 con un linguaggio sonoro minimale e delicato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fontanamix Ensemble \/ Giacinto Scelsi \/ Vahid Hosseini<\/strong> \u2013 L\u2019ensemble bolognese propone <em>Mur<\/em> di Hosseini, lavoro per due voci femminili che intreccia tradizioni persiane e ricerca timbrica scelsiana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Enrico Malatesta<\/strong> \u2013 Percussionista e ricercatore del suono, interpreta opere rarefatte e quasi impercettibili di Ullmann, dove l\u2019ascolto diventa estrema concentrazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lucy Railton<\/strong> \u2013 Violoncellista e compositrice inglese, con <em>Blue Veil<\/em> esplora le risonanze intime dello strumento, tra classico e elettronico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Jasmine Morris <\/strong>\u2013 Sound artist che lavora su texture elettroniche e voce. <em>So-\u014dn<\/em> indaga la memoria e l\u2019eco come materiali di scrittura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ellen Arkbro<\/strong> \u2013 Compositrice svedese di musica microtonale, porta un lavoro per organo e fiati che trasforma l\u2019intonazione in esperienza estatica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>FUJIIIIIIIIIIITA <\/strong> \u2013 Artista giapponese noto per il suo armonium modificato. <em>Resonant Vessel <\/em>trasforma lo strumento in corpo risonante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>res_<\/strong> &#8211;  <em>sounds in the ocean are closer than they appear<\/em> \u00e8 un progetto che lavora su registrazioni subacquee e ambienti sonori marini, interrogando la percezione acustica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Agnese Menguzzato<\/strong> \u2013 Giovane compositrice italiana che esplora pattern ritmici e stratificazioni timbriche in chiave contemporanea<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Morgana<\/strong> &#8211; Artista e curatrice sonora newyorchese, Morgana \u00e8 descritta come una \u201csonic alchemist\u201d che fonde elementi sintetici e organici in territori liminali, dove il suono diventa affetto e memoria instabile. A Venezia porta<em> Before Darkness Gated Us<\/em><br><br><strong>Moor Mother<\/strong> &#8211; Camae Ayewa, nota come Moor Mother,  incarna la tensione tra tradizione nera, politica e suono, confezionando una \u201cBlack quantum futurism\u201d che intreccia jazz, spoken word, noise e attivismo.<em> Shinkolobwe<\/em> \u00e8 il lavoro presentato a Venezia<br><br><strong>Ecco2K (DJ set)<\/strong> &#8211; Membro del collettivo Drain Gang, Ecco2K \u00e8 noto per un\u2019estetica vocale \u201cdissociativa\u201d: falsetti eterei, melodie sospese e una sensibilit\u00e0 visuale futuristica che coniuga musica, design e moda. Alcuni DJ set, come quello registrato per Boiler Room, mostrano la sua tendenza a destrutturare la forma del DJing convenzionale, provocando reazioni polarizzate nel pubblico<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una Biennale Musica espansa<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima Biennale Musica diretta da Caterina Barbieri si presenta come laboratorio di attenzione condivisa. Non un semplice cartellone, ma un dispositivo che intreccia suono, corpo e ambiente, costruendo comunit\u00e0 temporanee in spazi non convenzionali. La costellazione Barbieri non invita a \u201cconsumare\u201d concerti, ma a partecipare a esperienze che trasformano l\u2019ascolto in rito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">[<em>Le foto dell&#8217;articolo sono fornite da Ufficio Stampa La Biennale \u2013 Dmtpress \u2013 Emanuela Caldirola, in occasione della Biennale Musica 2025<\/em>]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Biennale Musica 2025 diretta da Caterina Barbieri ha aperto la biglietteria dal 18 agosto scorso. Tutto sulle traiettorie di una curatela che mette in corto circuito minimalismo, club culture e ritualit\u00e0 del suono, con una vera e propria geografia diffusa che non conosce molti eguali nella relazione concettuale tra citt\u00e0 e festival come esperienza espansa della stessa.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":58370,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[17,510,520],"tags":[],"class_list":["post-58851","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-concertieventi","category-coverstory","category-eventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58851","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=58851"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/58851\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/58370"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=58851"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=58851"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=58851"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}