{"id":59186,"date":"2025-12-15T15:59:09","date_gmt":"2025-12-15T13:59:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=59186"},"modified":"2026-05-06T22:58:42","modified_gmt":"2026-05-06T20:58:42","slug":"charlotte-rose-benjamin-hangover-il-video-tra-arte-tattile-e-mondi-generativi-diretto-da-chloe-desaulles","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/coverstory\/charlotte-rose-benjamin-hangover-il-video-tra-arte-tattile-e-mondi-generativi-diretto-da-chloe-desaulles.html","title":{"rendered":"Charlotte Rose Benjamin &#8211; Hangover: il video tra arte tattile e mondi generativi diretto da Chlo\u00e9 Desaulles"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Regista, visual director e artista legata all&#8217;interazione tra i new media, <strong>Chlo\u00e9 Desaulles<\/strong> \u00e8 cresciuta in Alsazia, si \u00e8 formata al Carnegie Mellon University con un percorso interdisciplinare tra neuroscienze e arte dei nuovi media, ed \u00e8 artisticamente attiva a New York. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua pratica si colloca tra storytelling e sviluppo tecnologico, con particolare attenzione verso il design immersivo e la visual art, aspetti che le hanno permesso di espandere i confini tipici del video musicale verso i confini della cosiddetta mixed reality, ovvero quel tipo di costruzione visiva in cui elementi fisici e inserti digitali condividono lo stesso spazio percettivo, rispondendo agli stessi vincoli di luce, profondit\u00e0, movimento e presenza e generando un&#8217;integrazione capace di passare attraverso un territorio espressivo comune.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tra i suoi committenti figurano nomi di rilievo assolutamente trasversali, che includono colossi come SONY Music e RCA Records, fino a brand fashion come Versace, realt\u00e0 tech come Apple, contesti editoriali come il New York Times.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Desaulles non si limita a \u201cgirare immagini\u201d, ma crea sistemi visivi che intrecciano processi analogici, mondo digitale e algoritmi generativi, usando strumenti come photogrammetria, machine learning, e tecniche di visualizzazione emergenti per esplorare concetti come memoria, ambiente, corpo e percezione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa miscela di ricerca tecnologica e sensibilit\u00e0 artistica la distingue da molti registi di videoclip tradizionali, perch\u00e9 il suo lavoro \u00e8 tanto critico quanto sensoriale, e spesso situato tra videoarte e sperimentazione visuale. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il videoclip intitolato <em><strong>Hangover<\/strong><\/em> e diretto per <strong>Charlotte Rose Benjamin<\/strong> \u00e8 un\u2019opera che si situa al confine tra video musicale e installazione visiva immersiva. Lo stile combinatorio mette insieme prospettive e tecnologie eterogenee dove i segmenti live action vengono rielaborati attraverso forme di modellazione 3D generativa. In questo senso l\u2019immagine reale della performer \u00e8 integrata con elementi digitali modellati in 3D, spesso assemblati e stratificati con tecniche di photogrammetria, dove un oggetto o un ambiente tridimensionale viene ricostruito a partire da fotografie reali, scattate da molte angolazioni diverse, e con l&#8217;impiego massivo del gaussian splatting, capace di creare spazi che non esistono come luoghi, ma alludono alla materializzazione di stati interiori, attraverso l&#8217;utilizzo di una distribuzione di punti che contribuisce alla forma complessiva, evitando quindi forme solide e rigide. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;ibridazione tra fisico e digitale che caratterizza i set, definisce gli elementi scenici attraverso forme tradizionali e aptiche, come il cut-out utilizzato per costruire ambienti e veri e propri arredi materiali, per poi immergere e rielaborare il tutto attraverso la modellazione 3D, cos\u00ec da sfumare i confini tra ricostruzione &#8220;reale&#8221; e virtualit\u00e0. L&#8217;utilizzo di algoritmi ad hoc per generare e orchestrare i mondi visivi indica un controllo narrativo che va oltre l\u2019efficacia estetica, riscrivendo l&#8217;accesso ai metodi e alle prassi di produzione stessa dell&#8217;immagine. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il risultato \u00e8 un immaginario liminale, dove <em>Hangover <\/em>risulta come vero e proprio paesaggio percettivo che rifugge la linearit\u00e0, mentre le luci, le texture e l&#8217;ideazione di interfacce fluide, evocano un senso di gravitazione emotiva che replica la tensione tra memoria e realt\u00e0 sollecitata dalle liriche del brano.  <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La performer stessa \u00e8 spesso rappresentata in uno spazio che oscilla tra presenza e dissolvenza, immersa com&#8217;\u00e8 in una \u201cnuvola\u201d di falene 3D, metafora visiva potente per un ciclo emotivo ambientale, come ha sottolineato la stessa Desaulles nella presentazione del progetto, capace di muoversi tra<em> realt\u00e0 fisica ed etere digitale<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attraverso il passaggio fluido tra superfici fisiche e virtuali, il video sembra riflettere il processo di dissolvenza del ricordo nella realt\u00e0 presente, trasformando lo spazio performativo nel luogo specifico dell&#8217;esperienza.   <br>La regia di Desaulles in questo senso privilegia un rapporto corpo-spazio che non \u00e8 illustrativo ma definito attraverso le strategie, le tecniche e i principi dell&#8217;arte generativa. L\u2019azione della performer infatti non si limita a \u201cmuoversi\u201d nella scena, ma configura lo spazio circostante in un dialogo fluido tra gesto fisico e comportamento digitale.<br>L&#8217;artista aveva gi\u00e0 mostrato interesse specifico per la spazializzazione dell&#8217;immagine e la relazione con gli elementi organici, basta pensare all&#8217;attenzione per il corpo vocalico nelle performance live ideate insieme a <strong>Lucky Daye<\/strong>. Hangover sviluppa ulteriormente queste implicazioni, passando da ambienti visivi \u201creattivi\u201d o di supporto scenico a un mondo audiovisivo autonomo, dove l\u2019idea di spazio diventa materia emotiva e simbolica. Ecco perch\u00e9 rispetto ad altre esperienze che includono performance visuals o design visivo di contesti live, <em>Hangover<\/em> \u00e8 pi\u00f9 vicino alla videoarte sperimentale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Desaulles \u00e8 artista da tenere d&#8217;occhio, per la sua capacit\u00e0 di ridefinire il videoclip, non pi\u00f9 prodotto promozionale standard, ma esperienza visiva autonoma in dialogo con le tecnologie emergenti e le possibilit\u00e0 narrative offerte dai nuovi media.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Desaulles \u00e8 artista da tenere d&#8217;occhio, per la sua capacit\u00e0 di ridefinire il videoclip come esperienza visiva autonoma, in dialogo con le tecnologie emergenti e le possibilit\u00e0 narrative offerte dai nuovi media. Note sullo splendido &#8220;Hangover&#8221; diretto per Charlotte Rose Benjamin<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":60642,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"video","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[510,874],"tags":[808],"class_list":["post-59186","post","type-post","status-publish","format-video","has-post-thumbnail","category-coverstory","category-visuals","tag-animazione","post_format-post-format-video"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=59186"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/59186\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60642"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=59186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=59186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=59186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}