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Jean Luc Godard: Lettera in movimento per Gilles JACOB and Thierry FREMAUX – Cannes 2014

Godard Porta a cannes un’opera sconvolgente che ci parla dal futuro; “il presente è morto” dice uno dei personaggi, e con la furia di un poema cinematografico, mette insieme immagini velocissime, colori saturi, parole che escono dallo schermo e si ricombinano in profondità con un uso del 3D materico, quasi tattile, non così distante da quello di Herzog nell’esondare dal quadro, ma ancora più radicale nella distruzione del concetto di inquadratura, perchè questa ormai risiede nelle possibilità di chi guarda, quasi un’esperienza pre formale, con il suono che erompe violentemente e la camera che diventa essa stessa un personaggio. Tutti i frammenti filosofici, cinematografici, storici, i segni il suono e la parola, le scritte i titoli e la natura, sembrano sfruttare il mezzo per collocarsi in profondità. Addio al linguaggio, per come lo abbiamo codificato.

Godard non era presente in conferenza stampa, all’ultimo secondo ha inviato una video lettera, una sorta di prolungamento o di preludio al film, che mette insieme alcune sue parole, estratti da alcuni suoi film più alcune citazioni da Jacques Prevert e Hannah Arendt.

“Caro Presidente, caro direttore e cari colleghi. Ancora una volta vi ringrazio per avermi invitato al festival, ma come sapete non faccio parte del sistema distributivo da molto tempo, e non sono dove voi pensate che io sia. Al momento sto seguendo un’altra strada. Ho abitato altri mondi, alcune volte per anni, altre per pochissimi secondi, protetto dagli appassionati di cinema; sono andato e rimasto”

[…]

“il rischio della solitudine è anche il rischio di perdersi, il filosofo lo accetta perchè accetta la verità di meravigliarsi su questioni metafisiche, che attualmente sono le sole che tutti si chiedono. La logica del filosofo è chiedersi se c’è un modo per trattenere l’altro, questo è quello che noi chiamiamo logica”

[…]

“Neanche io ho il cuore nella mia bocca (riprende una frase dal suo Re Lear, vista e ascoltata pochi secondi prima)
Così me ne vado dove il vento soffia (si vede un’immagine di Truffaut con una macchina da presa) cosi come le foglie d’autunno quando vengono spazzate via.
L’anno scorso, per esempio, ho preso la tramvia, che è una metafora, la metafora e….”

[…]

“tornare, tornare a pagare dal 1968 all’Havana Bar…e adesso, credo che la possibilità di spiegare le cose sia la sola scusa per combattere con il linguaggio…come sempre, credo che non sia possibile…questo 21 maggio…questo non è più un film, ma semplicemente un waltzer, mio presidente (si sente “take this waltz” di Leonard Cohen e un sample brevissimo della voce di Bob Dylan) per trovare il giusto equilibrio con il vicino destino

Cordialmente

Jean luc Godard”

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