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Des nouvelles de la planète Mars di Dominik Moll – Berlinale 66: Concorso

Dici anni dopo “Lemming ” Dominik Moll torna a collaborare con lo sceneggiatore Gilles Marchand e asciuga la propensione spinta alla metamorfosi grottesca con un film che mantiene tutti gli elementi del suo cinema sopra le righe e spesso sopra il cinema stesso, ma in una forma più dinamica dove l’elemento iperreale sembra non sostituire la casualità della vita. Sembra, appunto, perché non è sufficiente scegliere un impianto drammaturgicamente realistico per poter dire di avvicinarsi alla “verità”, seppur caotica e assurda, della vita. Per Philipp Mars, padre di famiglia e informatico, confrontarsi con i figli, l’ex moglie, i colleghi di lavoro e la sorella è un vero e proprio processo di integrazione con le loro numerose diversità. Aggredito dal vegetarianesimo del figlio, dalla pittura “oscena” della sorella che mostra i genitali dei genitori nei suoi ritratti erotici, dovrà affrontare anche la follia di Jérôme, un collega completamente fuori di testa che tra gli altri eccessi, gli mozzerà un orecchio. L’unico dilogo possibile sembra quello con i genitori defunti che appaiono a Philipp da una dimensione parallela, disposti anche a fermare il tempo per aiutare il figlio in questa difficile battaglia con la realtà.
Su queste basi, il cinismo di Moll e l’idea che una realtà fondamentalmente assurda sia produttrice di segni ipertrofici del tutto ininterpretabili, offre l’alibi al regista di origini tedesche per inanellare sequenze causa effetto affidate al talento di François Damiens e a quello di Vincent Macaigne, personaggi opposti e complementari che sembrano includere il film tra due polarità solo apparentemente opposte: freddezza sistematica e sberleffo altrettanto calcolato. Tra questi estremi il cinema di Dominik Moll, anche quando fa ridere, o meglio, quando dissimula il suo sadismo di fondo con l’effetto sorpresa della risata (vedi quando il cagnolino della sorella di Philipp viene gettato da un ponte), rimane entro coordinate fondamentalmente disoneste, chiudendo punto di vista e libertà della visione in una scatolina dove qualsiasi combinazione diventa possibile. Attori e personaggi trattati come Lemmings sono gli aspetti principali del cinema di Dominik Moll e sembra quasi impossibile dire allo “spettatore critico” divertito da questi piccoli puzzle disumanizzati e masturbatori, che dietro la sua risata c’è probabilmente qualcosa di patologico non meno preoccupante dei progetti dinamitardi di Jérôme

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