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Winter on Fire di Evgeny Afineevsky a Venezia 72 – la conferenza stampa

Winter on Fire di Evgeny Afineevsky – Ucraina, 85’ (Documentario), Fuori concorso, la conferenza stampa.

Sinossi di Winter on Fire di Evgeny Afineevsky, Venezia 72:

Il documentario Winter on Fire, di Evgeny Afineevsky, racconta i 93 giorni delle manifestazioni di Piazza Maidan avvenute tra il 2013 e il 2014.
Le manifestazioni cominciano nella notte del 21 novembre 2013 a seguito della sospensione, da parte del Governo ucraino, di un accordo di libero scambio (il DCFTA) tra l’Ucraina e l’Unione europea. Le manifestazioni sono inizialmente portate avanti dagli studenti, ma ben presto si allargheranno a tanti settori della società civile ucraina, uniti nell’opposizione al corrotto ed autoritario Presidente Viktor Yanukovych che ricorre sempre più alla violenza della polizia per arginare le proteste del popolo ucraino.

Qual’è stata la genesi del film, come nasce l’idea di girare un documentario sulle manifestazioni di Euromaidan?

Evgeny Afineevsky, regista di Winter on Fire, in conferenza stampa a Venezia 72:

Sono stato invitato ad andare in piazza Maidan, dal mio produttore, e fin dal primo giorno abbiamo trovato molto affascinante la crescita del movimento.  Abbiamo deciso di riprendere i dimostranti giorno dopo giorno per documentare e costruire la storia delle persone che stavano protestando.

Perchè ti sei occupato di documentari? Visto il tuo diverso background come regista?

Penso che un cineasta debba occuparsi anche di documentari per potersi definire un regista completo. Sono quindi felice di aver avuto la possibilità di fare un documentario sulle rivolte di Euromaidan e di raccontare una pagina molto importante della recente storia ucraina.

Come è stato reperito il materiale per realizzare questo film? Inoltre, mi sembra che il ritmo di questo film si avvicini molto a quello di un thriller anche grazie ad una colonna sonora molto bella, è daccordo?

Non ho girato interamente da solo Winter on fire, prosegue Evgeny Afineevsky in conferenza stampa a Venezia 72.

Ho avuto a disposizione una serie di operatori che ci ha aiutato a raccontare il movimento da tanti punti di vista, scoprendo aspetti molto interessanti e diversi. Questo film è frutto di un lavoro collettivo, ciascun membro della squadra ha dato il suo contributo ed è stato fondamentale per la riuscita di questo documentario.

La storia che raccontiamo è molto drammatica, ma non abbiamo fatto nessuna forzatura.
Sono le vicende che narriamo nel film che possono far pensare, nella loro drammaticità al ritmo di un thriller. Sicuramente la colonna sonora ha un ruolo importante così come il montaggio. Avevamo tantissimo materiale a disposizione, è stata fatta anche un’opera di selezione e collage notevole.

Lei ha intervistato molti manifestanti, ma nel film, non avete intervistato i poliziotti, è stata una scelta voluta o era impossibile intervistarli?

Volevo raccontare la storia di Maidan attraverso la gente di piazza Maidan.

Volevo tenermi lontano dalle parti politiche e la polizia fa parte, secondo me, delle forze politiche che governavano l’Ucraina durante gli avvenimenti raccontati dal film. Volevo dare voce esclusivamente alle persone che sono scese in piazza e che sono state represse così violentemente.

Nel mio film voglio mostrare che l’unità tra le persone è il fattore che permette alla gente di resistere e di ottenere i suoi scopi. Volevo che Winter on fire fosse un “monumento” alle persone che hanno partecipato alle dimostrazioni di piazza. Volevo anche raccontare come il cambiamento dell’Ucraina sia nelle mani delle nuove giovani generazioni.

E’ stato difficile intervistare le persone di piazza Maidan?

No, è stato facile, tutti volevano raccontare la loro storia e volevano essere ascoltati. I manifestanti volevano che le loro voci arrivassero al mondo intero, nessuno aveva problemi a farsi riprendere davanti ad una telecamera.

La violenza dello stato contro i manifestanti è molto forte, ed emerge pienamente nel film. Le chiedo una valutazione politica su questi fatti. Spesso sembrava che le persone stessero andando al massacro senza speranza, c’era modo di poter difendere i manifestanti? Era possibile un’altra strada rispetto alla partecipazione pacifica così fortemente repressa dalla polizia?

130 morti in 93 giorni, questo il bilancio di quei giorni. Tutto è cominciato come una dimostrazione pacifica, nessuno si aspettava che si sarebbe verificato un massacro così sanguinario da parte delle autorità. A partire dal gennaio 2014, dopo l’approvazione di leggi fortemente autoritarie, il governo ha deciso una repressione molto violenta delle manifestazioni. La gente di Maidan si rese conto che non c’era modo di tornare indietro e che non si poteva fare altro che continuare a manifestare. Il mio film parla dello spirito umano, e dell’importanza delle giovani generazioni nel favorire il cambiamento in Ucraina.

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