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Barbecue di Eric Lavaine: la recensione

Scritto insieme al fedele Hector Cabello Reyes, il nuovo film di Eric Lavaine punta su un cast che ha attraversato gli ultimi anni di commedia Francese, quella di registi come Danny Boon, James Huth, Agnès Jaoui, Pierre-François Martin-Laval. Immersi completamente nella retorica del film generazionale, i cinquantenni di “Barbecue” si ritrovano quasi sempre intorno ad una tavola, “balletto dove le persone interpretano ognuno un ruolo specifico”, come sottolinea la voce fuori campo di Antoine (Lambert Wilson), uomo di mezza età che ormai da anni mette a disposizione di amici e conoscenti la villa di famiglia immersa nel verde della provenza. E saranno proprio le conseguenze di un infarto che lo spingeranno a confrontarsi con la sua vita e quella degli amici, in occasione di un nuovo convivio che li riunirà tutti nella residenza estiva.

La routine godereccia dell’uomo, sbilanciata tra l’amore per la moglie Véronique (Sophie Duez) e fugaci avventure extraconiugali, dovrà interrompersi per seguire una vita più morigerata in linea con le indicazioni del cardiologo. Per Antoine è un segno insopportabile del tempo che passa, tanto da sfruttare l’occasione del nuovo ritrovo per una resa dei conti affettiva che secondo il suo punto di vista, spezzerà quell’ipocrisia senza fondo che tiene insieme tutte le relazioni della sua vita, dall’amore coniugale al rapporto con gli amici.

Lavaine filma con quella spinta concentrica che delinea le linee di forza di una dinamica prettamente teatrale e cerca di liberare il ritmo della commedia borghese in un continuo vagare tra pranzi, picnic, occasioni conviviali che per una ragione o un’altra vengono interrotti all’apice della condivisione gastronomica, un po’ come fosse una riproposizione scialba dei pranzi borghesi Bunueliani.
Perchè al posto della forza irridente, prende piede un sentimento di nostalgica malinconia che mette in luce la vulnerabile normalità del quotidiano, senza la volontà di graffiare, tanto che il film potrebbe anche essere inteso come un racconto crepuscolare, intimo e soggettivo del personaggio interpretato da Lambert Wilson, vero e proprio centro drammaturgico, capace fare e disfare la scena.

Tolto questo, “Barbecue” è un film stanco che gira su se stesso e che per certi versi sintetizza il peggio della commedia Francese, quella particolarmente sottotono e basata sul palleggio esacerbato di gesti, posture e battute.

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