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The Reunion di Anna Odell: l’approfondimento in anteprima

The Reunion, il film della svedese Anna Odell distribuito da Tycoon Distribution dal 25 ottobre. Le origini

Anna Odell, nell’interpretazione di se stessa, partecipa ad una riunione di ex compagni di classe, allestita dopo 20 anni dagli anni della scuola e riuniti tutti insieme per una cena celbrativa. L’atmosfera festosa viene presto interrotta dalle recriminazioni di Anna; vengono a galla, uno dopo l’altro, tutti i conflitti di un periodo terribile come quello dell’adolescenza, quando veniva evitata, derisa e osteggiata dai compagni di classe. Un gioco al massacro quello del primo lungometraggio della Odell presentato in concorso alla 28ma Settimana internazionale della critica durante la 70° Mostra del Cinema di Venezia, che crea a poco a poco un doppio livello di finzione, non troppo diverso dall’ambito  in cui l’artista Svedese si è mossa fino ad ora e dalle attitudini che ha dimostrato in un noto scandalo “performativo” avvenuto in svezia nel 2009.

The Reunion, chi è Anna Odell

Anna Odell, classe 1973, studia arte presso due noti Istituti Svedesi, l’University College of Arts, Craft and Design e il Royal Institute of Art.
Personaggio molto conosciuto nell’ambito dell’arte performativa Svedese, fece parlare di se per un’installazione cross mediale che indagava i processi della psicosi in relazione al potere e al funzionamento del vigente sistema sanitario; l’esperimento, realizzato durante il periodo della sua laurea, generò reazioni molto forti tra cui quella di David Eberhard, responsabile del settore psichiatria al St. Goran di Stoccolma: “Sarebbe l’ora che la Odell se ne tornasse a scuola, che il suo responsabile le tagliasse i capelli, e che infine si cercasse un vero lavoro”.

Ma cosa aveva creato tutto questo scandalo?

Anna Odell – lo scandalo del finto tentato suicidio

Parte del progetto della Odell consisteva nel suicidarsi gettandosi da un ponte; quando l’ospedale psichiatrico e la polizia del luogo, allertati, cercarono di fermare la donna, la trovarono in stato alterato mentre rivendicava la veridicità della sua performance a suon di calci e pugni, un campionario di ostilità assortita che continuerà in ospedale dove sputerà alle infermiere e a tutto lo staff di psichiatria. Verrà quindi sedata, trascorrerà la notte in psichiatria e gli verrà diagnosticata una pericolosa instabilità. La Odell, di li a poco, confesserà il funzionamento del suo personale gioco; si trattava di una vera e propria messa in scena, un atto performativo finzionale, rivelazione che contribuì ad aggravare la sua posizione, considerato l’atteggiamento inqualificabile e “privo di vergogna” avuto con i dottori, il reparto e tutti i pazienti e soprattutto valutando l’impiego di risorse ed energie destinate ad un uso pubblico. Mentre la Odell continuava con ostinazione a rivendicare l’integrità artistica della sua performance, il dottor Eberhard dichiarò: “questa è arte? che si sfoghi dipingendo!”

The Reunion dI Anna Odell. Dolore e perfomance, la recensione del film Premio FIPRESCI come Miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica a Venezia 70

Anna Odell è un’artista contemporanea molto nota in Svezia, si occupa principalmente della relazione tra spazio performativo e installazioni cross-mediali e ha cominciato a farsi conoscere dal 2009 in poi grazie ad un evento unico realizzato durante la conclusione dei suoi studi a carattere artistico.

Simulando un suicidio open air dal parapetto di un ponte, Anna si fa prelevare in extremis dal personale di una struttura ospedaliera; nel tentativo di affermare la sua libertà, porta all’estremo limite la tensione, ribellandosi, sputando in faccia alle infermiere, appellando malamente il personale di sala. Passerà una notte in psichiatria dopo esser stata giudicata come soggetto instabile ed infine sedata, per poi confessare lo sviluppo di uno studio performativo nel suo farsi, messo in scena per dimostrare l’approccio discutibile delle strutture sanitarie rispetto ad un caso delicato come quello di un tentato suicidio.

Återträffen prende le mosse dallo spirito di questo happening tra messa in scena e performance concettuale, scavando nella vita personale della stessa Odell e lavorando su una stratificazione molto simile a quella appena descritta, con intenzioni forse più antropologico-sociali che terapeutiche.

Il film comincia in medias res, ci troviamo ad una festa di vecchi compagni di classe delle medie ormai tutti adulti; Anna arriva quasi per ultima, si accomoda a tavola e dopo pochi minuti dall’inizio della cena si alza in piedi per ricordare a molti dei commensali quanto dolorosi fossero stati gli anni della prima adolescenza, e quanto sistematica e crudele si fosse rivelata l’esclusione messa in atto da tutti nei suoi confronti. Descriverà ad un gruppo di adulti attoniti, gli episodi di bullismo, le crudeltà subite, e quanto questo abbia influito sulla sua crescita in termini di autostima. Il clima diventerà incandescente, fino a sfiorare l’aggressione fisic; tutti i commensali, visibilmente turbati da un misto di senso di colpa e di vigliaccheria, prenderanno di peso Anna, la sbatteranno fuori e la caricheranno su un taxi, cacciandola dalla festa.

The Reunion di Anna Odell, reality e realtà

Presto scopriremo che questi primi venti minuti, sono in realtà un film nel film, un breve mediometraggio realizzato da Anna allo scopo di reclutare i suoi vecchi compagni e invitarli a visionarlo. Lo scopo, lo dirà la stessa Anna ad uno di loro, non è terapeutico ne vendicativo, ma semplicemente un’analisi comportamentale, verificare le reazioni, capire le motivazioni, osservare come si sarebbero potute comportare le persone coinvolte in una situazione simile.

Da qui in poi il film mette in sequenza gli incontri di Anna con i “veri” compagni di classe che accetteranno di vedere il film per commentarlo in sua compagnia, in una sorta di doppio teatrino virtuale che in entrambi i casi, nasconde abilmente la sorgente dell’occhio, come nei migliori reality o nel gioco di falsificazione degli horror costruiti su un’idea generica di found footage.
Le reazioni si succedono in un misto di sorpresa, incredulità, incapacità di riconoscersi rappresentati in un certo modo a distanza di anni, quindi uno scollamento flagrante tra rappresentazione, percezione della propria realtà, rifiuto, sufficienza, oppure vera e propria resistenza al confronto.

In mezzo a loro, Anna Odell, tra timidezza e assertiva volontà di controllo, che trasforma in un doppio evento performativo un pezzo della propria vita.

Th Reunion di Anna Odell, un film senza alcun coinvolgimento emotivo

Eppure non si avverte coinvolgimento emotivo, ma una distanza forse più conseguente che realmente voluta; perchè Återträffen non arriva quasi mai a fondo né ci propone uno sguardo multisoggettivo come ci saremmo aspettati, rimane a distanza, esattamente come la stessa Odell che registra adesioni o rifiuti senza che questi modifichino il percorso e la tessitura  dell’ordito.

Al di là delle motivazioni, anche contradditorie, che il film non si azzarda a recuperare,  il veicolo principale sembra essere la parola come unica forma di disvelamento, questa è scagliata, oppure resa oggetto di una conversazione comune, non entra mai in relazione con l’immagine né modifica lo spazio performativo più di quanto non si sarebbe potuto fare in un prodotto dalla quadratura televisiva.

C’è da chiedersi se in un contesto, forse dall’impostazione teatrale e cross-mediale, la Odell si sarebbe mossa con più sicurezza rispetto al mezzo Cinema in quel contrasto tra rappresentazione e coinvolgimento traumatico che ci saremmo aspettati di vedere; purtroppo Återträffen  non sembra in grado di elaborare uno sguardo di confine tra finzione e documentazione così da confondere le differenze invece di accentuarle.

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