“Dressed to Kill” è ancora oggi un formidabile testo filmico di rispecchiamenti intersoggettivi che stimola numerose traiettorie analitiche. Nonostante le feroci proteste che accompagnarono l’uscita del film nelle sale statunitensi, Brian De Palma costruisce una complessa fenomenologia della percezione, per poi rendere instabile proprio il dispositivo che la sottende, inclusi i meccanismi di identificazione e distacco, prossimità e distanza dai s/oggetti rappresentati. L’approfondimento di Michele Faggi
Vestito per uccidere di Brian De Palma: approfondimento
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