Charlotte Rose Benjamin – Hangover: il video tra arte tattile e mondi generativi diretto da Chloé Desaulles

Desaulles è artista da tenere d'occhio, per la sua capacità di ridefinire il videoclip come esperienza visiva autonoma, in dialogo con le tecnologie emergenti e le possibilità narrative offerte dai nuovi media. Note sullo splendido "Hangover" diretto per Charlotte Rose Benjamin

Regista, visual director e artista legata all’interazione tra i new media, Chloé Desaulles è cresciuta in Alsazia, si è formata al Carnegie Mellon University con un percorso interdisciplinare tra neuroscienze e arte dei nuovi media, ed è artisticamente attiva a New York.

La sua pratica si colloca tra storytelling e sviluppo tecnologico, con particolare attenzione verso il design immersivo e la visual art, aspetti che le hanno permesso di espandere i confini tipici del video musicale verso i confini della cosiddetta mixed reality, ovvero quel tipo di costruzione visiva in cui elementi fisici e inserti digitali condividono lo stesso spazio percettivo, rispondendo agli stessi vincoli di luce, profondità, movimento e presenza e generando un’integrazione capace di passare attraverso un territorio espressivo comune.

Tra i suoi committenti figurano nomi di rilievo assolutamente trasversali, che includono colossi come SONY Music e RCA Records, fino a brand fashion come Versace, realtà tech come Apple, contesti editoriali come il New York Times.

Desaulles non si limita a “girare immagini”, ma crea sistemi visivi che intrecciano processi analogici, mondo digitale e algoritmi generativi, usando strumenti come photogrammetria, machine learning, e tecniche di visualizzazione emergenti per esplorare concetti come memoria, ambiente, corpo e percezione.

Questa miscela di ricerca tecnologica e sensibilità artistica la distingue da molti registi di videoclip tradizionali, perché il suo lavoro è tanto critico quanto sensoriale, e spesso situato tra videoarte e sperimentazione visuale.

Il videoclip intitolato Hangover e diretto per Charlotte Rose Benjamin è un’opera che si situa al confine tra video musicale e installazione visiva immersiva. Lo stile combinatorio mette insieme prospettive e tecnologie eterogenee dove i segmenti live action vengono rielaborati attraverso forme di modellazione 3D generativa. In questo senso l’immagine reale della performer è integrata con elementi digitali modellati in 3D, spesso assemblati e stratificati con tecniche di photogrammetria, dove un oggetto o un ambiente tridimensionale viene ricostruito a partire da fotografie reali, scattate da molte angolazioni diverse, e con l’impiego massivo del gaussian splatting, capace di creare spazi che non esistono come luoghi, ma alludono alla materializzazione di stati interiori, attraverso l’utilizzo di una distribuzione di punti che contribuisce alla forma complessiva, evitando quindi forme solide e rigide.

L’ibridazione tra fisico e digitale che caratterizza i set, definisce gli elementi scenici attraverso forme tradizionali e aptiche, come il cut-out utilizzato per costruire ambienti e veri e propri arredi materiali, per poi immergere e rielaborare il tutto attraverso la modellazione 3D, così da sfumare i confini tra ricostruzione “reale” e virtualità. L’utilizzo di algoritmi ad hoc per generare e orchestrare i mondi visivi indica un controllo narrativo che va oltre l’efficacia estetica, riscrivendo l’accesso ai metodi e alle prassi di produzione stessa dell’immagine.

Il risultato è un immaginario liminale, dove Hangover risulta come vero e proprio paesaggio percettivo che rifugge la linearità, mentre le luci, le texture e l’ideazione di interfacce fluide, evocano un senso di gravitazione emotiva che replica la tensione tra memoria e realtà sollecitata dalle liriche del brano.

La performer stessa è spesso rappresentata in uno spazio che oscilla tra presenza e dissolvenza, immersa com’è in una “nuvola” di falene 3D, metafora visiva potente per un ciclo emotivo ambientale, come ha sottolineato la stessa Desaulles nella presentazione del progetto, capace di muoversi tra realtà fisica ed etere digitale.

Attraverso il passaggio fluido tra superfici fisiche e virtuali, il video sembra riflettere il processo di dissolvenza del ricordo nella realtà presente, trasformando lo spazio performativo nel luogo specifico dell’esperienza.
La regia di Desaulles in questo senso privilegia un rapporto corpo-spazio che non è illustrativo ma definito attraverso le strategie, le tecniche e i principi dell’arte generativa. L’azione della performer infatti non si limita a “muoversi” nella scena, ma configura lo spazio circostante in un dialogo fluido tra gesto fisico e comportamento digitale.
L’artista aveva già mostrato interesse specifico per la spazializzazione dell’immagine e la relazione con gli elementi organici, basta pensare all’attenzione per il corpo vocalico nelle performance live ideate insieme a Lucky Daye. Hangover sviluppa ulteriormente queste implicazioni, passando da ambienti visivi “reattivi” o di supporto scenico a un mondo audiovisivo autonomo, dove l’idea di spazio diventa materia emotiva e simbolica. Ecco perché rispetto ad altre esperienze che includono performance visuals o design visivo di contesti live, Hangover è più vicino alla videoarte sperimentale.

Desaulles è artista da tenere d’occhio, per la sua capacità di ridefinire il videoclip, non più prodotto promozionale standard, ma esperienza visiva autonoma in dialogo con le tecnologie emergenti e le possibilità narrative offerte dai nuovi media.

Michele Faggi
Michele Faggihttps://www.indie-eye.it/recensore
Michele Faggi è il fondatore di Indie-eye. Videomaker e Giornalista regolarmente iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana, è anche un critico cinematografico. Esperto di Storia del Videoclip, si è occupato e si occupa di Podcast sin dagli albori del formato. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato per 20 anni di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e nuovi media.
Desaulles è artista da tenere d'occhio, per la sua capacità di ridefinire il videoclip come esperienza visiva autonoma, in dialogo con le tecnologie emergenti e le possibilità narrative offerte dai nuovi media. Note sullo splendido "Hangover" diretto per Charlotte Rose BenjaminCharlotte Rose Benjamin - Hangover: il video tra arte tattile e mondi generativi diretto da Chloé Desaulles