Dei tre video pubblicati dai PVA per promuovere il loro ultimo e notevole “No more like this“, “Send” è il più interessante. Machinesinger, studio audiovisivo fondato da Roma Taylor e Sam Harding, impegnati nello sviluppo di realtà visivo-immersive per musica dal vivo, spazi artistici e brand, sono i creativi dietro alla clip.
Harding, che è anche il titolare del progetto elettronico noto come Fen Sage, è partito da li per estendere la sua sperimentazione visuale ad altri artisti come Jill Scott, Sampha e Kelly Lee Owens, elaborando principalmente ambienti virtuali per live show.
Ritmo, narrazione e luce sono il cuore della ricerca di Machinesinger e per PVA hanno sviluppato un’estetica che riproduce e simula i disturbi del segnale analogico e le interferenze di tipo CRT, dove la figura dei performer viene dissolta in una trama di interferenze.
Il corpo, più che distorto, viene assorbito dal rumore con una progressione visibile nel frame e una materia visiva granulare. C’è ovviamente una relazione stretta con la fusione che i PVA propongono, tra forme industrial, dancefloor e spoken word, dove ogni elemento collassa nell’altro.
Il video è una trasposizione visiva dei beat e del looping, in termini di equivalenza strutturale.
Il testo stesso e i frammenti delle liriche invadono il campo visivo, ma non in termini descrittivi.
La parola è agente di erosione, invade volti e corpi e li rende infine illeggibili, come se il transito procedesse dalla perdita del valore linguistico, fino al rumore e alla sua rappresentazione visuale.
Viene in mente, con tecniche e ambiti diversi, il lavoro di Fullerene sulla parola.
Se in quest’ultimo caso la composizione vettoriale era al centro di un discorso di mutazione delle forme e dei linguaggi della grafica, il processo che interessa a Machinesinger è quello dell’autonomia della macchina stessa nel punto in cui questa procede a degradare le informazioni: testi e immagini ri-processate fino a perdere la loro funzione segnica.
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