giovedì, Settembre 16, 2021

Franco Battiato & Pino ‘Pinaxa’ Pischetola – Joe Patti’s Experimental Group: Ritorno alle Porte del Cosmo

Per il sottoscritto, trovarsi a recensire un disco di Franco Battiato (nel caso specifico, un disco scritto a quattro mani con lo storico sound engineer Pino “Pinaxa” Pischetola) significa subire lo stesso tipo di pressioni che si scatenerebbero nel passare al vaglio l’integrità di un padre o l’infallibilità di un mentore. È un compito gravoso, falsato per di più dalla convinzione inconscia che il soggetto in questione sia esente da ogni umana critica. Ed in effetti nessuno riuscirà mai ad estorcermi l’affermazione che Joe Patti’s Experimental Group sia un brutto disco. Battiato – a parere di chi scrive – non sarebbe in grado di fare qualcosa di meno che buono nemmeno se ci si mettesse d’impegno.

Tuttavia mi sembra legittimo chiedersi quale valore possa avere oggi un disco come questo, soprattutto se inquadrato nel più ampio contesto della discografia del maestro. Ai suoi esordi Franco ha attraversato le “porte del cosmo che stan lassù in Germania”, quando in pochissimi – specie qui in Italia – si erano accorti della loro esistenza. Nel proseguo del suo periodo sperimentale si è misurato con il minimalismo e con l’avanguardia colta, per poi approdare con L’Era del Cinghiale Bianco ad una personalissima forma canzone. Forma che negli anni ha subito numerose ed interessanti mutazioni. La canzonetta elettronico-intellettuale della prima metà degli anni ’80 è stata in un primo momento trasfigurata da influssi classici ed orientali, in concomitanza con l’inizio di un percorso di ricerca spirituale che l’autore porta avanti ancora oggi.

A ridosso della collaborazione con Sgalambro il nostro ha riscoperto il suono della chitarra elettrica, tornando sul principio del nuovo millennio ad un pop elettronico di qualità. A fronte di un eclettismo tanto accentuato, ciò che ha sempre reso inconfondibile lo “stile Battiato” è quel misto di elitarismo intellettuale, affondo popolare ed anelito verso la trascendenza. Elementi che hanno costantemente permesso al compositore catanese di procedere, se non alla testa, quantomeno in parallelo (e a debita distanza) rispetto alle varie correnti della musica pop contemporanea. Dispiace dunque constatare come questo ritorno all’elettronica sperimentale si riveli, di converso, una sorta di nostalgico amarcord. In parte del tutto conscio, beninteso.

Battiato ha dichiarato fin da subito di aver integrato materiale live dei primi anni ’70 con nuove registrazioni in studio. Ed agli appassionati non sfuggirà di certo il fatto che alcuni dei brani cantati di Joe Patti’s Experimental Group (che, nel complesso, sono rari) riprendano vecchi testi dell’autore. Ma l’amaro in bocca, nondimeno, resta: Le voci si faranno presenze incrocia il Camisasca de La Finestra Dentro con la Laurie Anderson di O Superman, Klavier sfiora la ambient di Brian Eno, Cern è puro terrore cosmico à la Tangerine Dream/Popol Vuh. Tutte cose che il nostro aveva già vissuto e proposto quarant’anni fa. I tentativi di aggiornamento del suono, se possibile, sortiscono effetti ancor più deludenti: la ritmica con cui Pinaxa affianca i pad ambientali di Leoncavallo rende il brano assimilabile al trip-hop di metà anni ’90; l’assalto techno che travolge la parte centrale de L’isola Elefante sortisce effetti simili a quello che deflagrava su Born Slippy degli Underworld, mentre la ripresa muscolare di Propriedad Prohibida (originariamente su Clic, del 1975, e qui intitolata Proprietà Proibita) si avvicina pericolosamente a Escape Velocity dei Chemical Brothers.

Si dirà che il nostro Franco aveva cominciato a sperimentare con sonorità di questo tipo ben prima dei succitati soggetti, i quali andrebbero al limite considerati suoi epigoni. Tutto vero. Ma se gli enfant prodige della stagione techno possono permettersi di citare la tradizione, omaggiandola e rinsaldando i legami con essa nel solco di un percorso evolutivo coerente, a quale scopo Battiato (che a tutti gli effetti, in tale contesto, rappresenta la tradizione) dovrebbe citare sé stesso? Ai posteri e agli illuminati l’ardua sentenza.

 

Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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