Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

I Laibach arrivano in Italia per due date il 22 e il 23 aprile, rispettivamente a Trieste e a Bologna. Nati nel 1980 nella città industriale di Trbovlje, in Slovenia, si sono recentemente esibiti a Pyongyang portando la loro re-interpretazione di "The Sound of Music", il noto musical di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. In occasione delle due date italiane li abbiamo intervistati 

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I Laibach festeggiano 35 anni di carriera con il loro “The Sound of Music” tour che ad aprile toccherà L’Italia per due date.
Nati nel 1980 nella città industriale di Trbovlje, in Slovenia, sono la band più famosa e discussa a livello internazionale, tra quelle nate in un paese comunista dell’Europa dell’Est. Il collettivo Sloveno, nato nello stesso anno in cui Tito muore, ha sempre lavorato in modo non riconciliato con i simboli del potere totalitario, tanto da arrivare ad esibirsi a Pyongyang in occasione del 70esimo anniversario della liberazione dall’occupazione giapponese della penisola coreana: diventando così il primo gruppo straniero ad esibirsi in Corea del Nord.

Per le due date italiane ( 22 aprile presso il Trieste @SSG/ Teatro Stabile Sloveno e
23 aprile presso Bologna @Locomotiv Club ) i Laibach presenteranno una parte del programma proposto nella loro storica esibizione di Pyongyang, oltre a pezzi tratti – e da loro reinterpretati in maniera straordinaria – dal famoso musical “The Sound of Music” . Inoltre sarà possibile ascoltare alcuni dei loro successi più vecchi come “Now You Will Pay” e “The Great Divide”, entrambi inclusi nell’album WAT uscito nel 2003 e riguardanti il tema più che mai attuale dell’emigrazione e dei rifugiati in Europa.

In occasione del loro tour li abbiamo intervistati:

Benvenuti su Indie-eye. La mia prima domanda è relativa al vostro recente live in Corea del Nord e sul modo in cui avete usato nella vostra carriera i simboli del potere per rovesciarne il significato anche attraverso scelte pericolose. Perché proprio Pyongyang?

È la città più alla Laibach nel mondo, oltre Washington D.C. naturalmente. Ci siamo sentiti quasi come a casa quando siamo arrivati.

E per quanto riguarda il regime, quali segni avete trovato dentro la città, sia positivi che negativi?

Ci troviamo abbastanza a disagio nell’osservare le cose attraverso la dicotomia “bianco e nero”. Le persone dicono spesso che la bellezza è negli occhi di chi guarda, per quanto ci riguarda l’aspetto più liberatorio della bellezza è considerare che siamo proprio noi a guardare. Questo ci consente di cercare bellezza (e anche libertà) in posti dove altri non oserebbero cercarle, incluso paesi come la Corea del Nord dove c’è un’estetica completamente differente rispetto a quella che può comprendere la percezione strettamente totalitaria dell’occidente

Si può dire che questa scelta sia parte dell’approccio che sta alla base di “Spectre”, più diretto e con una connessione più forte con quella relazione che si instaura tra individuo e coscienza politica?

Non siamo interessati alla politica quotidiana, ma più in termini generali. D’altro canto capiamo l’importanza dell’attivismo politico e possiamo aiutare oppure esser fonte d’ispirazione per gli altri, affinchè si impegnino concretamente per cambiare il mondo dall’interno, mentre noi possiamo fare lo stesso dall’esterno. Questo è il modo in cui possiamo funzionare in termini effettivi.

Nel vostro linguaggio sia musicale che visuale, due aspetti dello stesso concetto, mescolate spesso dramma, teatro, ironia. Utilizzare le icone del potere è il solo modo di distruggere l’ideologia del potere oppure è solo un modo per capirla?

Tutta l’arte è soggetta alla manipolazione politica (oppure, come l’hai chiamata tu, ideologia del potere) ad eccezione di quella che parla il linguaggio di questa stessa manipolazione. Laibach analizza la relazione tra l’ideologia e la cultura in una fase tarda, presentata attraverso l’arte e alcune pratiche provocatorie sulla condizione rovesciata della coscienza alienata (che deve necessariamente trovarsi un nemico) mettendo insieme guerrieri e antagonisti nell’espressione di un solo urlo totalitario e statico.

Potete parlarci del Neue Slowenische Kunst è del ruolo di Laibach in questo contesto?

C’è differenza tra il movimento storico chiamato NSK (Neue Slowenische Kunst) e lo stato NSK. Neue Slowenische Kunst (Laibach, Irwin, Sisters Scipion Nasica Theatre, New Collectivism, e molti altri gruppi) è durato solo tra il 1984 e il 1992. È stato costruito intorno ai Laibach quando la band era ufficialmente bandita in ex Yugoslavia ed era quindi alla base della sua fondazione ideologica ed estetica. Lo scopo era quello di ri-definire la relazione tra arte, cultura popolare, ideologia e politica in tutte le sfere di arte e cultura e per dare una continuità alla presenza dei Laibach all’interno di differenti media attraverso l’attivismo culturale. La sua organizzazione di base era fondata sul principio collettivista. Il metodo di lavoro era basato su un principio retrò e stilisticamente il movimento era chiamato Retro-avant-garde. Tra il 1990 e il 1992, con l’emergere di nuovi riassestamenti ideologici ed economici dell’Europa (il crollo del muro di Berlino e la ri-unificazione della Germania, il declino del blocco orientale, la guerra in Yugoslavia e la nascita di nuove entità nazionali), NSK ha reinventato se stesso, trasformandosi da organizzazione in Stato, ma lo Stato è concepito in modo completamente diverso dall’NSK storico. La ragione per creare uno Stato era quella di mantenere il concetto di  Utopia reale. Neue Slowenische Kunst come movimento organizzato e coordinato, ha cessato di esistere lentamente, mentre NSK come Stato sta adesso sviluppando il suo popolo ed è interamente in mano ai cittadini. Laibach non interferisce nei loro contenuti ; li aiutiamo ad erigerli. Oltre i membri dello storico NSK, il diritto alla cittadinanza è aperto alle persone di tutto il mondo, persone di differenti religioni, razze, nazionalità, sesso e idee.

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E Spectre, si può considerare una naturale evoluzione di tutto questo in un certo modo?

No, Spectre è una naturale evoluzione di Laibach stesso. L’album affronta la politica e la formazione della coscienza politica, ma anche con la rilevanza e la dignità della cultura pop allo stesso tempo. L’industria d’intrattenimento dovrebbe intrattenere, ma dovrebbe anche prendersi la propria parte di responsabilità per la situazione politica e sociale di tutto il mondo. La maggior parte della cultura popolare e dell’industria di intrattenimento è oggi completamente inutile, sopratutto quando ci si riferisce a questioni fondamentali come quelle della giustizia sociale e politica. La banalità è il solo proclama che gli artisti rock e pop sono in grado di produrre in modo chiaro. Questo è il motivo per cui tutta la cultura pop oggi sta perdendo ogni significato, senso e sensibilità

Recentemente la morte di David Bowie, un gesto radicale all’interno del mercato globale, ha fatto emergere una serie di questioni sulla menzogna, sulla verità, sulla comunicazione e sull’ambiguità del significato, aspetti che l’artista britannico ha affrontato lungo la sua intera carriera. Mi sono sempre immaginato che Laibach avesse imparato qualcosa dalla sua lezione, penso al modo in cui siete stati descritti dalla stampa rispetto al vostro credo politico, individuato di volta in volta vicino al Nazismo o al Comunismo. Che cosa ne pensate? Bowie è stato in qualche modo importante per voi, come maestro di intelligente elusività?

Bowie è stato molto importante e abbiamo imparato molto da lui. La sua morte, che praticamente è avvenuta il giorno stesso in cui è uscito il suo ultimo album, ha offerto una sostanza e una lettura completamente differente alle canzoni contenute in Blackstar, e si è probabilmente trattato dell’atto performativo più radicale tra quelli che un artista può produrre sul proprio letto di morte.  Johann Sebastian Bach ha compiuto un atto simile, quando scriveva il suo manifesto “Die Kunst der Fuge”, proprio mentre stava morendo.

Il linguaggio, quello parlato, è una parte importante della vostra musica. Che tipo di scelte e idee vi connettono ad una lingua specifica, come il Tedesco e l’Italiano, giusto per fare un esempio?

Federico Fellini diceva solitamente che un linguaggio differente è una visione differente della vita. Ogni linguaggio è la sua melodia specifica, il suo ritmo e significato. Questo è il motivo per cui amiamo utilizzare lingue differenti all’interno di contesti differenti. E questo può produrre risultati molto diversi. La vita e il linguaggio sono entrambi sacri. L’omicidio e il verbicidio, che è il violento trattamento di una parola con risultati fatali per il suo significato legittimo, che è la sua stessa vita – sono entrambi proibiti. Il massacro dell’umanità, che è il significato del primo, è lo stesso della risata di un uomo, che è la fine dell’altro. Sono questi i parallelismi linguistici che preferiamo.

Avete sempre costruito strumenti e usato vecchi oggetti di consumo per costruire nuovi territori…

Eravamo soliti farlo, ma adesso gli strumenti e i programmi per computer ci stanno costruendo. Forse nel futuro riprenderemo a costruirli di nuovo, ma prima dobbiamo trasformare noi stessi da schiavi del computer in padroni.

Tecnica e pratica sono ancora un aspetto importante per i vostri live set di oggi?

Certamente. Ma talvolta è un segno di debolezza e impotenza.

Era in qualche modo una poetica del relitto? Ed è ancora possibile, con le nuove tecnologie che hanno distrutto ogni forma di contatto fisico, dove il tocco è simulato attraverso uno spazio liquido?

In “Blade Runner”, il film, il relitto è l’unico stato della mente dove può esistere la poesia, sebbene il tocco potesse essere solo simulato.

Recentemente i neo-ricostruiti Einsturzende Neubauten hanno portato sul palco “lament“,  uno show sulla prima guerra mondiale, dove la materialità è ancora presente. Sentite una connessione con loro, in senso attitudinale intendo?

Ci sentiamo molto connessi; loro distruggono nuovi palazzi e noi costruiamo quelli vecchi, rendendoli più belli, migliori e più vecchi.

Quali band e musica ascoltate oggi?

Questo non possiamo dirtelo. Non ci crederesti!

Potete dirci qualcosa sul vostro rapporto con i “visuals”, parte importante della vostra produzione. Mi interessava in particolare la produzione di videoclip, e cosa è cambiato durante questi anni anche pensando ai registi con cui avete collaborato.

La parte visuale è sempre stata molto importante per noi, talvolta anche più della musica, anche se crediamo che ogni sostanza che concorre a creare Laibach sia ugualmente importante. In relazione ai video, amiamo lavorare con persone differenti sopratutto se possono contribuire a qualcosa che ancora non abbiamo, e che avremmo dovuto avere.

A questo proposito ero interessato alla collaborazione con Morten Traavik per il video di Whistleblowrs. È un lavoro stupefacente e Traavik sembra davvero un artista borderline, e con il termine intendo il fatto che sia in grado di attraversare il confine di diversi contesti, penso a “Miss Landmine”. Come ha escogitato l’idea del video?

Traavik ci ha contattato per mostrarci il suo lavoro, che ci è piaciuto moltissimo, per questo gli abbiamo poi chiesto di realizzare il video per Whistleblowers. Ha progettato un’idea iniziale che poi abbiamo sviluppato insieme per il risultato finale. Il video di Whistleblowers è un’ode alla bellezza e al potere della mente che esiste in ogni sistema sociale e politico. E la gioventù nel video rappresenta la speranza per il nostro futuro.

The Whistleblowers, il video ufficiale

Come saranno i due live in Italia? Cosa dobbiamo aspettarci?

Dovete aspettarvi molto, ma meno si fa, più si ottiene. In questo tour eseguiremo il programma the ‘Sound of Music’ , che abbiamo già presentato nei nostri show a Pyongyang,  più alcuni brani dal nostro repertorio, quelli che si riferiscono alla crisi dei rifugiati in Europa.

Laibach in rete

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.