martedì, Settembre 29, 2020

The Danish Girl di Tom Hooper – Venezia 72, Concorso

Eddie Redmayne, Oscar 2015 per The Theory Of Everything e BAFTA Award come miglior attore nei panni del celebre fisico, astrofisico e cosmologo Stephen Hawking, diventa Einar Mogens Wegener in The Danish Girl.
Il matrimonio di Einer con Gerda Gottlieb (Alicia Vikander) è al centro del plot, la sua avventura nel mondo della transessualità comincia da lì.
Lui, pittore di malinconici paesaggi del Nord e insegnante taciturno e timido, lei, alunna vivace e intraprendente, monotematica pittrice di ritratti che dall’iniziale banalità espressiva, maturando, ricorderanno il segno tipico di Tamara de Lempicka, si incontrarono presso la Royal Danish Academy of Fine Arts di Copenhagen e si sposarono. Il ménage andò avanti per sei anni senza nulla da segnalare fino alla rivelazione, solo in apparenza casuale, della vera identità sessuale di Wegener.
La nuova vita iniziò quasi per gioco, poi vennero i giorni difficili e la necessità di confrontarsi con la realtà. Einar, alias Lili, divenne un problema da risolvere, una realtà da accettare, una presenza da continuare ad amare.
Modello maschile per i ritratti della moglie, Einar cominciò a travestirsi il giorno in cui a Gerda venne a mancare il modello femminile da dipingere, la bellissima ballerina Ulla (Amber Heard). Lili Elbe nacque lì, e balzando giù dalle tele di Gerda divenne ben presto realtà.
Le sensazioni tattili della seta sulla sua pelle furono l’inizio di una rivelazione troppo a lungo messa a tacere, il suo corpo di uomo era solo l’involucro di una donna che aspettava di emergere.
Analisi densa ed illuminata di una vicenda umana vissuta sul territorio mobile e articolato di un’identità negata e vissuta come colpa o, peggio, devianza e malattia, trova nella delicatezza di tocco con cui il regista ha saputo condurre il racconto la sua cifra stilistica distintiva.
Girato in gran parte nel centro di Copenaghen dove Wegener visse, The Danish Girl è una storia vera che ha tutta l’aria di una fiaba, la stessa dolcezza mista a crudeltà.
Abbiamo cercato di guardare tutto attraverso un’ottica femminile” – dice Redmayne parlando anche a nome della moglie, collaboratrice importante per calarsi nel personaggio con la naturalezza necessaria – “Come sedersi, come camminare, come rimanere in posa, come mettersi un paio di calze, come indossare un paio di tacchi e come camminarci. Tutto
Bisognava dar forma ad un corpo in rivolta, distruggere dall’interno gli stereotipi dell’identità uomo /donna, immergersi nella diversità e trasformarla in normalità.
E’ così che la dinoccolata scioltezza del protagonista che cammina sul set vestito di un abito blu stile 1920, colletto di pizzo, collant di lana grigia e scarpe marroni, rossetto rosso e una parrucca ondulata color rame, parla di una ricerca di sè permeata da una predisposizione naturale alla seduzione e alla fascinazione.
Lili Elbe è una donna che vuol piacere, impara ad essere bella e ad amare il suo corpo in transizione, ma l’amore per Gerda resterà sempre intatto, c’è una sottigliezza di scavo nel rapporto fra i due che stupisce e commuove.
L’abilità e il coraggio di Einar e Gerda, protagonisti di una storia così eccentrica, soprattutto per il tempo in cui si è svolta e l’assoluto primato da cui è segnata, sono nella naturalezza con cui hanno dato vita ad esistenze rinnovate, rese ancora più ricche dall’esperienza comune, difficile e spesso dolorosa.
Redmaine e Vikander gareggiano in prove attoriali di grande intensità, l’attenzione alla fotografia e alla cura nell’uso dei colori per i paesaggi fiamminghi, che fanno da contrappunto ad interni art nouveau di eleganza raffinata, i bei costumi di Paco Delgado e la colonna sonora di Desplat aggiungono pregio ad un’opera in cui si respirano arte e bellezza.

La biografia di Lili Elbe si chiude con la sua morte dopo la quinta operazione, un trapianto di utero che le avrebbe permesso di coronare il suo sogno più ambizioso, essere madre.
A suo ricordo, alcuni versi di Borges:
Non sei gli altri, e ti ritrovi ora
centro del labirinto che i tuoi passi ordirono.
La tua materia è il tempo, l’incessante tempo.
Sei ogni solitario istante.

Paola Di Giuseppe
Paola Di Giuseppe
Paola di Giuseppe ha compiuto studi classici e si occupa di cinema scrivendo per questo e altri siti on line.

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