Piuma di Roan Johnson – Venezia 73 – Concorso: la recensione

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Diventare genitori a diciotto anni è cosa sconsigliabile per varie ragioni: i nonni, essenziali, sono troppo giovani per fare volentieri i nonni, lavoro non ce n’è, l’assistenza statale è poca e quella privata costa cara.

Ragioni più che valide, non fosse che, ancora una volta, ci muoviamo in direzione opposta alle leggi di natura. Madre Natura, infatti, è sempre stata favorevole al concepimento in età giovanile, quando tutto l’apparato riproduttivo è al top e non fiorirebbero necessariamente i mercati della fecondazione assistita, del sostegno medico a primipare sempre più attempate, i figli avrebbero genitori giovani con cui crescere e non simil-nonni con quaranta e più anni di differenza e forse, chissà, una bella cura di giovinezza darebbe una sana scrollata al nostro vecchio e stanco pianeta.
Ma tant’è, viviamo in questo mondo e ne accettiamo regole e bisogni senza voler fare crociate improprie che ce n’è ben altre da fare.
Nonostante dunque lo scenario sia questo e benchè il calo verticale delle nascite non renda il tema particolarmente pregnante (si fa per dire), di tanto in tanto ci scappa lo spermatozoo peregrino e così Ferruccio e Caterina (Ferro e Cate, viva i nomi fatti a pezzi) aspettano Piuma fra nove mesi, proprio all’indomani della maturità e giusto in tempo per annullare il sospirato viaggio in Marocco per minacciato aborto.
Perché, e qui c’è la sorpresa maggiore, Cate non vuol abortire. L’ha già fatto, e pazienza, ma un nuovo aborto le impedirebbe di avere altri figli e da ciò deduciamo che il suo desiderio di maternità è forte e sacrosanto e il bisogno di un’adeguata educazione sessuale altrettanto.
Ferro vuol diventare padre ancor più di lei, non sappiamo quanto i due sappiano del problema crescere figli, ma sappiamo quanto basta per ammirare la loro spinta generosa e certamente folle.
Il nome Piuma, poi, già scelto per evidenti necessità propiziatorie, è bello e nuovo, e soprattutto nessuno potrà mai abbreviarlo, e qui si fermano le credenziali positive del film.
Tutto il resto, purtroppo, è un repertorio stravisto di trovatine, macchiettismi, strepiti e situazioni da manuale di cui Roan Jonhson sembra non voler fare a meno.
Peccato, perché I primi della lista era stata una cosina davvero carina, fresca e divertente e l’aveva fatto conoscere come sicura promessa dell’ italian way of comedy. Si spera che ci ripensi e ritrovi quella strada.
Qui si naviga a vista, qualche minuto di comicità sicura ci sta, i due ragazzini sono spontanei, ma il romanesco a palla stanca, d’accordo siamo nelle borgate, ma tutto là succede?