Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Giugno 14th, 2011
Siamo tutti dei Mario Pischedda? note su Cafè bizarre di Mario Pischedda (2011)

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Mi è arrivato a marzo 2011 nella cassetta della posta, come usava una volta. È piacevole trovarci, non le solite bollette o pubblicità di offerte imperdibili, ma una busta con un libro e una dedica: carta, pagine stampate nero su bianco e copertina bianco su nero. Io ho fatto la stessa cosa con il mio ultimo libro di poesie: l’ho spedito per posta e su internet non ce n’è nemmeno traccia… chissà perché. Ho mandato una email a Mario Pischedda per ringraziarlo di aver pensato a me e di avermi fatto avere Cafè bizarre, il suo ultimo libro. Mi ha risposto chiedendomi se potevo fargli una recensione per Indie-eye: eccola qua. Un po’ in ritardo, ma un libro non è una notizia e ha tempi diversi da Twitter o Facebook, anche se in questo, come nel precedente Spampoetries (2008), si parla molto di FB, tanto da diventare esso stesso tessuto narrativo, personaggio: “Battezzato facebook da steven johnson, la valle degli intimi estranei, la mutazione antropologica è in corso, in divenire”. Solo a parlarne mi prende un impulso a cui non so resistere e abbandono queste righe, apro FB, accedo, notifiche, scorro la home, Arianna ha postato Dear Prudence dei Beatles, leggo lo scambio di commenti tra lei e Vanessa e scopro che Prudence è la sorella di Mia Farrow e che è stata in India con i Fab Four. Bizzarro! Proprio ieri in autostrada mi sono sparato a tutto volume Double fantasy del vecchio Lennon (con Ono). Vuoi che non ci siano i Beatles anche in Cafè bizarre? Nel mare magnum di scrittura internettiana che inizia a pagina 88 del libro, ci saranno sicuramente. Per il momento mi cade l’occhio su Leonard Cohen e Bruce Springsteen. Pischedda segnala link non cliccabili: sono curioso, decido di digitare l’indirizzo nella barra e vedere cosa viene fuori: http://www.youtube.com/watch?v=yb2rINWj_Ho appare il video Forced laugh degli A certain ratio, mai sentiti. Li ascolto. PhuckThePigs commenta “they knew what they were doing”. I agree. Bene, decido di fumarmi una pueblo: guarda guarda, mentre riprendo in mano il libro trovo Lucy in the Sky with Diamonds: sarà un caso? Apro a pagina 77 dove trovo il racconto intitolato tutto fumo: “le pueblo hanno un che di esotico, Frisco, Malaga, Bahamas e altri paesi lontani”. Altro link, peccato non funziona più per problemi di copyright, c’erano Bob Dylan & Carlos Santana, ma me lo trovo da un’altra  parte, è Tombstone blues.

Adoro le coincidenze: l’altro giorno ho letto un racconto di Murakami Haruki nel quale il protagonista si trova in un club a New York al concerto di un jazzista che ama moltissimo, la serata però è molto giù di tono e il pianista non sembra in forma. Vorrebbe chiedergli di eseguire due dei suoi pezzi preferiti, brani molto rari, ma il musicista non alza mai gli occhi verso di lui e lui, da buon giapponese, non osa parlargli. Verso la fine della session, inopinatamente, il pianista attacca i due pezzi che il protagonista voleva ascoltare e li esegue nell’ordine e in modo perfetto! Poi racconta di altre coincidenze, ma non mi ricordo bene. Nel frattempo ho messo in sottofondo (back) Dear Prudence di Siouxie and the Banshees (http://www.youtube.com/watch?v=25weBjXioB0). Mario Balò, Pischedda Haruki, Murakami Roberto. Mentre nella prima parte del libro la scrittura nasce dal flusso in-interrotto del ricordo, nella seconda il ricordo si fa materiale autentico. Da uno stile più propriamente “letterario” si passa alla contaminazione con il web-linguaggio e la scrittura diventa iperlinkata, multitasking, spammatoria, con una tendenza ad annettere il tutto: il racconto, quasi poema in prosa, solo virgole e niente punti, si trasforma in immagini provenienti da video invisibili e musica inudibile (da immaginare/ricordare), in mail, risposte, “inoltra” e scambi in chat che vengono impietosamente pubblicati. Privato e pubblico perdono i loro confini, come su FB, per la necessità di mettere insieme tutti i descrittori della vita, in una tendenza all’autobiografia totale: io + spazio + web + suono + tempo + immagine.

“la fotografia fa paura, è un duello continuo con la morte, la fotografia è sempre quello che non c’è più ed è un duello sempre perdente per noi

qui sta per finire il libro, ma non il mondo

Back: Nick CaveBabe you turn me on.

L’ultima nota

Senza fine e senza un fine”

Finisco con suoni di Nintendo in sottofondo, macchine che passano sull’asfalto bagnato e sgocciolio sul terrazzo, un invito a cena, le Warpaint in background (http://www.youtube.com/watch?v=BMkqbY0oGKQ), un’altra pueblo che mi aspetta e una bottiglia da stappare. (Pagina 91) 15 settembre alle ore 23.41: Saremo tutti dei Mario Pischedda? Io lo sono già.

mariopischeddainmovement

le copie cartacee sono andate pressochè esaurite, dopo la vincente idea del baratto che rendeva disponibile il libro solo con la vecchia formula dello scambio, di fronte alla quale il buon Pischedda cedeva volentieri il libro. I lettori interessati inviavano qualcosa di caro ed utile a Mario per aver in cambio l’oggetto dei (loro) desideri;  per i ritardatari c’è ora la versione gratuita e sfogliabile al seguente link:
http://www.shareswf.com/game/11839/cafè-bizarre