Biennale Musica 2025: la costellazione Barbieri

La Biennale Musica 2025 diretta da Caterina Barbieri ha aperto la biglietteria dal 18 agosto scorso. Tutto sulle traiettorie di una curatela che mette in corto circuito minimalismo, club culture e ritualità del suono, con una vera e propria geografia diffusa che non conosce molti eguali nella relazione concettuale tra città e festival come esperienza espansa della stessa.

La direzione di Caterina Barbieri per la Biennale Musica 2025 costruisce un sistema di rimandi tra genealogie sonore spesso separate, tra la drone music, il minimalismo espanso, la techno di ricerca e l’improvvisazione radicale, dove il pubblico sarà invitato a vivere l’ascolto come esperienza immersiva e itinerante, in una rete di luoghi e ritualità, alcuni dei quali riconfigurati come veri e propri territori apolidi da scoprire.
Dall’11 al 25 ottobre Venezia sarà luogo vivo per “La Stella Dentro“, titolo della 69/ma edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea, ma anche immagine di qualità poetica e sostanza simbolica che per Barbieri rappresenta “il desiderio di cose grandi, di vastità.
Vibrazione che permea il cosmo e ci attraversa con meraviglia, dalla molecola al moto planetario, il
suono trasporta fuori dai confini dell’ego e apre all’incontro con l’altro – l’ignoto
”.

L’apertura delle biglietterie e delle prevendite, che ovviamente è un dettaglio tecnico necessario, in questo caso eccede la dimensione pragmatica e diventa atto che segna l’inizio della drammaturgia collettiva di questa edizione, affinché ciascuno abbia la possibilità di “costruirsi” il proprio festival.

La Biglietteria della Biennale Musica

Biglietti e accessi: cosa sapere, e perché conta

L’attivazione delle prevendite consente al pubblico di pianificare percorsi molto diversi tra loro, tra questi: giornate tematiche, esperienze site-specific, concerti unici o itinerari/viaggi musicali che portano gli spettatori fuori dagli spazi convenzionali. La scelta anticipata del proprio diventa parte integrante dell’esperienza e consente di prepararsi per un percorso sonoro inteso come ingresso nel tempo dilatato di una città nella città. La penetrazione nel tessuto urbano, entro un luogo con una morfologia particolarissima e misteriosa come quella veneziana, diventa ancora più radicale.
Una geografia diffusa che non ha molte analogie, forse solo con la Berlinale in termini concettuali per quanto riguarda la fusione tra tessuto urbano e mappatura dell’esperienza spettatoriale, e con pochi altri festival internazionali più vicini alla Biennale Musica anche in termini di contenuti, come CTM (Berlino), Unsound (Cracovia), Rewire (Aia), Huddersfield Contemporary Music Festival (UK).
Ma anche in questi casi citati, dove rimane il confinamento in spazi delimitati e canonici, ci si avvicina solo in parte al concept di Barbieri, perché l’attraversamento non significa soltanto passare da un luogo all’altro, ma sostare in una dimensione interstiziale.
Il movimento mette in relazione la terraferma e l’insularità, la certezza del suolo e la precarietà liquida della laguna. Un vero e proprio dispositivo percettivo e filosofico, non semplicemente un mezzo per raggiungere un luogo, ma l’esperienza stessa del transito come rivelazione.
Lo spazio lagunare, sospeso tra acqua e terra, è la condizione precaria che rende possibile una comunità temporanea fondata sulla transizione. Qui l’isola non è destinazione, ma apparizione, il suono si manifesta come soglia mobile, evento che accade solo nel movimento che lo attraversa.

Star Chamber – Secret Island: un’opera-viaggio nella laguna

Uno dei progetti più attesi e discussi di questa edizione è Star Chamber – Secret Island, una performance ambientale e collettiva che culminerà su un’isola segreta della laguna di Venezia, rivelata al pubblico solo al momento dell’evento. Il titolo evoca un’architettura politica e simbolica, la Camera Stellata inglese centrale nell’Inghilterra Tudor e Stuart, qui riletta come spazio rituale aperto, condiviso e mobile. L’opera è concepita come un viaggio: il tragitto in barca, i punti di raccolta, l’attraversamento delle acque, l’approdo. Ogni passaggio diventa elemento scenico e musicale.

Gli spettatori vengono invitati ad un appuntamento dove è nota solo la partenza, ma non l’approdo.
Il 19 ottobre, tra le 14.00 e le 16.00, il viaggio parte dalla Riva Degli Schiavoni con un battello dedicato, diretto verso un’isola della laguna avvolta nel mistero.

Star Chamber nasce da una collaborazione tra Barbieri e un collettivo di artisti e performer che lavorano tra sound art, coreografia e installazione. Non è quindi un concerto in senso classico, ma una partitura distribuita nello spazio, dove la laguna diventa lo strumento, il pubblico ne è parte integrante. Si inserisce nella tradizione delle grandi drammaturgie spaziali del Novecento, quelle che hanno trasformato il concerto in un rito di attraversamento collettivo. Non si tratta tanto di un “genere” processionale in senso stretto, quanto di un’eredità che ha visto autori come Karlheinz Stockhausen (Sternklang, 1971), Iannis Xenakis (Persepolis, 1971) e soprattutto Luigi Nono (Prometeo. Tragedia dell’ascolto, 1984) concepire il suono come entità in movimento nello spazio, diffusa su più punti e affidata al cammino dello spettatore. Anche Mauricio Kagel, con i suoi teatrini musicali itineranti, ha contribuito a questa idea del suono come processione critica. In questa linea, Star Chamber non propone una semplice installazione ma una comunità sonora mobile, dove il pubblico attraversa la città come fosse una partitura vivente: Venezia stessa diventa corpo processionale, ponte tra terra e acqua, tra rituale e avanguardia. Il movimento è allora gesto musicale, coreografia collettiva e dispositivo di trasformazione percettiva. La promessa è quella di vivere un rito sonoro che intreccia comunità temporanea, immersione ambientale e percezione dilatata del tempo.
“Enfatizzando lo spaesamento, l’attenzione e la sospensione delle aspettative convenzionali del pubblico – dice Caterina Barbieri – Star Chamber – Secret Island si svolge come un’esperienza continua e basata sul tempo. Il pubblico viene guidato attraverso epifanie musicali che celebrano l’architettura e l’atmosfera uniche dell’isola, invitandolo a immergersi completamente in atti effimeri e sensibili al luogo”

Leoni 2025: tra memoria e futuri decentrati

Il Leone d’oro alla carriera a Meredith Monk sottolinea l’importanza della voce come corpo, gesto e rito. Monk ha ridefinito il teatro musicale fondendo vocalità estesa, movimento e drammaturgia spaziale, un modello che influenza gran parte delle pratiche presentate quest’anno. La sua presenza in Biennale non è solo celebrazione retrospettiva, ma una lente per leggere il presente.


Diverso l’asse introdotto da Chuquimamani-Condori, l’artista americano-boliviano che quest’anno riceverà il Leone D’argento. Cosmologie andine, elettronica come archivio di resistenze, club culture come politica dei corpi. Questi i riferimenti che suggerisce la sua carriera, tanto da aprire La Biennale verso visioni sonore non occidentali, segnando una direzione “decentrata” che amplia i confini dell’ascolto contemporaneo.

From the Far Future: Carl Craig a Forte Marghera

Accanto alle processioni lagunari e ai riti vocali, un altro polo fondamentale è rappresentato dal programma From the Far Future a Forte Marghera. Il titolo riprende quello dell’album visionario di Carl Craig, leggenda della seconda ondata techno di Detroit, figura che ha espanso l’eredità afrofuturista in una prospettiva cosmologica, dove il suono diventa mappatura immaginifica di altri tempi possibili. Craig inaugurerà il ciclo con un dj set al Padiglione 30, evento che si annuncia come uno dei momenti più iconici del festival. In apertura, un incontro intergenerazionale, quello con Mia Koden, nuova voce della bass culture britannica con radici nel reggae, drum & bass e dubstep, che dialoga idealmente con Detroit attraverso una genealogia globale del clubbing.
Il programma ospiterà anche DJ Marcelle, con i suoi collage sonori esplosivi e anti-genere, e STILL (Simone Trabucchi), figura cardine dell’underground italiano con le sue topografie dub e astratte.

L’idea è quella di trasformare Forte Marghera in una cattedrale temporanea della club culture, dove il clubbing non è solo intrattenimento ma pratica estetica e politica.

LSD Centre: La Stella Dentro

All’interno delle Sale d’Armi dell’Arsenale prende vita l’LSD Centre (La Stella Dentro), spazio dedicato all’ascolto profondo, all’incontro e allo scambio. Non è una semplice area espositiva, ma un laboratorio vivo: qui si alternano installazioni, performance dal vivo, sessioni di ascolto e conferenze, tutte in dialogo con gli artisti del festival. L’LSD Centre è concepito come un “cuore pulsante” della Biennale: luogo di pausa, riflessione e immersione, ma anche di attivazione comunitaria.
L’accesso sarà possibile durante l’intera durata del festival, con programmazioni giornaliere che intrecciano contributi sonori, pratiche discorsive e momenti di esperienza collettiva. In un contesto urbano come l’Arsenale, l’LSD Centre diventa una camera interiore, un osservatorio di ascolto in risonanza con i principi di Barbieri.

Temi curatoriali: rito, club, ecologia

Sono tre le grandi linee che attraversano la curatela di Barbieri per la Biennale Musica 2025 e potremmo riassumerle nel connubio tra Rito, voce e trance, una traccia che parte dal minimalismo mistico alla drone music come tecnologia emotiva.
La memoria della club culture è il secondo filone, dove si analizzano le genealogie Detroit/UK che diventano linguaggio di nuove ritualità collettive.
Terza e ultima suggestione quella delle diverse ecologie del suono, ovvero strumenti, spazi e media in dialogo con ambienti non neutri, tra cui acqua, pietra, architetture risonanti.

Breve promemoria sugli artisti della Biennale 2025

Meredith Monk – Compositrice, cantante e coreografa, Monk ha influenzato decenni di ricerca performativa. La sua trilogia The Politics of Quiet e lavori come Cellular Songs continuano a mostrare come la voce sia uno strumento di connessione spirituale e comunitaria. Alla Biennale la sua presenza è chiave di lettura per ripensare il suono come ecologia sociale.

Chuquimamani-Condori – Artista aymara attiva tra musica elettronica, poesia e performance, ha pubblicato lavori che intrecciano identità indigena e sperimentazione radicale. L’album DJ E e il progetto con la sorella come Elysia Crampton Chuquimia mostrano come il club possa diventare archivio cosmologico e spazio politico.

Laurie Spiegel – Tra le prime a lavorare con sintetizzatori modulari e software compositivi, Spiegel ha creato opere come The Expanding Universe (1980), che anticipano l’idea di musica generativa. La sua ricerca unisce algoritmi e sensibilità artigianale, aprendo al computer come strumento poetico.

Actress × Suzanne Ciani – L’incontro tra Darren J. Cunningham (Actress) e la pioniera dei sintetizzatori Buchla Suzanne Ciani rappresenta un cortocircuito tra due generazioni. Le improvvisazioni condivise mettono in dialogo estetiche apparentemente distanti, dalla techno astratta al gesto elettronico analogico.

Catherine Christer Hennix – Compositrice, matematica e filosofa svedese, Hennix ha sviluppato un linguaggio che fonde drone, teorie modali non occidentali e pensiero mistico. L’opera The Electric Harpsichord è un manifesto di questo approccio, dove matematica e trance diventano indistinguibili.

Nkisi / DeForrest Brown Jr. – Nkisi, co-fondatrice del collettivo NON Worldwide, esplora poliritmie e trance ispirate a cosmologie africane. Brown Jr., con il libro Assembling a Black Counter Culture, propone una storiografia critica della techno di Detroit. Insieme, incarnano una prospettiva diasporica e politica dell’elettronica.

Fennesz / Sunn O))) – Christian Fennesz ha ridefinito la chitarra processata come paesaggio digitale ed emotivo, da Endless Summer a Agora. I Sunn O))) hanno trasformato il drone metal in esperienza fisica estrema. Il loro dialogo in Biennale illumina due declinazioni dell’intensità sonora.

Bendik Giske – Sassofonista norvegese, Giske unisce performance fisica, respiro e amplificazione diretta, fino a rendere lo strumento prolungamento del corpo. Il suo disco Cracks (2021) è un esempio di vulnerabilità trasformata in virtuosismo.

Mia Koden / DJ Marcelle – Mia Koden, ex membro del duo Sicaria Sound, esplora la bass culture britannica con un approccio attento a ibridazioni e nuove scene. DJ Marcelle, figura eclettica della scena europea, porta un archivio personale che mescola generi e contesti, sfidando ogni ortodossia.

STILL (Simone Trabucchi) / Invernomuto – STILL indaga le genealogie postcoloniali attraverso elettronica e dub, mentre Invernomuto (Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) lavora tra cinema, arte visiva e musica. Insieme sviluppano un pensiero che unisce memoria diasporica e pratiche sperimentali.

Rafael Toral – Musicista portoghese che fonde elettronica e improvvisazione. Traveling Light esplora minimalismo e suono come energia diffusa, creando ambienti sospesi.

Aleksi Perälä – Compositore finlandese legato al concetto “Colundi Sequence”: una scala alternativa che trasforma l’ascolto in esperienza meditativa. Grace porta in Biennale la sua visione matematica ed estatica del suono.

Maxime Denuc – Artista francese che ha lavorato sugli organi a canne. In Elevations esplora la verticalità sonora, trasformando lo strumento in paesaggio di armoniche ascensionali.

William Basinski – Celebre per i Disintegration Loops, porta a Venezia The Garden of Brokenness, meditazione sull’impermanenza e sulla memoria registrata.

Luka Aron – Giovane compositore e performer, con Up in the Bell Tower trasforma la verticalità di campanili e torri in partitura spaziale.

Graindelavoix / Jan Michiels – Ensemble vocale belga guidato da Björn Schmelzer, qui con il pianista Michiels. Un progetto che mette in tensione polifonie arcaiche e interpretazioni radicali.

Abdullah Miniawy – Poeta e cantante egiziano che fonde tradizione araba, elettronica e jazz. Peacock Dreams, il lavoro che porta a Venezia, è visione onirica e politica del canto come resistenza.

Moritz von Oswald – Figura chiave della techno berlinese e dei Basic Channel, qui con un progetto minimale che spoglia il suono fino al silenzio come materia.

Mabe Fratti Trio – La violoncellista guatemalteca Mabe Fratti con I la Católica (chitarra) e Gibran Andrade (batteria): un trio che unisce lirismo e improvvisazione.

ASA-CHANG & Junray – Duo giapponese noto per le contaminazioni eccentriche tra percussioni tradizionali, elettronica e pop sperimentale.

Francesca Fabrizi – Giovane artista italiana che esplora fragilità e intimità con un linguaggio sonoro minimale e delicato.

Fontanamix Ensemble / Giacinto Scelsi / Vahid Hosseini – L’ensemble bolognese propone Mur di Hosseini, lavoro per due voci femminili che intreccia tradizioni persiane e ricerca timbrica scelsiana.

Enrico Malatesta – Percussionista e ricercatore del suono, interpreta opere rarefatte e quasi impercettibili di Ullmann, dove l’ascolto diventa estrema concentrazione.

Lucy Railton – Violoncellista e compositrice inglese, con Blue Veil esplora le risonanze intime dello strumento, tra classico e elettronico.

Jasmine Morris – Sound artist che lavora su texture elettroniche e voce. So-ōn indaga la memoria e l’eco come materiali di scrittura.

Ellen Arkbro – Compositrice svedese di musica microtonale, porta un lavoro per organo e fiati che trasforma l’intonazione in esperienza estatica.

FUJIIIIIIIIIIITA – Artista giapponese noto per il suo armonium modificato. Resonant Vessel trasforma lo strumento in corpo risonante.

res_ – sounds in the ocean are closer than they appear è un progetto che lavora su registrazioni subacquee e ambienti sonori marini, interrogando la percezione acustica.

Agnese Menguzzato – Giovane compositrice italiana che esplora pattern ritmici e stratificazioni timbriche in chiave contemporanea

Morgana – Artista e curatrice sonora newyorchese, Morgana è descritta come una “sonic alchemist” che fonde elementi sintetici e organici in territori liminali, dove il suono diventa affetto e memoria instabile. A Venezia porta Before Darkness Gated Us

Moor Mother – Camae Ayewa, nota come Moor Mother, incarna la tensione tra tradizione nera, politica e suono, confezionando una “Black quantum futurism” che intreccia jazz, spoken word, noise e attivismo. Shinkolobwe è il lavoro presentato a Venezia

Ecco2K (DJ set) – Membro del collettivo Drain Gang, Ecco2K è noto per un’estetica vocale “dissociativa”: falsetti eterei, melodie sospese e una sensibilità visuale futuristica che coniuga musica, design e moda. Alcuni DJ set, come quello registrato per Boiler Room, mostrano la sua tendenza a destrutturare la forma del DJing convenzionale, provocando reazioni polarizzate nel pubblico

Una Biennale Musica espansa

La prima Biennale Musica diretta da Caterina Barbieri si presenta come laboratorio di attenzione condivisa. Non un semplice cartellone, ma un dispositivo che intreccia suono, corpo e ambiente, costruendo comunità temporanee in spazi non convenzionali. La costellazione Barbieri non invita a “consumare” concerti, ma a partecipare a esperienze che trasformano l’ascolto in rito.

[Le foto dell’articolo sono fornite da Ufficio Stampa La Biennale – Dmtpress – Emanuela Caldirola, in occasione della Biennale Musica 2025]

Michele Faggi
Michele Faggihttps://www.indie-eye.it/recensore
Michele Faggi è il fondatore di Indie-eye. Videomaker e Giornalista regolarmente iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana, è anche un critico cinematografico. Esperto di Storia del Videoclip, si è occupato e si occupa di Podcast sin dagli albori del formato. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato per 20 anni di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e nuovi media.