Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Multistrumentista newyorkese originale e stravagante, negli anni ha collaborato con nomi illustri tra cui Elton John, Lou Reed, Nick Cave, Rufus Wainwright, Antony e Battiato. A due anni dalla pubblicazione di “The Classic”, Joan as police woman; torna con un nuovo album realizzato con benjamin Lazar Davis. "Let it be you" nasce dalla comune passione di Joan e Benjamin per l’Africa e per la musica del Continente Nero. L'approfondimento di Giulia Bertuzzi 

Di

Era la violinista dei Dambuilders quando conobbe Jeff Buckley. Il suo gruppo – di lei, non quello di Jeff – faceva da apertura all’album del tour di Grace, il debutto dell’artista tenuta a battesimo dalla Columbia Records.

Si conobbero così Jeff Buckley e Joan Wasser, uniti dal palco del Gabe’s di Iowa City. Lei, polistrumentista di incredibile versatilità e punto magnetico dei Dambuilders, starà fianco di Jeff per circa 3 anni, fino al 29 maggio del 1997 quando dall’altra parte del telefono Keith Foti le annuncerà la morte del fidanzato.

E’ forse anche per superare l’incredibile dolore per la scomparsa di Jeff che Joan si reinventa, decide di proseguire la carriera solista, sceglie un moniker ispirato alle serie televisive americane degli anni ’70 e diventa Joan as Police Woman.

Nel 2004 esce il suo primo EP cui seguono altri cinque lavori, l’ultimo, The Classic, di due anni fa. A condurre a Let It Be, ultimo lavoro in uscita il 21 ottobre, è una serie di coincidenze. Joan si trova in Africa per collaborare all’Africa Express, progetto musicale lanciato nel 2013 da Damon Albarn in collaborazione con gruppi di musicisti africani.

Lì conosce Benjiamin Lazar Davis, polistrumentista di New York in viaggio in Africa per studiare e prendere appunti sulla musica locale. Prende piede così la decisione di lavorare ad un album insieme e di scrivere a quattro mani quello che si riverserà nelle tracce di Let It be you.

Broke me in two, il videoclip

Un album che non tradisce l’animo di Joan ma conserva tutta quella carica soul rock che l’ha resa amata. Passaggi da orchestra celestiale come in Mortoway o la chitarra incantevole di Station fanno desistere dal pensare che l’album abbia subito una virata alla world music come alcuni temevano.

Certo, le influenze etniche compaiono in alcuni passaggi dell’album (come il ritornello sincopato di Broke me in two e l’intro di Easy Money), ma perlopiù vengono relegati a guisa di piccoli cameos volatili. Per la maggior parte, l’album strizza l’occhio alla pop music d Brooklyn, alle atmosfere clubbing e glamour della fauna notturna (Motorway, Station).

I rilasci lenti, ponderati e calibrati sulla lunga distanza sono di certo fra le specialità di Joan.

Con Let it be you l’attesa e gli eventi dolorosi che hanno riempito i mesi di silenzio (la morte del padre sopra tutti) hanno creato un terreno fertile, robusto e decisamente proficuo alla verve della nostra Joan.

Il video di Overloaded

Joan as Police Woman + Benjiamin Lazar Davis
Let It be you

Reveal Records/Bertus, 2016 | folk, roots, rock, world
CREDITS:

Broke Me In Two | Overloaded | Magic Lamp | Let It Be You | Hurts So Bad | Satellite | Easy Money | Violent Dove | Motorway | Station

 

Giulia Bertuzzi

Giulia Bertuzzi

Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.