venerdì, Gennaio 22, 2021

Flash R.I.P. : La Flash Animation e i Videoclip

Flash muore ufficialmente il 31 Dicembre 2020. Adobe ne decreta ufficialmente la sospensione, invitando gli utenti a disinstallare definitivamente il Player dal proprio computer. Flash è morto, viva Flash. Una breve ricognizione tra Web e video musicali realizzati in Flash Animation

Nella sua distinzione tra media artist e software artist, Lev Manovich celebrava l’insostenibile leggerezza di Flash, come sistema autosufficiente dove non può esserci morte, se non a causa di banda insufficiente. Loop infiniti ed ecosistemi astratti che fioriscono davanti ai nostri occhi, compressi in pochissimi secondi e destinati a fare della ripetizione, la cellula generativa di base. La convergenza elettiva è con il mondo dei videogames, laddove invece Cinema e Televisione avevano sollecitato l’inconscio dei media artists precedenti.

La “generation flash” per Manovich è animata da una nuova sensibilità, legata a quel “soft modernism” alla base della programmazione come vettore principale per la creazione delle immagini, non così dissimile, come istanza creativa, dall’estetica della primissima computer art tra gli anni 50 e i 70.

Riflessioni del tutto indipendenti dalla parabola commerciale del software nato nel dicembre del 1996 dopo la vendita di  FutureSplash Animator a Macromedia, fino all’acquisizione da parte di Adobe, la trasformazione in Adobe Animate e la dismissione del plugin/player da tutti i sistemi operativi globali, prevista per l’imminente 31 dicembre 2020.

Grazie per aver scelto Adobe Flash Player. Siamo Orgogliosi che Flash abbia avuto un ruolo chiave nell’evoluzione dei contenuti web attraverso l’animazione, l’interattività, l’audio e il video e non vediamo l’ora di continuare a plasmare le esperienze digitali del futuro

Questo è il messaggio di addio che Adobe ha approntato con una splash page correlata alla disinstallazione di Adobe Flash Player. Il plug era già uscito progressivamente dalle consuetudini del web e degli sviluppatori, già passati a standard più sicuri ed aperti come per esempio HTML5, WebGL e WebAssembly, “alternative praticabili” per i contenuti Flash. 

La storia del software Macromedia/Adobe rimane fruibile attraverso i video disseminati su YouTube e le scelte creative di alcuni artisti che dalla seconda metà degli anni novanta hanno preferito la sua interfaccia vettoriale per costruire mondi audiovisivi leggeri, minimali e caratterizzati da una sintesi grafica inconfondibile, sulla scia di quella trasformazione che stava mutando il volto del web da statico a dinamico, fino all’impiego originario che Chad Hurley, Steve Chen e Jawed Karim ne fecero per dare vita alla prima versione di YouTube, impostando di fatto lo standard principale per tutto il web fondato sull’audiovisivo.

Molti ricorderanno le scelte Flash Animation di Bruno Bozzetto, legate alla velocità, alla riduzione dei costi di post-produzione e alle possibilità espressive di un mezzo che consentiva di lavorare con forme semplici, nuove e allo stesso tempo con procedimenti famigliari per chi operava nel campo dell’animazione. 

John Kricfalusi aveva intuito le potenzialità del Software, allora Macromedia, sviluppando una serie animata pensata specificatamente per Internet come “The Goddamn George Liquor Program”, per poi esondare nel palinsesto televisivo pay di Nickelodeon con lo storico “Ren & Stimpy Show”, dove l’utilizzo di Flash era predominante. 

Nella relazione ondivaga tra animazione e video musicali, a partire dalle Song Car-Tunes di Max e Dave Fleischer, che abbiamo esaminato in dettaglio con un approfondimento tra testo, segno e movimento, la golden era catodica degli anni ottanta frequenta l’ambito in modo diseguale, incorporando progressivamente quei dispositivi che consentiranno modifiche “al volo” come il Paintbox della Quantel.
Steve Barron, Annabel Jankel, Robert Breer, un veterano come Ralph Bakshi, Zbigniew Rybczynski sono alcuni degli autori che tra il 1980 e il 1985 sperimentano nuove tecniche di animazione per il formato videomusicale, vivendo a metà tra il disegno animato, lo stop motion e l’emergere delle prime propaggini della computer grafica.

Bill Konersman nel 1987 realizza il video di Sign O’ The Times per Prince, formidabile sinestesia che dialoga con Oskar Fischinger nel passato (ma anche il bouncing ball di Koko The Clown) e nel futuro con quella integrazione tra testo, immagine e suono che caratterizzerà da una parte la sintesi della Flash Animation e più avanti la ri-emersione dei lyrics video con l’impiego massivo delle motion graphics, forse una delle eredità più evidenti del software Macromedia/Adobe.

Già nei primissimi anni del nuovo millennio, l’industria dell’intrattenimento comincia ad usare le tecnologie dell’animazione internet come strumento di produzione offline per prodotti destinati ad altri media. Durante quell’anno MTV Networks assorbe una web serie animata sviluppata in Flash e intitolata “Miss Muffy and the Muff Mob”, puntando quindi ad una visione unificata e ad una strategia editoriale capace di far confluire contenuti da web a Televisione.

Una convergenza che viene sperimentata per la prima volta da artisti come Duran Duran e Beck nella produzione di video interamente realizzati con Macromedia Flash, destinati allo streaming online e al broadcasting televisivo; “Someone Else, Not Me” circola quindi in rete e viene programmato regolarmente su MTV e VH-1.

Duran Duran – Someone else, not me – Dir: Fullerene Productions (dall’album Pop Trash – 2000)

La Fullerene, collettivo di Web Designer nato nel 1996 proprio quando veniva lanciato Macromedia Flash 1.0, nel 2000 sigla un accordo con la Palomar Pictures per lo sviluppo da zero di una compagnia che si occupi di advertising sfruttando la nuova tecnologia Macromedia: “Quello che abbiamo individuato – dichiarava il CEO Palomar Joni Sighvatssonè una sinergia possibile tra le nuove tecnologie di Web Designing e il mondo dell’advertising. Credo ci sia un reale crossover in gioco per il futuro, dal momento in cui le tecnologie della Flash Animation e del Web si evolveranno

Beck – Nicotine & Gravy – Dir: Fullerene Productions (1999)

Jeff Ellermeyer, fondatore di Fullerene, intercetta da una parte la crisi economica della videomusica, proponendo un modello più vicino alla filosofia DIY attraverso la Flash Animation, ma prima di tutto immaginandosi i new media come parte integrante di una innovativa strategia di marketing che possa ritagliarsi nuovi spazi nella produzione e diffusione dell’advertising.
Flash, in questo senso, ha rappresentato un momento fondamentale nella storia della creatività crossmediale, prima dell’avvento dei social media.
Se guardiamo ai metodi di produzione e diffusione dell’animazione frequentati dai giovani creativi, parte delle possibilità introdotte da Flash sono state incorporate nello sviluppo di altre applicazioni, in combinazione con le forme di condivisione concesse da numerose piattaforme.

Mentre Elermeyer ha continuato a guardare dritto e avanti, fondando BUCK insieme a Ryan Honey e Orion Tait, agenzia creativa losangelina con uno staff di 250 persone impegnato a inventarsi mondi tra design, animazione, tecnologia creativa, branding, live-action, gaming, system design, UX/UI; Flash Animation riemerge come la grafica 8 Bit o le camere stenopeiche fai da te rimediate con i nuovi dispositivi digitali, nella memoria creativa di chi magari non l’ha mai vissuto e lo scopre nuovamente sotto forma di strumento offline, utile insieme ad altri strumenti dismessi, per arricchire l’enorme bacino di convergenza delineato dal videoclip contemporaneo.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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