The foxholes – Brutal (2011)

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Niente di nuovo sul fronte occidentale: il collettivo catalano The foxholes rispolvera la formula del precedente com o doin fier no (N.d.R. qui recensito) senza nemmeno correggere o rivedere alcunché. Le vie alternative del rock di qualche decennio fa rimangono le stesse, con l’aggravante che adesso suonano datate e ricopiate dall’episodio precedente: quando l’autocelebrazione può nuocere. Già la traccia d’apertura La sed que yo tengo è come fare stretching prima di una gara importante: sfascia i muscoli, allenta la concentrazione, fa perdere la competizione. Un passo falso può capitare, infatti le tracce seguenti raddrizzano la mira e ritornano sulla strada maestra dopo uno sbandamento simile. Ma si può dire che il danno è fatto. L’hard rock robotizzato della title track e di Burning Love rivitalizzano il disco, quest’ultima soprattutto per la voce femminile di Anna Pons sostituita a quella più asettica di Jonah A. Luke. Tiny speck, il pezzo più anomalo, pare un’outtake dei Floyd governati da Gilmour ma cantata dalla voce diafana di Waters.  Per arrivare al sodo, manca quell’approccio fortunato o forse meditato verso la melodia, che coniugato ai suoni demodè dava vita a qualcosa di carino e oculato. Lo stile abbiamo appurato quale sia, è il resto che rimane in balia dei venti e dei periodi. In compenso al disco è abbinato un plettro, recante il marchio del gruppo, forato per poter essere applicato a una catenina. Peccato sia introvabile nel nostro paese.

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Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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