giovedì, Settembre 24, 2020

Die Antwoord – Ten$ion (Zef Records, 2012)

Razza bastarda i Boeri: olandesi trapiantati in terra d’Africa a cui si deve la paternità dei termini Lager e Apartheid. Con un retaggio di questo tipo alle spalle va da sé che non sia facile farsi degli amici. I Die Antwoord, infatti, nemmeno ci provano. Ninja e Yo-Landi Vi$$er fanno di tutto per sottolineare fattezze da nazi deviati con sfumature di capelli altissime e improbabili frangette monche, finendo per assomigliare ad una versione (se possibile) ancora più caricaturale dei nichilisti di The Big Lebowsky. I due sposano con gioia l’estetica del disgusto che già fu di Prodigy e Ramstein, sfoggiano atteggiamenti marcatamente superominici e non la mandano a dire, infarcendo i testi di riferimenti a cazzi, culi, armi da fuoco, soldi e droghe di ogni tipo. La più classica delle pose gangsta insomma, declinata secondo le latitudini del Capo di Buona Speranza e definita Zef dai diretti interessati. Un’attitudine di questo tipo ha già suscitato valanghe di polemiche: è sufficiente una breve ricerca sul web per accorgersi di come la critica tacci il collettivo di Cape Town di scarsa onestà intellettuale ed arrivismo, quando non giunge a vere e proprie accuse di razzismo o sessismo. Tali polemiche, del resto, potrebbero semplicemente tradire una certa difficoltà nel cogliere gli aspetti umoristici che caratterizzano la musica del gruppo. Se ci si sofferma ad analizzare i contenuti di Ten$ion per un tempo superiore ai 5 secondi sarà facile comprendere come i rapper sudafricani siano i primi a non prendersi troppo sul serio. Ancor più dell’artwork caricaturale è il curriculum di Watkin Tudor Jones (vero nome di Ninja) a parlare chiaro: i Die Antwoord sono il più recente di una serie di progetti a metà strada fra hip-hop e arte concettuale, caratterizzati da interpretazioni del vocalist ogni volta differenti. L’immaginario scelto oggi ha semplicemente fatto centro, alimentando la naturale curiosità dell’ascoltatore verso ogni riflusso orgogliosamente regionalistico che si opponga al predominio culturale anglo-americano. In fondo cosa rende la periferia sudafricana sceneggiata dal gruppo meno “legittima” del secessionismo Tamil di M.I.A.? E quale delle due pose, alla fine dei giochi, può essere davvero considerata come l’espressione di un atteggiamento genuino? Tanto di cappello, dunque. Le questioni concettuali perderebbero tuttavia ogni rilevanza, se solo venisse meno il background musicale che le accompagna. Il grande merito dei rapper sudafricani è soprattutto aver raggiunto l’equilibrio perfetto fra attitudine sperimentale e appeal commerciale, in un mélange techno-rave-hip hop capace di fare presa tanto su padiglioni auricolari avvezzi alle peggiori stranezze quanto sul popolo bue. Grazie all’eccellente lavoro svolto da DJ Hi-Tek in sede di produzione il suono di Ten$ion è potente e levigato, colpisce dritto in faccia mentre passa in rassegna le migliori intuizioni dance dell’ultimo ventennio. Così l’arrembante manifesto Zef Never Le Nkemise 1 si appoggia a cadenze dubstep, mentre il beat punitivo di Folk Julle Naaiers prelude ad un’esplosione di violenza che metterebbe a disagio 50 Cent. Grazie ai furiosi tribalismi di Fatty Boom Boom ci si abbandona ad un’estasi selvaggia, sedata solo dalle cantilene drogate di Zefside Zol e So What?, dove è lo spettro di Snoop Doggy Dog a fare capolino. I risultati più interessanti vengono raggiunti quando la propensione verso il profano si fa totale e la componente 90s prende il sopravvento, dando adito ad una catena di rimandi che tira in ballo l’eurodance più zarra. Paradigma di tale procedere citazionista è il tormentone I Fink U Freeky, in heavy rotation già da Febbraio: cassa in quattro e ostinato di sintetizzatore, dinamica rave tutta giocata sui filtri, vocina all’elio di Yo-Landi che ripete ad oltranza un ritornello ed intermezzo rappato (in un’accelerazione da cardiopalma) di Ninja. Formula non dissimile da un brano come No Limit dei 2 Unlimited. E che dire di Never Le Nkemise 2, che corregge le traiettorie ritmiche dell’originale con pattern progressive alla Robert Miles? Tutto legittimo, tutto riutilizzabile, tutto legale. Basta Volerlo. Un menefreghismo di fondo che si riflette anche nella gestione dei rapporti con il music business: in maniera totalmente autonoma il gruppo ha raggiunto una credibilità tale da permettersi di stracciare un contratto con la Interscope (pubblicando questo secondo full-lenght tramite la propria etichetta personale) e mandare affanculo Lady Gaga, che li avrebbe voluti in tour con sé. Roba che nemmeno i Sex Pistols. May their enemies live long, so they can see them progress.

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Tracklist:

Never Le Nkemise 1 | I Fink U Freeky | Pielie (skit) | Hey Sexy | Fatty Boom Boom | Zefside Zol (interlude) | So What? | Uncle Jimmy (skit) | Baby’s On Fire | U Make a Ninja Wanna Fuck | Folk Julle Naaiers | Dj Hi-Tek Rulez | Never Le Nkemise 2

Die Antwoord sul web [/box]

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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