Indie-eye – VIDEOCLIP – Testata Giornalistica di Musica & Immagini

Aspettando Metarock è la manifestazione che anticipa di qualche mese lo storico festival musicale pisano noto come Metarock. Tra gli ospiti dell'edizione 2016 anche Eugenio Rodondi che ci ha raccontato alcune cose sul suo ultimo "Ocra" 

Di

[ Indie-eye REC, il portale musica di indie-eye network attivo dal 2005 sta per diventare Indie-eye DOC, il primo portale interamente dedicato ai videoclip ad affacciarsi in Italia, stay tuned e leggi le imminenti novità da questa parte]

Il 28 aprile presso il parco della Cittadella di Pisa si è tenuta la seconda serata di Aspettando Metarock, festival organizzato dall’associazione studentesca Unione Degli Universitari – DAS Pisa e dal sindacato studentesco Rete degli Studenti Medi, che apre, con qualche mese di anticipo, alla storica manifestazione pisana di Metarock.

La serata è iniziata con i Liv Charcot, ha proseguito con Eugenio Rodondi e si è chiusa con un live dell’istrionico Bobo Rondelli. In questa occasione abbiamo incontrato Eugenio, giovane e promettente cantautore torinese, che durante il live ha presentato alcuni pezzi dal suo secondo disco, Ocra, registrato e prodotto da Nicola Baronti per Phonarchia Dischi, ed uscito il 17 febbraio 2015. Dopo il live abbiamo scambiato quattro chiacchere con Eugenio, timido e poetico, e abbiamo parlato del suo ultimo lavoro, delle sue ricerche musicali e della sua carriera.

Da Labirinto, al tuo ultimo album intitolato Ocra, come e quanto è cambiato il tuo lavoro sulla musica e sui testi?
Cambiato musicalmente per forza di cose. Dopo aver conosciuto Nicola Baronti, produttore di Phonarchia, sono stato condotto da lui su una strada diversa, Nicola mi ha fatto intraprendere un percorso prima sconosciuto. Io vengo dalla musica cantautorale italiana, dai mostri sacri come De Andrè, De Gregori e Nicola è riuscito a farmi esplorare nuovi generi e stili. Per forza sono cambiato! A livello testuale invece mi sento meno cambiato. Cambierò nel prossimo disco… Forse.

Quali sono stati i tuoi punti di riferimento musicali nella realizzazione di Ocra?
Nicola è riuscito a darmi una visione sul rock in generale, oltre a quello italiano. Io mi sono molto affezionato ai Beatles, già ovviamente li conoscevo, ma sono riuscito ad approfondirli molto e me ne sono innamorato. Mi sono ispirato molto a loro. Non sono settoriale negli ascolti, diciamo che ogni cosa che ascolto mi interessa… Anche se a volte sono pigro e non ascolto molto (ride).

Eugenio Rodondi – Canzone Moschina – Video ufficiale diretto da Guglielmo Manni

Come hai lavorato con Guido Catalano? Il poeta torinese ha contribuito nella scrittura dei testi delle tue canzoni?
Guido ci ha registrato una filastrocca, quella della cicala e la formica presente in Ocra. Era una filastrocca che mi raccontava mio zio in montagna quando ero bambino. Avendo scritto una canzone sulla cicala ho chiesto a Catalano (una delle voci poetiche più importanti di Torino) di recitare quella filastrocca. È stato gentilissimo e ha accettato subito. Per ora comunque non mi sono mai fatto aiutare nella scrittura dei testi, probabilmente nel prossimo album ci sarà una collaborazione nella scrittura con un altro autore. Vedremo.

La poesia italiana del novecento ha influito nella realizzazione dei testi di Ocra? Io ci sento molto Montale, in particolare per alcuni passaggi di Briciole di pane e Dov’è Laura.
Si, sicuramente. Anche nel mio disco precedente ci sono riferimenti a quel tipo di poesia, fa parte della mia formazione. Ocra è un album che parla esclusivamente di mie esperienze personali e anche qui ho fatto delle citazioni: in Horror Vacui ho ripreso la poesia di Montale Ho sceso dandoti il braccio… Briciole invece parla di Rapunzel, la principessa della fiaba dei fratelli Grimm, io però ho voluto associare la sua figura alla depressione, lei che si isola nella torre schiacciata da un’enorme senso di colpa… Era un pezzo voluto sulla depressione. Ora purtroppo sto leggendo molto meno rispetto a prima, ma quando leggi e ti accorgi che le sensazioni che vorresti esprimere sono già state espresse da altri autori del passato… perché non prendere esempio da loro?

Perché hai scelto questo titolo per il tuo nuovo album?
Ocra è una parola che mi piaceva perché indica un colore che si trova in una posizione intermedia: non è né giallo come un colore solare, né marrone come il fango che ti blocca i piedi a terra. Ocra vuole rappresentare la nostra generazione che si trova in una via di mezzo, una generazione che non capisce se rimanere piantata con i piedi nel fango o se tendere verso una speranza, il giallo. Ocra poi è una parola corta che si presta ai giochi di parole, molto anagrammabile con cui giocare.

eugenio-rodondi

Quale scena musicale secondo te è più vitale per i cantautori contemporanei? Quella torinese o quella toscana?
Entrambe le scene musicali sono vive ma in modo diverso. Torino sta crescendo molto in questo periodo e lo vediamo con artisti come Bianco, Levante, i Nadàr Solo. Questi musicisti stanno esplodendo, stanno raggiungendo proprio in questi tempi quella fetta del mercato tanto auspicata. La scena musicale toscana è sicuramente più collaborativa e vitale, forse essendo centrale a livello geografico riesce a ricevere influenze maggiori da più parti. Nell’ambiente musicale toscano si riesce a fare amicizia più facilmente, mi sono reso conto che con i gruppi toscani come gli Etruschi from Lakota e i Venus in Furs sono riuscito a stringere un vero legame di amicizia oltre che di collaborazione lavorativa. In Toscana sento che c’è un aspetto più umano e “caciarone” nei rapporti tra musicisti.

Le atmosfere che emergono in Ocra sono notturne, estive, fatte di cicale canterine e insetti ronzanti, montaliane per quell’attenzione al mondo minuscolo degli insetti e alle atmosfere canicolari estive. Hai scelto tu di creare questo immaginario evocativo o è una cosa che è nata nel corso della lavorazione all’album?
Non è stata una scelta conscia. Evidentemente avendo letto tanto di queste cose le avevo fatte mie, poi inevitabilmente le ho tirate fuori. L’album non voleva essere un concept ma alla fine lo è diventato perché una volta messe insieme le canzoni, escluse alcune che abbiamo tolto, mi sono reso conto che il disco stava in piedi come concept. Però è stata una cosa non voluta, è nata alla fine. D’altra parte se uno in un momento della vita scrive certe canzoni ed elabora certi temi, una coerenza strutturale prende vita per forza. In Ocra non ci sono canzoni che si discostano molto l’una dall’altra, magari una può essere un singolo, un’altra una ballad, però tutte mantengono questo filo conduttore di concept inconsapevole.

Prossimi live in cui potremo sentirti?
In Toscana suoneremo il 4 agosto al festival di Volterra, in Piemonte suoneremo più spesso. Però stiamo organizzando un tour in sud Italia per l’estate.

 

 

 

Virginia Villo Monteverdi

Virginia Villo Monteverdi

Laureata in Storia dell’Arte medievale e seriamente dipendente dalla musica Virginia è una pisana mezzosangue nata nel 1990. Iniziata dal padre ai classici rock ha dedicato la sua adolescenza a conoscere la storia della musica. Suona e canta in un gruppo, ama fare video, foto e ricerche artistiche e ogni tanto cura delle mostre d’arte contemporanea.