Le Belve – Raise: la recensione

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Per Giovanni Grimaldi “Le Belve”, quasi tutte interpretate da un formidabile Lando Buzzanca, erano la parte peggiore della società borghese. Era il millenovecentosettanta e chissa se il duo vicentino, nel raccontare la Padania rurale di oggi, si è in qualche modo ispirato ai brutti fascisti che popolano la loro e la nostra terra, poco importa se si chiamano con nomi diversi, il paesaggio purtroppo non cambia.

Francesco Tapparo (voce, chitarra, diamonica, synth) e Leonardo Ferrari (percussioni, basso, diamonica, chitarra acustica) compongono sei brani per questo loro conciso esordio sulla lunga distanza.

Secondo loro il soul dei settanta e il grunge dei novanta è la dieta sonora strettamente seguita, secondo noi c’è molto cantautorato italiano, dai Criminal Jokers disossati al massimo fino a Vasco Brondi, ma con una cura maggiore delle sfumature, tanto da introdurre sottilissimi elementi jazzistici e negli episodi cantati nella lingua d’albione, un’atmosfera lisergica e svaccata. Ecco allora che il grunge rientra dalla finestra, sopratutto per una questione attitudinale; il soul invece è semplicemente una funzione elettiva.

Se l’elettronica di “Venerdi” e la strumentale “007”, quasi un omaggio italian-balneare alle atmosfere surf (Giovanni Fusco?) sembrano portare altrove il disco, sono tracce come “Viareggio”, “Pills” e “Iridei” a raccontarci le potenzialità del duo e il loro linguaggio: scabre e scabrose come la voce di Tapparo, Le Belve fotografano il tedio settimanale di una terra avara, ma piena d’amore. 

Le BelvE – Plin Plun Plin (LIVE FestAmbiente Grosseto 2016)

Bruno Martini
Bruno Martini
Bruno: una laurea in scienze politiche, musica italiana tra gli ascolti principali, e un amore viscerale per tutte le british invasion

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