venerdì, Ottobre 22, 2021

Il Terribile Inganno di Maria Arena: la recensione

Il valore politico e sociale di Non una di meno è quello di aver riportato al centro del dibattito nazionale il femminismo; Il Terribile inganno ne fa un racconto appassionato

L’altra sera sono uscito con una ragazza con i capelli mossi che mi ha detto “della clitoride parlo io, non tu”. Il giorno dopo ho pensato fosse un buon riassunto del recente Il terribile Inganno di Maria Arena, docufilm che ripercorre la storia del movimento femminista Non una di meno dal 2017 a oggi.

Il tema sessuale non è un punto di partenza riduzionista. Roth ne L’animale morente scrive che il sesso è la morte, punto di fine e inizio. È così. Quella frase mi fatto rimanere male; quando cresci in un sistema che per nascita ti ha attribuito dei poteri di controllo resti disabituato a formulare uno schema dissimile. Ridefinire i rapporti sessuali e sociali è il percorso di ricerca affrontato da Non una di meno da tempo. È fisiologico: chi lascerebbe il potere se non fosse costretto? È la ragione delle quote rosa per esempio, di cui, non lo nascondo, non capivo il senso inizialmente. Il primo passo – valido olisticamente – è saggiare la consapevolezza della bolla machista in cui nuotiamo.

Torniamo alla clitoride. Sono due le battaglie identitarie di Non una di meno che racconta Il terribile Inganno: la prima riguarda la sessualità femminile. L’organo erettile della donna ne è il simbolo paradossale. La clitoride è l’unico organo deputato solo a godere. Non serve ad altro, a differenza del cugino pene. Senza brillare in logica proposizionale, ne consegue che riproduzione e piacere sessuale nell’uomo sono indissolubili, non nella donna. Ma come: la narrazione femminile non è impostata dai tempi di Maria verso la maternità senza sessualità? Dev’essere questo il motivo del complesso di inferiorità maschile. Ma non buttiamola in caciara come fa il maschilismo; Non una di meno ne parla da oltre quattro anni: serve un’educazione sessuale nelle scuole sin dalle elementari per favorire una scoperta libera e consapevole della sessualità per ragazze e ragazzi. Altrimenti non se ne esce e si prosegue per una strada allarmante: la masturbazione (soprattutto femminile) resta un tabù, l’educazione sessuale è affidata alla pornografia, la violenza sulle donne aumenta, in ogni sua forma, dal catcalling al Revenge Porn allo stupro. La rappresentazione di questi fenomeni da parte di media/cinema spesso fomenta una narrazione tossica del femminile; per farsi un’idea basta ascoltare Silvia Semenzin (dottoressa e attivista che ha portato all’approvazione della legge sul Revenge Porn nel 2019) sulla recente Nudes, serie tv targata RaiPlay. È un problema culturale radicato, di cui donne e uomini sono vittime in posizioni sociologiche differenti.

La battaglia madre di Non di una meno è quella contro la violenza sulle donne, a cui è dedicato l’8 marzo. Un’attivista racconta a Maria Arena che il nome del movimento è la traduzione italiana di quello argentino Ni una menos nato nel 2015 a seguito di una violenta serie di femminicidi nel paese. Il termine “femminicidio” ha una storia etimologica che vale sempre la pena ribadire: non basta parlare di “omicidio” perché il sostantivo composto “femminicidio” non indica un’uccisione, ma l’omicidio di “una donna colpevole di essere donna”; non induce una scala di gravità retorica, ma una differenziazione fenomenologica sostanziale. Per il movimento serve “sovversione, non solo prevenzione. La telecamera riprende chi mi ha violentata, ma io non voglio essere violentata. Una donna è quasi sempre uccisa due volte: dal suo assassino e dallo stato”.

Per intenderci su cosa voglia dire Non una di meno per sovversione della struttura patriarcale della società basta un’idea intuitiva: il rapporto uomo/donna (e uomo/minoranze) va riequilibrato. Pensiamo a un esempio significativo di un’attivista: “è paradossale per esempio che la preoccupazione della contraccezione gravi solo sulla donna e, al contrario, il diritto di abortire sia de facto disatteso impedendo la libera scelta di ognuna”. Parliamo soprattutto del nostro paese, in cui la legge 194 è in vigore dal 1978; ma è notizia di questi giorni che l’unico ginecologo non obbiettore del Molise andrà in pensione senza che si trovi un sostituto.

Una sovversione sostanziale può riequilibrare un dislivello di genere che è anche ingenerato da consapevoli omissis storici/culturali. Intendo: in triennale nel programma d’esame di Letteratura Italiana moderna e contemporanea non c’era una sola scrittrice. Lo stesso per l’esame di filosofia (con l’eccezione ormai abusata di Hannah Arendt). Senza essere dei grandi sociologi, è presto detto che l’unica disparità reale tra uomo e donna è quella ingenerata dal primo sin dai tempi medievali e che ha determinato un differente livello di istruzione e di opportunità. Eppure la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe de Gouges è datata 5 settembre 1791. A un battito di ciglia dalla Rivoluzione francese.

Il tema del disequilibrio ritorna nella frase da appuntarsi di Il Terribile Inganno: “Siamo dei corpi flessibili in delle strutture rigide”. Ne parla Il mondo sessuato (2019, Nottetempo) citato da Maria Arena. Diciamolo meglio: la flessibilità strutturale femminile è indotta dal sistema rigido maschilista. Il lavoro di Non una di meno tenta di capovolgere l’equazione del patriarcato e stabilire per la prima volta una rigidità individuale femminile in una struttura che si (di)mostri flessibile davanti alle minoranze.

Nel 2021 resta più utopia che realtà. Sul tema della violenza, Il Terribile Inganno dedica un focus speciale alla violenza nel percorso del parto. Si tratta di una forma di violenza fisica e/o psicologica che prevede l’applicazione di cure e/o metodi standardizzati nella prassi ginecologica che avvengono sistematicamente senza il consenso della donna. Mia madre fa parte del 61% delle donne italiane (dati del 2017): ha subito un’episiotomia (incisione chirurgica del perineo) senza un consenso informato. Quando ha partorito mia sorella non si è lasciata toccare. La violenza ostetrica è un segnale invisibile ma tanto eloquente della normalizzazione della violenza sulle donne.

Il Terribile inganno fa un racconto appassionato del percorso di Non Una di Meno. A riguardo la linguistica mi suggerisce un bel esempio ripreso anche nel documentario: nessuna delle mie coetanee vuole che la sua professione mantenga la marca di genere maschile. A molti sembra una posizione rivoluzionaria che una donna si faccia chiamare avvocata e non avvocato.

Non è così; è semmai la spia del dislivello storico, culturale, politico di cui si diceva; la direttrice d’orchestra che a Sanremo 2021 sostiene “il mio lavoro è il direttore d’orchestra” perde un’enorme occasione per se stessa e per le donne, oltre a dimostrare un misconoscenza della lingua che parla. Non è che c’è un motivo per cui non troverete mai un uomo che vorrà essere un’avvocata e non un avvocato?

La storia di Non una di meno ci rende cittadini e cittadine più consapevoli, nonostante il paese non voglia vedere il cuore oltre l’ostacolo, o una mano che aziona il succhia clitoride.

Il terribile inganno di Maria Arena – (Documentario 2021)

Davide Spinelli
Davide Spinelli è laureato in lettere all'università di Pavia e studia per ottenere la laurea magistrale "Language and Mind" all'università di Siena. Oltre che su indie-eye scrive per numerose realtà legate alla critica cinematografica e a quella letteraria.

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