martedì, Maggio 18, 2021

Mr. Long di Sabu – Berlino 67, Concorso: la recensione

La commistione arditissima ed estrema di registri non é una cosa nuova per Sabu, soprattutto nei suoi ultimi film; il bellissimo Miss Zombie, e il meno riuscito Chasuke’s Journey, presentato proprio a Berlino due anni fa. Come in quel caso, Mr. Long contiene piú di un film dentro l’altro e dalle atmosfere di un cupissimo apologo sulla fuga, diventa una commedia che mette al centro un concetto allargato di famiglia, aspetto frequente nel cinema di Hiroyuki Tanaka. Il personaggio interpretato da Chen Chang condivide con Miss Zombie l’assenza quasi totale di parola, entrambi sono costretti a compiere gesti ripetuti ed automatici; umilianti lavori di casa per la non morta, la ritualitá della preparazione culinaria per il killer taiwanese. La comprensione del mondo, per Miss Zombie e Mr. Long é traumatica come per qualsiasi maschera comica, assume caratteristiche slapstick nel confronto, spesso tragico,  tra azione e realtá, gesto e significato.
Il microcosmo derelitto che il nostro abita, non é dissimile dalla realtá sottoposta alle regole di un demiurgo spietato in Chasuke`s Journey, in entrambi i casi emerge la forza vitale della cultura popolare, un relitto sghembo legato al rapporto con la tradizione,  dove gli dei non ascoltano, qui a un certo punto sintetizzato dalle bellissime maschere del teatro No, rappresentate in forma nient’affatto austera, piú vicina ad un freak show di anime inascoltate e alla deriva.
Il luogo dove Mr. Long si trova é un’oasi apparentemente felice circondata dalle macerie, un mondo separato e occupato dalla distruzione, mentre tutt’intorno, le regole del capitalismo globale si legano indissolubilmente alle leggi del crimine. 
Non c’é redenzione in Mr. Long, se non nella scelta umanissima di cambiar direzione, in mezzo alla morte che ci circonda, una dimensione che ricorda il Kitano di Brother piú per attitudine che per scelte stilistiche. Ecco che la famiglia improvvisamente sognata da Mr. Long, maschera comica e tragica allo stesso tempo, si infrange contro l’inesorabilitá del sopruso. 
In Chasuke’s Journey il capriccio della divinitá produceva un’umanitá derelitta, qui quella stessa umanitá cerca disperatamente di fermare il tempo e il traffico di una megalopoli, frapponendo i tempi della tradizione alla velocitá ipercinetica del mercato. Un confronto disperato che Sabu lascia emergere in un interstizio incerto, tra sogno e realtá, come quel quadretto che ritrae una famiglia possibile, devastata dalla morte.

Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi

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