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Mentre Berlino celebra le sue sale cinematografiche storiche con un volume curato dal direttore della Berlinale, a Firenze il Cinema può anche morire; Salva il cinema di Castello 

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A Castello ci sono nato e cresciuto; è un pezzo di periferia Fiorentina che sembra un paese, per la struttura ancora vicina alle caratteristiche di un “borgo” e per alcune “botteghe” sopravvissute senza particolari rinnovamenti; una dimensione parallela alla città griffata a cui ricorri come una medicina buona se vuoi stare a pochi chilometri dal verde sorvegliato da due splendide ville medicee, ma dalla quale potresti desiderare una veloce fuga se sei alla ricerca di un qualsiasi movimento, perchè no, anche quello effimero.

A Castello ho visto nascere e morire piccole attività commerciali, penalizzate a volte dalla grande distribuzione (esselunga, coop, lidl, a distanza di pochi chilometri) e da un contesto il cui assetto sembra immutabile come quello di un piccolo centro con la sua vita e i suoi ritmi tranquilli,  attaccato alla città ma irrimediabilmente fuori dai suoi giri. In centro, da Castello, ci arrivi anche in sella ad una bicicletta in poco più di venti minuti, eppure quando racconti che hai una casa da quelle parti, ti guardano come se fosse fuori dal mondo conosciuto e usualmente frequentato.

Castello è un’oasi felice, una zona residenziale, un luogo di riposo, Collodi lo sapeva bene;  ci vieni per separarti dalla Firenze-salotto oppure da tutto il caos che impazzisce appena ti trovi fuori dalla zona pedonale, ma non la frequenti certo per divertirti.

Non si può dire lo stesso delle attività del Cinema di Castello, struttura che fa parte del Circolo Ricreativo Culturale e Sportivo e che r-esiste, letteralmente, da decenni; tanto da poterlo definire senza il rischio di essere corretti, come una delle sale più antiche del territorio. Se una sala come questa, con una storia praticamente ottuagenaria, si fosse trovata a Berlino, forse sarebbe rientrata a pieno titolo tra quelle incluse nel volume curato da Dieter Kosslick e dedicato ai cinema storici della città tedesca, vera e propria categoria protetta,  edifici che sono stati restaurati e mantenuti in vita con interventi istituzionali molto precisi, tanto che uno di questi, il bellissimo Kino International, oltre ad essere una delle sale più amate dai Berlinesi, è anche tra le “sedi” storiche per alcune proiezioni della Berlinale.

In Italia e anche a Firenze le cose vanno diversamente; si parla di una realtà quando rischia di chiudere, o peggio ancora, si presume di ipostatizzarla in modo del tutto inutile quando è già morta,  come si fa con i santi, costruendoci sopra una mitologia negativamente nostalgica, che non serve a nessuno se non a chi ha fatto della nostalgia un business; si veda ad esempio tutto quel “falso movimento” intorno ai ricordi pecorecci del Cinema Universale, eventi con un fine del tutto autoctono e senza alcun beneficio per la comunità.

Al contrario, il Cinema di Castello, ha continuato silenziosamente la sua attività popolare anche in questi anni, proponendo dal giovedi al lunedi attività cinematografica regolare, legata spesso alle piccole distribuzioni, e proiettando rigorosamente in pellicola quel cinema d’autore che ha sempre avuto vita breve in una città come Firenze, dove le sale cinematografiche cittadine sono scomparse una dietro l’altra, lasciando un vuoto di “senso”, oltre che distributivo,  molto forte.

Cosa potrebbe dire Dieter Kosslick se camminasse fuori e dentro le mura di Firenze, facendosi raccontare la storia del cinema Faro, del Goldoni, dell’Ariston, del Gambrinus, dell’Apollo, del Capitol, dell’Edison, e perchè no anche dell’Aldebaran e dell’Arlecchino, due sale gloriose del primo cinema porno, quello che si proiettava in pellicola.

Cosa direbbe il direttore della Berlinale di fronte ad una storia dalle caratteristiche sepolcrali? Forse che non siamo interessati a conservare il nostro passato più “laico”, quello che ha segnato alcune tappe importanti della cultura popolare, o semplicemente che il restauro di una sala storica, in un contesto dove siamo saturati dalla presenza del “bello”, per noi non ha alcun senso.

Nonostante questa maledizione che pende sulla città di Firenze, dove il “bello” è spesso utilizzato come un alibi commerciale per introdurre una serie di immonde brutture,  il Cinema di Castello ha resistito tutti questi anni, conservando una relazione diretta con il proprio “popolo” nella sua doppia attività invernale ed estiva, grazie ad un’arena all’aperto con le caratteristiche di uno spazio anni ’50, parte della struttura del circolo, che ha consentito alle attività cinematografiche del CRCS di mantenere viva l’attività per tutti i mesi dell’anno, con un breve intervallo che lascia spazio all’attività teatrale.

Questa attività resistente e molto frequentata, oltre ad essere un momento di vita importante per tutto il quartiere, ha il senso di un “sistema Cinema” che esiste e vive in parallelo alla gestione dominante delle sale, sempre più orientata allo spazio polivalente e ad un decentramento dell’interesse principale.

In una fase complessa per tutte le piccole sale, come quella del passaggio dalla Pellicola al Digitale, il Cinema Castello, si trova, forse per la prima volta nella linea di una storia, come si diceva, ottuagenaria, a correre il rischio di una chiusura forzata. Le attrezzature per la conversione costano molto e sono una via obbligata perchè Castello possa continuare a fare programmazione in modo libero e senza i vincoli che stringono altri esercizi cinematografici.

Indie-eye sostiene il cinema di Castello nell’iniziativa di sottoscrizione che è stata lanciata da circa un mese e che dovrebbe consentire, insieme ad un finanziamento della Regione, di ottenere i soldi necessari all’acquisto delle attrezzature digitali, il cui costo complessivo, considerando che il Circolo deve dotare due sale distinte, quella tradizionale e l’arena estiva, si aggira intorno ai 60.000 Euro.

Il comunicato diffuso dal circolo offre tutte le informazioni utili per sostenere l’iniziativa: “È stato attivato un apposito conto corrente bancario sul quale saranno versate tutte le somme sottoscritte. Lo stato della sottoscrizione sarà reso noto su ‘facebook.com/cinemacastello’ e tramite avvisi cartacei all’ interno del circolo. Non poniamo minimi di sottoscrizione, ogni somma è accettata con la stessa gratitudine. Ogni 20 euro di sottoscrizione si prevede un ingresso omaggio da ritirare alla cassa a partire da gennaio 2014.

Modalità di sottoscrizione:
– Tramite bonifico bancario indicando ‘donazione a favore del CRCS Castello’ CF 80017130487 (detraibile dal reddito);
– Direttamente presso il Circolo e alcuni negozi aderenti all’ iniziativa compilando l’ apposito modulo;
– Prestando opera di volontariato, previo accordo con la direzione, per il mantenimento della struttura del Circolo.
– Per ogni ora di lavoro verrà versato nel conto euro 5,00

I DATI DEL CONTO CORRENTE PER IL VERSAMENTO:

c/c 5612,11 intestato a CIRCOLO RICREATIVO CULTURALE SPORTIVO CASTELLO –
IBAN IT 77 O 01030 02866 000000561211

L’ obbiettivo minimo che ci proponiamo di raggiungere tramite sottoscrizione è di 20.000 euro. nel caso in cui non dovesse essere raggiunto l’ obbiettivo prefissato il
CINEMA CASTELLO CHIUDERA’ e tutte le somme sottoscritte saranno restituite”

Al momento della pubblicazione di questo articolo, le sottoscrizioni, almeno da quello che abbiamo letto sul facebook ufficiale del cinema, hanno superato le 8.000 Euro, un buon risultato, ma non è sufficiente, proprio per questo invitiamo i nostri lettori a sostenere una piccola realtà che potrebbe essere anche molto lontana dalla Città dove vivete, ma assolutamente vicina ad un’idea di “vita”, prima ancora che di Cinema, possibile e sostenibile.

 

 


 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. È un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e new media. Produce audiovisivi