martedì, Settembre 29, 2020

Cannes 2013, The Bling Ring, l’incontro con Sofia Coppola

Il nuovo film di Sofia Coppola ha aperto la sezione Un Certain Regard di Cannes 66, The Bling Ring  è ispirato ad un articolo scritto da Nancy Jo Sales e pubblicato su Vanity Fair nel 2010 con il titolo di “The Subjects Wore Louboutins”, relativo ad alcuni fatti accaduti in california tra il 2008 e il 2009. È la storia di un gruppo di adolescenti Losangeline che penetrano nelle case dei loro idoli preferiti per rubarne vestiti,  scarpe, gioielli, soprammobili assortiti. Si informano sugli spostamenti delle vittime, penetrano nelle case in loro assenza e senza nessun altro scopo se non quello di toccare, provare e appropriarsi delle loro cose, mettono in pratica una versione perversa del fare shopping. Interpetato da  Israel Broussard, Katie Chang, Emma Watson, Taissa Farmiga e Claire Julien, il lavoro della Coppola segue inizialmente i movimenti di Rebecca (Katie Chang), ragazza con un’ossessione compulsiva per la fama e che da vita al progetto insieme a Marc (Israele Broussard), coinvolgendo a poco a poco altre ragazze interessate tra cui Alexis (Emma Watson) e Chloe (Claire Julien). Il film è sostenuto da una serratissima colonna sonora che include brani di  Kanye West, Azealia Banks, (facilmente riconoscibile anche nel trailer ufficiale diffuso) Rick Ross, M.I.A, Frank Ocean, Sleigh Bells e Phoenix.

Sofia Coppola, in conferenza stampa, ha raccontato come l’intima essenza cinematografica dell’articolo della Sales l’abbia spinta a realizzare il film: “Quando l’ho letto, ho pensato che fosse adatto per un film e quando ho approfondito alcuni aspetti con la giornalista e letto tutti i suoi appunti ho subito pensato che tutto quel materiale fosse molto affascinante e in grado di raccontare la cultura di oggi”
E in questo senso “non sono affatto interessata a quello che potrebbero pensare le persone reali coinvolte nei fatti del 2008-2009, non mi sono preoccupata delle loro possibili reazioni, il film non è un documentario, e ho cambiato i loro nomi proprio perchè non volevo che potessero essere investite da un surplus di celebrità”

Per immergere gli attori in un’atmosfera consona, la Coppola ha fatto in modo che la colonna sonora del film fosse riprodotta anche sul set durante le riprese: “La musica fa una grande parte nel ricreare l’atmosfera adatta, per esempio per la sequenza di apertura, avevo in mente proprio quella musica e ho fatto in modo che fosse riprodotta sul set per gli attori. Alcune musiche le abbiamo trovate durante la lavorazione, anche perchè sul set ne abbiamo suonata molta. Tutta la parte hip-hop era per me un po’ estranea, ma sono soddisfatta di essere entrata nel mood di un tipo di musica che non fa parte dei miei ascolti abituali”

Rispetto a Somewhere, questo nuovo lavoro di Sofia Coppola è per lei una sorta di naturale continuazione: “Quando lavoravo a Somewhere, pensavo a questa cosa legata al desiderio di raggiungere la celebrità e a quello che accade quando ci sei dentro. Questo è lo sviluppo di quell’idea su un livello completamente diverso. Un aspetto che è molto enfatizzato nella nostra cultura”

Considerato da alcuni come il lavoro più frenetico della Coppola anche in termini di montaggio, per la regista Americana, The Bling Ring è il tentativo di fare un film nello stile del mondo che fruiamo: “Immagini prelevate da facebook, cut up pubblicitari, informazioni ipertrofiche, una capacità di attenzione pari allo zero, insomma ho cercato di incorporare tutti questi elementi secondo le modalità di decodifica che abbiamo oggi del mondo”

Il film presenta una Emma Watson trasformata, lontana dall’immagine che conosciamo attraverso i film di Harry Potter, un periodo lontano per la giovane attrice ma “che è ancora presente nella memoria collettiva. Non voglio certo negarlo ne fuggire da quell’immagine, ma ho avuto la possibilità di lavorare tre anni a questa trasformazione con un team creativo eccezionale”

L’idea della Watson sulle celebrità dei reality è tutto sommato positiva, e corrisponde ad un’offerta generata da una domanda e da un desiderio specifici per quel tipo di immagini: “penso che i reality siano semplicemente un altro modo di raccontare una storia; un modo diverso di recitare”

Per la Coppola, sempre riguardo la cultura dei reality, Los Angeles gioca un ruolo centrale nella cultura Americana: “ed è quello che si vede nel film, un mondo di celebrità e di reality TV, la storia non avrebbe potuto ambientarsi in un luogo diverso”

 

Redazione IE Cinema
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