mercoledì, Ottobre 21, 2020

Gaosu tamen, wo cheng baihe qu le di Li Ruijun – Venezia 69 – Orizzonti

Meditazione dolce sulla vecchiaia e sulla morte, riflessione sul rapporto fra generazioni, Gaosu tamen, wo cheng baihe qu le (Fly with the crane) ha il sapore di un’antica leggenda, impreziosita dalle colonna sonora incalzante di Xiao He e dalle luci dorate di Yang Jin. In un villaggio cinese, l’anziano Ma, costruttore di bare di legno decorate, è dominato dal sentimento della fine. Le autorità locali proibiscono le sepolture, che ruberebbero spazio ai campi coltivati. La cremazione è l’unica pratica consentita, tanto da sottrarre alla terra i corpi interrati di nascosto. Acciaccato e senza lavoro, Ma preferisce la compagnia dei nipotini a quella dei figli, ansiosi e petulanti.Li Ruijun impernia la narrazione sul volto rugoso e abbronzato del vecchio Ma, che osserva i suoi eredi con un sorriso malinconico, ormai estraneo alle vicende del mondo e desideroso soltanto di non essere trasformato in un filo di fumo. Altrimenti come potrà volare via sul dorso di una gru? Gaosu tamen, wo cheng baihe qu le riformula l’interrogativo universale sul senso della morte, dipanandolo nella Cina rurale, dove famiglie di contadini legate ai ritmi del raccolto si scontrano con la perentorietà delle leggi civili. La terra, luogo simbolico della nascita, spazio della vita e del nutrimento, è l’unica tomba che il vecchio costruttore di bare vorrebbe per sé, ma autorità civili senza volto vigilano affinché nessuno trasgredisca il divieto. Il cielo, dove volano lo gru, è il sogno di una libertà lieve e spensierata, un rettangolo azzurro che contrasta vivace con il giallo-ocra delle coltivazioni. All’origine della sceneggiatura c’è un classico recente della letteratura cinese, il romanzo di Su Tong (l’autore celebre per Moglie e Concubine, all’origine di Lanterne Rosse) Tell Them I’ve Gone with the White Crane (le ultime parole consegnate da Ma ai nipoti), mentre i protagonisti della pellicola sono i parenti e gli amici di Li Ruijun. Il regista costruisce così la rappresentazione malinconica di una Cina lontanissima dai ritmi frenetici della capitale, immersa in un’atmosfera di lontananza senza tempo, in simbiosi con una natura che, a ogni ciclo, si ripropone uguale a se stessa. Il vecchio Ma è consapevole. I figli non lo aiuteranno, aspetteranno la sua morte per cremarlo, ignorando le sue ultime volontà. Di fronte al probabile tradimento, il nonno, fra ironia, turbamento e quieta rassegnazione, accoglierà l’insolita proposta del nipotino, optando per un’uscita di scena alternativa che lo riconcilierà con le sue radici.

Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi è nata a Milano nel 1987. Laureatasi in filosofia nel 2009 è da sempre grande appassionata di cinema e di letteratura. Dal 2010, in seguito alla partecipazione a workshop e seminari, collabora con alcune testate on line.

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