mercoledì, Settembre 30, 2020

Menatek Ha-maim di Idan Hubel – Venezia 69 – Orizzonti

Ci sono mestieri che sembrano inevitabilmente suscitare l’astio degli altri membri della comunità, trasformando onesti impiegati nei capri espiatori del disagio collettivo. È il caso di Gabi, padre di famiglia e Cutoff Man del titolo (Manatek Ha-Maim), che lavora per la municipalità alla periferia di Gerusalemme e, ogni mattina, munito dei ferri del mestiere, procede alla chiusura delle condutture dell’acqua presso le abitazioni di coloro che ritardano troppo nel pagamento delle imposte. Bistrattato dai morosi in quanto automaticamente identificato con l’autorità pubblica che ne ha decretato la punizione, Gabi non può rinunciare al lavoro offertogli dall’ufficio di collocamento locale, malgrado gli strali del vicinato e le vive proteste di chi, per mancanza di denaro, pigrizia o snobismo, ha preferito lasciare le bollette nel cassetto. La moltiplicazione degli attacchi trasforma il protagonista (l’attore e regista di origine marocchina Moshe Ivgy, amatissimo in Israele) in un essere malconcio, che si cala nel ruolo del reietto, amplificando il senso di inferiorità che lo accompagna. Idan Hubel, al primo film dopo una serie di esperienze in ambito teatrale e alcuni cortometraggi, distoglie lo sguardo dal conflitto israelo-palestinese per volgere l’attenzione a una piccola storia di provincia. Il giovane regista, promessa del cinema israeliano contemporaneo, si muove con una sensibilità che guarda al neorealismo, ma senza rinnovarne l’intensità creativa, limitandosi alla rappresentazione opaca di una realtà di emarginazione e povertà. Lo spunto narrativo rimane tale, senza riuscire a destare l’attenzione dello spettatore e non andando oltre l’aneddoto. I dubbi per Gabi cominciano quando scopre che uno dei suoi “clienti” è il padre di un amico del figlio, suo compagno di squadra in una formazione di calcio locale. I match e gli allenamenti del ragazzo rappresentano per lui l’unico sollievo, piacevole antidoto alla monotonia di giornate lavorative che si susseguono identiche. Il taglio dell’acqua all’influente vicino potrebbe però significare l’assenza di suo figlio dal campo nell’unico giorno in cui è previsto l’arrivo di selezionatori esterni. Unica alternativa all’attività sportiva, è il servizio di leva obbligatorio. Attenendosi alle regole, Gabi ha concluso il lavoro. Assalito da timori e rimorsi, l’uomo tenterà poi goffamente di aggiustare la situazione.

Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi è nata a Milano nel 1987. Laureatasi in filosofia nel 2009 è da sempre grande appassionata di cinema e di letteratura. Dal 2010, in seguito alla partecipazione a workshop e seminari, collabora con alcune testate on line.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SU YOUTUBE

Advertisment

FESTIVAL

Glocal Film Festival: call aperte

Come da tradizione, il lancio dei bandi delle sezioni competitive Panoramica Doc e Spazio Piemonte per la 20a edizione del Glocal Film Festival, che si terrà dall’11 al 15 marzo 2021 al Cinema Massimo-MNC, si sposa con una serata dal respiro internazionale: la tappa torinese del Manhattan Short Film Festival.

CinemAmbiente: l’anteprima di Rebuilding Paradise di Ron Howard

Spostato a causa dell’emergenza sanitaria dal tradizionale periodo tardo-primaverile a quello autunnale, il Festival, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, si svolgerà a Torino dal 1° al 4 ottobre

Careless Crime di Shahram Mokri: recensione

Dopo due film tanto simili sembrava che Mokri avesse trovato il proprio personalissimo sistema di fare cinema e che fosse intenzionato a portarlo ancora avanti. Careless Crime però è diverso, ma allontanandosene ricorre alla riflessione sul tempo e lo spazio per trasformarsi in una dichiarazione d’intenti. La recensione di Careless Crime

Ca’ Foscari Short Film Festival 2020: Un festival diffuso

Dario Argento, Pino Donaggio, Lorenzo Mattotti gli ospiti speciali del Ca' Foscari Short. Festival "diffuso" tra location fisiche e web

The Flood Won’t Come di Marat Sargsyan: recensione

The Flood Won't Come, una decostruzione dell'aura sacrale che circonda l'odore della guerra. Visto alla SIC di Venezia 77, la recensione

ECONTENT AWARD 2015