domenica, Marzo 7, 2021

Menatek Ha-maim di Idan Hubel – Venezia 69 – Orizzonti

Ci sono mestieri che sembrano inevitabilmente suscitare l’astio degli altri membri della comunità, trasformando onesti impiegati nei capri espiatori del disagio collettivo. È il caso di Gabi, padre di famiglia e Cutoff Man del titolo (Manatek Ha-Maim), che lavora per la municipalità alla periferia di Gerusalemme e, ogni mattina, munito dei ferri del mestiere, procede alla chiusura delle condutture dell’acqua presso le abitazioni di coloro che ritardano troppo nel pagamento delle imposte. Bistrattato dai morosi in quanto automaticamente identificato con l’autorità pubblica che ne ha decretato la punizione, Gabi non può rinunciare al lavoro offertogli dall’ufficio di collocamento locale, malgrado gli strali del vicinato e le vive proteste di chi, per mancanza di denaro, pigrizia o snobismo, ha preferito lasciare le bollette nel cassetto. La moltiplicazione degli attacchi trasforma il protagonista (l’attore e regista di origine marocchina Moshe Ivgy, amatissimo in Israele) in un essere malconcio, che si cala nel ruolo del reietto, amplificando il senso di inferiorità che lo accompagna. Idan Hubel, al primo film dopo una serie di esperienze in ambito teatrale e alcuni cortometraggi, distoglie lo sguardo dal conflitto israelo-palestinese per volgere l’attenzione a una piccola storia di provincia. Il giovane regista, promessa del cinema israeliano contemporaneo, si muove con una sensibilità che guarda al neorealismo, ma senza rinnovarne l’intensità creativa, limitandosi alla rappresentazione opaca di una realtà di emarginazione e povertà. Lo spunto narrativo rimane tale, senza riuscire a destare l’attenzione dello spettatore e non andando oltre l’aneddoto. I dubbi per Gabi cominciano quando scopre che uno dei suoi “clienti” è il padre di un amico del figlio, suo compagno di squadra in una formazione di calcio locale. I match e gli allenamenti del ragazzo rappresentano per lui l’unico sollievo, piacevole antidoto alla monotonia di giornate lavorative che si susseguono identiche. Il taglio dell’acqua all’influente vicino potrebbe però significare l’assenza di suo figlio dal campo nell’unico giorno in cui è previsto l’arrivo di selezionatori esterni. Unica alternativa all’attività sportiva, è il servizio di leva obbligatorio. Attenendosi alle regole, Gabi ha concluso il lavoro. Assalito da timori e rimorsi, l’uomo tenterà poi goffamente di aggiustare la situazione.

Sofia Bonicalzi
Sofia Bonicalzi è nata a Milano nel 1987. Laureatasi in filosofia nel 2009 è da sempre grande appassionata di cinema e di letteratura. Dal 2010, in seguito alla partecipazione a workshop e seminari, collabora con alcune testate on line.

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