La Biennale di Venezia ha annunciato i Leoni per la 70ª edizione del Festival Internazionale di Musica Contemporanea, in programma dal 10 al 24 ottobre 2026 a Venezia. Il Leone d’Oro alla carriera è stato assegnato al musicista giapponese Keiji Haino, mentre il Leone d’Argento va alla compositrice e organista canadese Sarah Davachi. La decisione è stata approvata dal Consiglio di amministrazione della Biennale su proposta della direttrice artistica Caterina Barbieri.
La cerimonia di consegna dei premi avverrà nel corso del festival veneziano, che tradizionalmente alterna prime assolute, commissioni e produzioni site-specific dedicate alla musica contemporanea e alle arti sonore.
Figura centrale della sperimentazione sonora internazionale, Keiji Haino (Tokyo, 1952) è attivo da oltre mezzo secolo nel campo dell’improvvisazione radicale, del noise e della musica elettroacustica. La sua produzione si colloca all’intersezione tra pratiche improvvisative, performance art e tradizioni underground, attraversando generi apparentemente incompatibili che procedono dal free jazz al rock psichedelico, dalla drone music alle forme più estreme della noise culture.
Figura paradigmatica della scena “Japanoise”, un movimento emerso tra gli anni Ottanta e Novanta caratterizzato da un uso radicale della distorsione e della saturazione sonora come gesto estetico e politico. Vero e proprio spazio di sperimentazione situato ai margini dei circuiti commerciali, dove l’improvvisazione e l’energia performativa sono impiegati come strumenti di esplorazione sonora e culturale.
In questo contesto Haino ha sviluppato un linguaggio estremamente personale, basato su una pratica performativa di matrice rituale, per l’utilizzo della voce, della chitarra elettrica, delle percussioni e degli inserti elettronici, come strumenti di intensificazione percettiva, spesso attraverso durate estese e livelli di volume estremi ai limiti della tollerabilità aurale. Il suo lavoro è inoltre caratterizzato da una costante attività collaborativa con musicisti provenienti da contesti molto diversi, dall’improvvisazione europea alla scena metal sperimentale.
Tra le collaborazioni più note si trovano quelle con artisti come Merzbow, John Butcher o il gruppo statunitense Sumac, testimonianza di una pratica musicale che privilegia l’interazione immediata tra performer e ambiente acustico.
Alla Biennale Musica 2026 Haino presenterà una performance dal vivo concepita per il festival e verrà inoltre proiettato, per la prima volta fuori dal Giappone, un documentario dedicato alla sua carriera diretto da Kazuhiro Shirao.
Il Leone d’Argento 2026 viene assegnato alla compositrice canadese Sarah Davachi (Calgary, 1987), una delle figure più interessanti della nuova generazione di musicisti attivi tra minimalismo, drone music e musica elettroacustica. Pianista e organista, Davachi si è affermata negli ultimi quindici anni con una produzione che indaga in modo sistematico le relazioni tra tempo musicale, percezione e timbro.
La sua pratica compositiva si fonda su strutture armoniche lente e su durate estese che rendono percepibili le micro-variazioni del suono. Nella sua ricerca i cambiamenti quasi impercettibili di intonazione, densità e complessità armonica diventano l’elemento centrale dell’esperienza di ascolto, attraverso l’attenzione specifica ai fenomeni psicoacustici e alle trasformazioni timbriche graduali.
Una componente importante della sua ricerca riguarda inoltre l’organologia e la storia degli strumenti. In questo contesto Davachi ha sviluppato un interesse specifico per gli organi storici e per le tecniche di accordatura della musica antica, integrandoli con sintetizzatori analogici e processi di studio tipici della produzione elettroacustica.
Le sue composizioni, pubblicate da etichette come Late Music, Recital e Boomkat Editions, sono state eseguite in contesti internazionali che includono istituzioni come Los Angeles Philharmonic, Barbican Centre, Southbank Centre e Museo Reina Sofía, confermando la posizione di Davachi all’interno di una scena musicale che dialoga costantemente tra musica colta contemporanea e sperimentazione elettronica.
In occasione della Biennale Musica 2026 la compositrice presenterà una nuova opera per ensemble acustico in prima esecuzione mondiale.
Nel corso degli anni il Leone d’Oro alla carriera per la musica è stato assegnato a figure centrali della composizione contemporanea, tra cui Pierre Boulez, Sofija Gubajdulina, Steve Reich, Kaija Saariaho, Brian Eno e Meredith Monk, delineando una genealogia che attraversa tanto la tradizione della musica colta quanto le pratiche sperimentali più radicali. Il riconoscimento attribuito a Keiji Haino e Sarah Davachi si inserisce in questa traiettoria, ma segnala anche una direzione precisa della programmazione attuale, sempre più attenta alle culture sonore ibride e di confine, dove improvvisazione, ricerca timbrica e pratica performativa ridefiniscono continuamente i confini tra composizione, sperimentazione e arte sonora.
[Immagine fornita da ufficio Stampa Biennale Musica / Emanuela Caldirola]





