Grabbing A Crocodile dei Go!Zilla: crudi, rugginosi e sporchi

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Proprio una bella sorpresa l’esordio sulla lunga distanza del duo toscano: Luca Landi (chitarra e voce) e Fabio Ricciolo (batteria) compongono una classica formazione da gruppo garage post White Stripes; appunto, uno pensa subito a quella coppia lì e a tutti gli epigoni – anche italiani – venuti dopo a calcarne le gesta in maniera più o meno convincente, più o meno riuscita.

E invece i Go!Zilla, pur partendo da quelle basi e assimilandone tutti gli ingredienti principali (il Blues, la chitarra sferragliante tipicamente Garage, le dinamiche e gli intrecci chitarra/batteria) ne aggiungono altri, rendendo il prodotto finale un disco che trascende il concetto stesso di “genere” e facendo di Grabbing A Crocodile una delle cose più strutturalmente complete uscite in Italia in questo 2013.

Non un semplice gruppo di garage rock, dunque. È la visione complessiva ad ampio raggio che fa dei Go!Zilla una band capace di abbracciare un’idea di Rock’n’Roll a 360 gradi. E se l’inizio è standardizzato e ben settato su coordinate sonore abbastanza ipotizzabili (il power stomp blues della title track, il numero alla Mojomatics della successiva See Me Hear Me) il resto dei brani in scaletta allargano lo spettro e propongono soluzioni inedite, a cominciare dal break centrale di Magic Weird Jack, che spezza la canzone in due con una chitarra che sa di deserto e polvere, facendo partire il flirt con la psichedelia di stampo Paisley che si sublimerà poco più avanti grazie a Dazed Dream, brano da 10 e lode dove una linea vocale quasi Brit (Stone Roses) si infrange ripetutamente su fragori chitarristici e tappeti di tastiere.

C’è anche un’anima più stradaiola e rude che ogni tanto emerge: You Got The Eye è sguaiata e non va tanto per il sottile, mentre la cover delle Pandoras I Want Him (ribattezzata giustamente I Want Her) è un crudo garage rock in stile ’80 e sputata fuori come se a suonarla fossero dei Morlocks arrapati.
Questi due toscanacci hanno realizzato un concentrato di crudezza garage e di psichedelia rugginosa che non perde un colpo dall’inizio alla fine.

Denis Prinzio
Denis Prinzio
Denis Prinzio è bassista di numerose band underground ora in congedo temporaneo, scribacchino di cose musicali per sincera passione, la sua missione è scoprire artisti che lo facciano star bene.

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