Agate Rollings – Lost Battle Against Failure (autoprodotto, 2012)

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All’interno della copertina dell’album d’esordio di questo duo romano, attivo già dal 2010, campeggiano le parole di Arvo Pärt: “Potrei paragonare la mia musica alla luce bianca che contiene tutti i colori. Solo un prisma può dividerli e farli apparire: questo prisma potrebbe essere l’anima, lo spirito dell’ascoltatore”.

In sintonia con il compositore ungherese, Alessandro Sgarito e Stefano Gallone annullano tutto ciò che di superfluo sarebbe per la loro musica, creando un vuoto che solo la sensibilità di quell’ascoltatore potrebbe colmare. Un vuoto ambientale fatto di arpeggi ciclici di corde, di soffi sintetici, di atmosfere e paesaggi sonori in, apparentemente, statica ma incessante espansione.
Un vuoto sonoro, dilatato, etereo, sospeso come i tasti che affiorano sulla marea elettronica dell’apertura di 2222 (Old Song) o il vento artico, inghiottito dalle note estese di un’orchestrazione digitale, di 1976 (Border), per il resto scandita da un’essenziale linea di chitarra. Così le note soffuse si manifestano in armonie distese e malinconiche, appena rotte da interferenze  e disturbi come in 1960 (Shoot) o, al contrario, decise ad occupare completamente la scena alla maniera dei Popol Vuh, come in 1999 (Jumineus) pt.1. Sebbene, se ai corrieri cosmici ci si deve riferire, allora sono i Tangerine Dream di Zeit ed Alpha Centauri o i Cluster a ritornare alla mente ma filtrati da un’emotività più moderna, di rimembranze Constellation, Boxhead Ensmble e, soprattutto, Labradford nelle toccanti sospensioni elettriche di 2007 (Distant). Mentre nei gorghi marini di 1984 (Artic) torna alla mente la splendida parentesi degli Echoes Of The Whales.
Un disco che potrebbe estendersi all’infinito come tenue striscia di luce all’imbrunire, con la sua estrema pacatezza, col suo fascino impalpabile, con i suoi accordi appesi al nulla, con i suoi fruscii, le sue increspature. Con quei numeri, che muti, paiono voler rievocare e scandire, come date significative, i momenti ed i segni di una vita, ai cui fallimenti (ed alle battaglie perse nell’intento di batterli, ovvio) fa da perfetta soundtrack emozionale.

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Tracklist

222 (Old Songs) | 1976 (Border) | 1974 (August) | 1960 (Shoot) | 1987 (My Favourite Countdown) | 1999 (Jumineus) pt.1 | 1958 (Clockwork) | 2007 (Distant) | 1984 (Artic) | 1999 (Jumineus) pt.2 [/box]

Alessio Bosco
Alessio Bosco
Alessio Bosco - Suona, studia storia dell'arte, scrive di musica e cinema. Contatta la redazione di indie-eye: info@indie-eye.it Per comunicati stampa: cs@indie-eye.it Materiale promozionale: INDIE-EYE | VIA DELLA QUERCIOLA N. 10 | 50141 | FIRENZE

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