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Quando il Kraut e la psichedelia incontrano la canzone italiana si crea un luogo ec-centrico ed alieno. Questa è la musica degli TSAO! collettivo di Acqui Terme tra i partecipanti alla quinta eliminatoria del Rock Contest, in scena il 10 novembre presso il BUH! La nostra intervista 

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Figlio illegittimo dei NonostanteClizia, il collttivo TSAO! è formato da 3/4 della precedente band, ma affronta una strada completamente diversa da quelle intuizioni. Tra Krautrock, psichedelia e altre influenze affini, la centralità soggettiva del cantautorato viene stravolta e condotta in altre direzioni. Una sfida certamente, perché l’elemento squisitamente letterario, invece di disintegrarsi trova semplicemente altre vie per esprimersi e caricarsi di un senso completamente nuovo.
Testi in italiano quindi, per un genere che compie un incontro alieno con la nostra lingua. “Mantrica” è il titolo del loro primo EP ed è stato registrato all’Audiomokette Studio di Torino scegliendo la presa diretta, così da trasformare il difetto in elemento creativo e vitale. Come dicono gli stessi TSAO! il loro lavoro è un “concept mancato sul mare, che attraversa la delusione amorosa, i bar, gli ospedali e la malattia, rifiutando i finali consolatori

Tra le band selezionate per la quinta eliminatoria del Rock Contest, in programma il 10 novembre al BUH!, li abbiamo intervistati

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Per consultare tutte le interviste e i contenuti speciali dedicati ai 30 ospiti del rock contest fiorentino, Indie-eye, media partner del festival, ha aperto una sezione specifica da questa parte: Rock Contest 2017, tutti i contenuti 

Il vostro primo Ep, mantrica, si apre con un brano intitolato Amores Perros. Come mai un riferimento così diretto a Iñárritu e Arriaga?

Simone Barisione: Quella canzone è la prima che ho scritto, e ha una scrittura molto minimale, emergenziale e per immagini. E’ difficile per me ora risalire la corrente dei “come mai”, posso solo dirti che il cinema è una passione e adoro il primo Inarritu, e forse mi è servito per racchiudere in poche parole quell’immaginario, che significa amore e violenza, o meglio: amore esprimibile solo con la violenza. E poi è vero, che l’amore è una cagna…

La scrittura “mantrica”, pur avendo alcune attinenze con certe forme di creazione surrealista legate all’inconscio, è qualcosa di più profondo, che attinge a livelli di coscienza e psichici superiori. Il titolo del vostro EP si riferisce a questo metodo o è semplicemente l’idea di un flusso musicale più dilatato e vicino alla cultura psichedelica?

Simone Barisione: Vi sono entrambe le cose, e sicuramente la psicanalisi ha influenzato la mia scrittura. Il titolo “Mantrica” vuole rendere l’idea di un linguaggio a circuito chiuso, reso tale attraverso l’utilizzo reiterato di certi termini e l’ossessività dei temi, che sono sostanzialmente due o tre. I testi spesso sembrano voler andare da un punto A a un punto B, ma tornano poi fatalmente indietro, e formano idealmente un cerchio difficile da rompere, un po’ come nella nevrosi e nella vita.
In ugual misura crediamo che il titolo renda bene l’idea della ricerca della ripetizione che abbiamo utilizzato nel linguaggio musicale, che in tal senso attinge molto dall’elettronica e dalla cultura psichedelica.

Molte sono le influenze che si possono trovare nel vostro suono. La musica tedesca tra analogico e digitale, il post-rock, una certa new wave più evocativa e dreamy, ma al centro c’è sempre e comunque la scrittura cantautorale. Come conciliate questi due aspetti?

Simone Barisione: Sono due aspetti emergenziali che per quanto ci riguarda devono convivere: la mia necessità di esprimermi con le canzoni e la volontà comune di prenderle e stravolgerle, dandogli una connotazione che è ben lontana da quello che è comunemente il suono del cantautorato, o comunque dei gruppi rock italiani, che girano – da sempre – molto intorno alle canzoni. È anche una sfida, vogliamo prendere un modo di intendere la musica decisamente poco di moda nel mondo della musica cantata in italiano e provare a unire questi due mondi che rarissimamente si sono incontrati. Per quel che riguarda la stratificazione di generi che dici, semplicemente c’è tutto quello che amiamo e abbiamo suonato negli anni. Se poi questa sarà una sfida “vinta” o un flop clamoroso, è tutto da vedere!

Dai NonostanteClizia, band formata per 4/3 dagli attuali TSAO!, al nuovo progetto. Le differenze sono notevoli, come mai una sterzata così radicale?

Simone Barisione: Semplicemente dopo otto anni intensi con un progetto ben definitivo avevamo voglia di cambiare. Per farti capire, quando abbiamo iniziato con i NonostanteClizia io avevo appena compiuto sedici anni. Quel linguaggio, forse, aveva smesso di significare per noi, e per quanto sia stata un’esperienza indispensabile, formativa e bellissima era diventata una gabbia autocostruita. Insomma, cambiano gli ascolti, gli obiettivi e i pensieri; e poi, banalmente, la scrittura dei pezzi ha cambiato penna, ed è passata da quella di Valerio Gaglione alla mia.

Il nome TSAO! È curioso, abbiamo pensato ad un gioco di parole con la via del TAO e al nome di un villaggio del Botswana. La verità sta sempre nel mezzo, quindi?

Simone Barisione: Interessante, non avevamo mai pensato a nessuna delle due! In realtà Tsao è un acronimo di qualcosa di molto lungo e poco interessante, un tributo a Takuma Sato, pilota di formula Uno che quando ero bambino e spendevo le mie domeniche pomeriggio davanti alla tv a guardare lo sport, arrivava sempre ultimo. Mi intrigava e in qualche modo ci rappresentava, e poi semplicemente ci piaceva come suonava. Solo successivamente abbiamo scoperto che significa anche “fuck” in cinese.

La produzione di Mantrica come è avvenuta. Chi era in consolle e con chi avete collaborato per plasmare il nuovo suono?

La band: La produzione artistica è nostra con la collaborazione di Massimiliano Zaccone, che ci ha registrato nel suo studio di Torino, Audiomokette. Avevamo anche in tal senso voglia di cambiare e siamo andati da una persona di fiducia, un amico ed un’artista che ha un background musicale diverso dal nostro ma che condivide con noi una certa passione per il trippy.

C’è un brano curioso nel vostro Ep intitolato SP 456, la strada del Turchino che collega Asti al Mare. Il passaggio dalle vostre radici, ovvero quelle collocate ad Acqui Terme sembra evocare un ritorno all’infanzia e agli elementi acquatici. È una dimensione nostalgica oppure esoterica?

Simone Barisione: C’è sicuramente l’elemento del ricordo, di quando da bambino andavo al mare con i miei genitori e prendevamo la provinciale per spendere meno, e il turchino si stagliava lì, un monte sempre nebbioso e piovoso ma che per me era come una palma esotica e, come dico nel testo, promette il mare al suo scollinamento. Questa però è più una scintilla, la canzone poi parla d’altro. E’ comunque un tributo alla provincia e ai suoi luoghi da “Texas” (rimanendo nei riferimenti cinematografici), come ha fantasticamente dipinto quelle stesse zone Fausto Paravidino nel suo film , e alla Liguria come approdo dell’anima nei giorni festivi per noi basso monferrini. Può sembrare un po’ ridicolo, ma credo davvero che questi luoghi abbiano qualcosa di magico.

A questo proposito, quanto l’elemento ritualistico e ripetitivo dei Föllakzoid è importante, band che citate esplicitamente in “Iron Girl”.?

La band: E’ stata un po’ la chiave di volta di questo EP, cercavamo una porta da sfondare per poter sperimentare e l’abbiamo trovata nel kraut dei Neu!, e nelle derive contemporanee di band come Follakzoid e Beak, che mi hanno folgorato dal vivo un paio di anni fa al Beaches Brew. E’ un sound che unisce la nostra attitudine nordica e po’ schematica alla nostra volontà di sbracare più che in passato nella psichedelia e lasciarci andare.

Sempre a proposito di “Iron girl” è l’unico brano strumentale della vostra produzione, molto immaginifico e visuale. Al di là di questo, altri brani, come per esempio “Eclissi”, hanno comunque una propensione vicina alla colonna sonora immaginaria, dove la voce assume il ruolo di uno strumento. È un aspetto e una relazione che vi interessa, quella con i suoni e le immagini?

Simone Barisione: Sapere di questa interpretazione di “Eclissi” un po’ mi solleva. È vero, l’intro di tastiera fa un po’ Stranger Things e richiama la colonna sonora, ma la canzone ha un testo molto pesante, che parla di malattia e morte, quindi sapere che si può prendere anche in questo modo mi alleggerisce.

Realizzerete un videoclip? E in genere cosa pensate dei video musicali come volano per la musica, in un contesto difficile come quello indipendente, dove la vasta marea di internet ha sostituito il ruolo delle televisioni tematiche e non?

La band: Sicuramente l’unione suoni e immagini è qualcosa che ci interessa molto, e il supporto video potrebbe essere un “di più” importantissimo per fruire della nostra musica, sia dal vivo che a casa. Amiamo i video dei Boards of Canada e di Lana del Rey. In Italia dei Casino Royal e, seppur fuori dal nostro immaginario, dei Niagara. Infatti non sono video, sono qualcosa di diverso, che fuoriescono e di molto dalla concezione di videoclip, largamente superata. In passato abbiamo avuto difficoltà con questa forma, e ci piacerebbe sperimentare anche in tal senso. Stiamo pensando di lavorare col found fotage e immagini di videocassette riconvertite di quando eravamo piccoli, ma ancora non sappiamo se prenderemo questa direzione e dove vogliamo approdare.

Il rock contest è una realtà consolidatissima e rispetto a molti concorsi che promettono e non mantengono, connette direttamente l’industria, gli addetti ai lavori e i musicisti in una rete benefica. Come mai avete deciso di partecipare?

Ne sentiamo parlare bene da molto, e una band che conosciamo l’aveva fatto. Un’amica poi ce l’ha proposto e ci è sembrata una realtà molto seria, in un mondo come quello dei contest che, come dici te, spesso è poco serio.

La scheda degli TSAO! sul sito ufficiale del Rock Contest

 

Stefano Bardetti

Stefano Bardetti

Stefano Bardetti, classe 1974, ascolta musica dai tempi appena precedenti al traumatico passaggio da Vinile a CD; non ha mai assimilato il colpo e per questo ne paga le conseguenze.