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Chi l'ha detto che il Burlesque non è cultura? L'intervista con una preparatissima Dolly Lamour dal Summer Jamboree 

Agosto 17th, 2010
Dolly Lamour, un’intervista senza veli

Di

Michele Baldini ci parla approfonditamente anche del Summer Jamboree coadiuvato dalle foto di Sara Attanasio, da questa parte su Indie-eye Network….

Dolly Lamour è una delle grandi protagoniste della new wave del Burlesque, forma espressiva che lungi dall’ essere un semplice strip-tease, unisce cabaret, musica e molta ironia ad una sensualità, mai volgare in uno spettacolo non più per soli adulti. Dolly  ha posato per il nuovo album di Roy Paci Latinista e per diverse linee di abbigliamento e accessori. Dopo la sua performance all’ interno del Royal Burlesque Show durante il Summer Jamboree di Senigallia di quest’ anno, ci ha concesso un’ intervista in cui ci parla del suo lavoro, del suo stile, dei locali in cui si esibisce e anche dei suoi sogni…
Innanzitutto parlaci un  po’ di te. Sappiamo che hai iniziato molto giovane, muovendo i primi passi in alcuni locali di Milano. Come è andata? Come ti sei inserita? Il burlesque è per te un punto d’ arrivo, di partenza o di passaggio? Già che ci sei spiegaci anche il perché di questo nome…

Proprio così, ho cominciato a esibirmi all’età di 19 anni per lo staff Glitter di Milano nei locali milanesi quali Café Dalì, Plastic, The Black e altri ancora. Le performance erano parodistiche e talvolta teatrali, reinterpretavamo famose scene di film o videoclip oppure studiavamo spettacoli originali di nostro pugno. Tutto successe quando i due organizzatori Fabrizio Ferrini e Giuseppe Magistro mi notarono in una serata al Gasoline, allora ero una ragazzina e col mio abbigliamento, il  trucco pesante e gli strani accessori non passavo di certo inosservata…sembravo uscita da uno strano manga giapponese! Tutto ando’ avanti in questo senso per anni, mi divertivo, potevo trasformarmi in qualunque personaggio ogni volta che salivo sul palco e quel posto era diventato ormai la mia casa. Il mondo dello spettacolo e del cabaret è sempre stato un grande amore fin da piccola…adoro studiare generi di spettacolo diversi, nomi di grandi artisti di un tempo… la loro storia… i costumi evc. Qualcuno mi diceva che avevo talento…che il pubblico aveva un debole per me, ma io non ci ho mai creduto, ho preso tutto sempre come un gioco. Finchè un bel giorno ho detto Alt! E se dovessi pentirmene? Non approfondire, lasciar correre, prendere tutto per gioco intendo… potrei rimpiangere il tempo perduto. Così vedendo le prime locandine in circolazione riguardanti il Burlesque ho pensato che poteva essere l’occasione giusta per approfondire le mie passioni, ampliare le mie conoscenze, intraprendere un genere di spettacolo più adulto e femminile e farmi un nome. Conobbi Virgil Riccomi e Ivan Losi, impresari della Voodoo De Luxe Agency, alla prima serata burlesque che vidi nel 2007. Di li a breve feci il provino di ammissione e fu professionalmente parlando amore reciproco. Credo che il Burlesque, come tutte le cose nella vita, sia una svolta, un percorso che mi sta accompagnando per continuare a crescere come artista; magari mi porterà a un altro genere di spettacolo, alla recitazione, alle arti circensi, al canto…chissà…sono così tante le arti che mi interessano! Punto di arrivo mai! Per come la vedo io nella vita non esiste un punto di arrivo, tutto deve essere una continua crescita individuale, chi si considera arrivato ha perso in partenza. Il mio nome? Alle mie primissime esibizioni presero a chiamarmi bambolina… Dolly fu il mio primo nome d’arte…così all’inizio della mia carriera come Burlesquer decisi di non cambiarlo, convinta che in qualche modo mi avrebbe portato fortuna…e così è stato! Lamour per due motivi: uno perché mi è sempre piaciuta l’attrice Dorothy Lamour,  era una donna molto bella e piena di talento, il secondo motivo è dato dalla mia incapacità di vivere senza amore.

Il burlesque ha ritrovato dopo molti anni una straordinaria popolarità. Non è più legato solo alla dimensione di mero intrattenimento, ed è ormai diventata a tutti gli effetti una forma espressiva. Secondo te quali sono le ragioni di questo “revival”? Pensi che personaggi come ad esempio Dita Von Teese abbiano contribuito ad alimentare le attenzioni per questa particolare forma di spettacolo?

Sicuramente Dita Von Teese l’ha rilanciato, era un personaggio noto quando fece le sue prime esibizioni di un certo spessore e questo portò a una maggiore popolarità sia Dita che il burlesque, che dalla fine degli anni ’50 era ormai rimasto un fenomeno di nicchia. Quello che vorrei far comprendere è che esistono diversissime forme di burlesque. Se si prova a cercare vecchi filmati d’epoca si scoprirà che il burlesque non era solo ancheggiare e spogliarsi. C’erano artiste che si esibivano recitando, cantando, alcune erano acrobate, altre ballerine…le sfaccettature di questo genere di show possono quindi essere innumerevoli! Come allora anche oggi tra le artiste della nostra agenzia, possiamo trovare cantanti, ballerine e attrici e udite udite: lo strip puo’ anche non esserci perché non è la componente fondamentale del burlesque. Il nostro obbiettivo come agenzia è quello di riportare alla luce i valori della donna che oggi sono quasi totalmente scomparsi, femminilità non è solo indossare un paio di tacchi, è eleganza, savoir faire, saper essere intriganti e seducenti senza mai cadere nel volgare.

 

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Michele Baldini

Michele Baldini

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