martedì, Gennaio 31, 2023

Richie Sambora – Aftermath Of the Lowdown (Aggressive Music, 2012)

Facciamo un test: se qualcuno vi dice “MTV Unplugged”, quale band vi viene in mente per prima? Personalmente – e credo la mia sia un’associazione di idee diffusa – i Nirvana. Mi viene in mente Kurt Cobain seduto sullo sgabello con indosso il suo cardigan verde salvia e la chioma bionda illuminata dai riflettori dello studio televisivo. In un secondo momento, poi, mi vengono in mente altre immagini: Alice in Chains, Kiss, Pearl Jam. Tutti con le chitarre acustiche sulle gambe.
Bene. Se anche voi avete subito pensato ad almeno una di queste band, forse sarete sorpresi nell’apprendere che l’ispiratore della serie tv di concerti più famosa al mondo risponde al nome di Richie Sambora. Provate a cercare il video degli MTV Video Music Awards del 1989 in cui Sambora e Jon Bon Jovi suonano in chiave acustica Livin’ On a Prayer: quello è stato il momento d’ispirazione per gli autori della serie Unplugged.
Trovo che ci sia dell’ironia nel fatto che ci venga in mente Kurt Cobain; questa associazione mentale costituisce una contraddizione che ogni libro di storia del business musicale serio dovrebbe trattare, ovvero: l’hair metal, l’ala commerciale del genere metal che sul finire degli anni Ottanta aveva avuto il merito di portare quest’ultimo in vetta alle classifiche, al cambio di decade è stato nettamente spodestato dal nascente genere grunge. Con quest’ultimo genere, appunto, MTV andò a nozze e consacrò a proprio copyright l’immagine che noi tutti abbiamo stampata nella memoria, ovvero quella del biondone di Kurt in cardigan verde che musica i propri dolori dall’alto del suo sgabello, in compagnia di un Dave Grohl ancora lontano dai canoni del sex appeal e di un Novoselic ancora rintracciabile.
Insomma, tutto ciò ha del comico, anche se non è niente di strano. D’altra parte, è così che funziona il music business. Sambora è l’autore dell’assist del gol chiamato MTV Unplugged ma, di fatto, tutti pensano che il Pibe de Oro del roccherroll – quello fatto d’icone – sia Kurt Cobain.
Eppure, Sambora è considerato uno dei migliori chitarristi rock in circolazione. Sul suo curriculum c’è ben più che la militanza nei gloriosi Bon Jovi e ben altro che borchie e capelli (che pure sono stati segni inequivocabili di un’epoca davvero gloriosa, e non solo pomposa, del rock e del metal.
Quando Seattle era ancora dei Queensrÿche, Sambora e soci erano gli eroi di una Music Television fonte non solo autorevole, ma ancora assolutamente attendibile di buona musica.
Prendo la rincorsa, per introdurre questo disco, perché ci sono album che vanno spiegati partendo da lontano – perché lontano ne sono state messe le radici. E non sto parlando di un Chinese Democracy qualunque, ma del brillante terzo lavoro solista del chitarrista di un gruppo che ci piace ricordare come da video del Music Peace Festival di Mosca ’89. In quel concerto dei Bon Jovi, Richie Sambora apriva Wanted Dead Or Alive con un assolo di chitarra Ovation a tre manici; dal vivo, i Bon Jovi davano il meglio anche e soprattutto grazie alle performance di Sambora.
Quei tempi sono ormai finiti, ora i Bon Jovi sono uno di quei gruppi che sfornano un paio di hit commercialissime ogni dieci anni e con quelle si mantengono abbondantemente per altrettanti, ma Richie Sambora sforna in sordina (almeno per noi europei) album come Aftermath of the Lowdown, che, per dirla alla Pino Scotto, è un lavoro di “grande dignità e grande rispetto”.
Undici tracce autoprodotte che spaziano molto all’interno del vasto genere rock, 51 minuti di durata totale, molti e vari ringraziamenti (soprattutto alla figlia Ava) e un artwork che sembra proprio voler mettere in risalto lo status di solista di Sambora – certamente la sua veste più riuscita degli ultimi 15 anni.
Menzione speciale ad alcune tracce: Every Road Leads Home To You è esattamente il prototipo della ballata rock contemporanea, bella e orecchiabile; Nowadays è molto, molto Foo Fighters e Taking a Chance on the Wind è proprio da King of Swing: chitarra e voce mettono in luce le doti di Sambora, che non è soltanto maestro delle sei corde ma anche un ottimo vocalist.
E per finire, un po’ di gossip: stando agli antefatti, Weathering the Storm sembrerebbe proprio scritta per l’ex-moglie Heather Locklear (Amanda di Melrose Place), che tra l’altro viene anche menzionata nei ringraziamenti.
C’è molto di personale e spontaneo in quest’album; non è affatto difficile accorgersene. Vale la pena ascoltarlo e, nel farlo, sarà naturale sorprendersi – detto senza sensazionalismo – del valore che ha il lavoro solista del chitarrista dei sepolti Bon Jovi.

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Richie Sambora in rete

Tracklist:

Burn That Candle Down |  Every Road Leads Home To You
 | Taking A Chance On The Wind
 | Nowadays
 | Weathering The Storm
 | Sugar Daddy
 | I’ll Always Walk Beside You
 | Seven Years Gone
 | Learning How To Fly With A Broken Wing
 | You Can Only Get So High |  World  [/box]

 

 

 

Flora Strocchia

Flora Strocchia
Flora Strocchia
Flora scrive, è traduttrice, ascolta molta musica e non si perde un concerto.

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