BowLand, il ritorno passa da Look at Me: tra trip-hop, diaspora iraniana e nuove forme dell’elettronica mediterranea

Tornano i Bowland con un bellissimo singolo intitolato "Look at me"

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Ci sono gruppi che appartengono a una scena e altri che finiscono per abitare una geografia più complessa. I BowLand appartengono probabilmente a questa seconda categoria.

Nati a Firenze nel 2015 dall’incontro tra Lei Low, Pejman e Saeed — tre amici cresciuti a Teheran e arrivati in Toscana in momenti diversi per motivi di studio — i BowLand hanno costruito negli anni una delle identità più riconoscibili dell’elettronica italiana contemporanea, muovendosi lungo una linea di confine che attraversa trip-hop, downtempo, suggestioni mediorientali, elettronica cinematografica e ambient rituale.

L’esposizione nazionale arrivò nel 2018 con X Factor, ma già allora il trio appariva come un corpo estraneo rispetto ai meccanismi del talent show: troppo rarefatti per il pop radiofonico, troppo legati all’idea di costruzione atmosferica per il formato televisivo, troppo interessati alle texture sonore e alla narrazione per adattarsi ai tempi rapidi dell’intrattenimento generalista. Non a caso gran parte della critica individuò nei BowLand una delle poche proposte realmente alternative emerse da quell’edizione del programma.

Anche Indie-eye, seguendoli fin dagli esordi fiorentini, aveva individuato proprio questa loro doppia appartenenza: da una parte il retaggio del Bristol sound degli anni Novanta — Massive Attack, Portishead, Tricky — dall’altra una ricerca identitaria che affondava nelle radici culturali iraniane senza trasformarle in semplice esotismo sonoro.

Il nuovo singolo Look at Me, disponibile dal 10 luglio, sembra riprendere esattamente quel percorso, pur spostando il baricentro verso territori più vicini alla deep house e all’elettronica da club contemplativa.

La struttura del brano si sviluppa attorno a un ritmo costante e ipnotico, sul quale si innestano linee vocali quasi sospese e una produzione che continua a lavorare sul contrasto tra organico ed elettronico. L’elemento forse più interessante rimane però la scelta timbrica: il tonbak persiano dialoga con percussioni ottenute da oggetti costruiti artigianalmente, mentre sintetizzatori, chitarre elettriche, theremin e sound design digitale costruiscono uno spazio sonoro che sembra pensato più per evocare immagini che per accompagnare semplicemente una canzone.

È una caratteristica che accompagna il progetto fin dagli inizi: i BowLand hanno sempre lavorato sulla musica come ambiente e non come semplice successione di strofe e ritornelli.

Anche dal punto di vista narrativo il singolo si muove lungo un territorio ambiguo e poco rassicurante. Look at Me parte apparentemente dal lessico della seduzione e dell’intimità per lasciare progressivamente emergere dinamiche di controllo, dipendenza emotiva e possesso. Il desiderio e la cura diventano progressivamente strumenti di dominio, in un meccanismo che ricorda alcune delle migliori tradizioni del trip-hop britannico, dove l’ambiguità affettiva e psicologica costituiva spesso il vero centro emotivo della composizione.

L’impressione è che il gruppo stia cercando di allontanarsi ulteriormente dall’idea di “world music elettronica” che spesso ha accompagnato la ricezione critica occidentale delle produzioni provenienti dalla diaspora mediorientale. Nei BowLand l’elemento iraniano non compare come decorazione identitaria ma come materiale culturale che convive naturalmente con linguaggi europei e nordamericani, secondo una logica ormai tipica delle seconde generazioni artistiche transnazionali.

La loro musica continua così a collocarsi in quello spazio intermedio tra Tehran, Firenze e Bristol che rappresenta probabilmente la vera patria sonora del progetto.

Il ritorno discografico coincide inoltre con una nuova fase organizzativa e produttiva, segnata dall’avvio della collaborazione con MAVE MGMT e dal nuovo tour prodotto da Kashmir Music.

Le prime date confermate porteranno il trio il 3 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano, il 4 novembre al Largo Venue di Roma e il 5 novembre al Viper Theatre di Firenze, la città che continua a rappresentare il punto di partenza e di ritorno della loro traiettoria artistica.

A distanza di quasi dieci anni dalla formazione del progetto, una delle caratteristiche più interessanti dei BowLand è quella di essere riusciti a trasformare la condizione della diaspora in un linguaggio musicale, senza nostalgia e senza appartenenze rigide, costruendo un’elettronica che parla contemporaneamente più di una lingua e più di un luogo.

Michele Faggi
Michele Faggihttps://www.indie-eye.it/recensore
Michele Faggi è il fondatore di Indie-eye. Videomaker e Giornalista regolarmente iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana, è anche un critico cinematografico. Esperto di Storia del Videoclip, si è occupato e si occupa di Podcast sin dagli albori del formato. Scrive anche di musica e colonne sonore. Si è occupato per 20 anni di formazione. Ha pubblicato volumi su cinema e nuovi media.

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