Il festival di strada europeo ha conosciuto negli ultimi trent’anni una trasformazione significativa. Nato come recupero delle pratiche performative spontanee e del teatro di piazza, si è progressivamente trasformato in uno spazio di sperimentazione transnazionale dove circo contemporaneo, musica indipendente, teatro fisico e arti visive convivono senza le gerarchie proprie delle istituzioni culturali più tradizionali. Il Buskers di Lugano sembra inserirsi precisamente in questa traiettoria.
Tra gli ospiti del versante performativo emerge innanzitutto la presenza di Leo Bassi, figura ormai storica del teatro satirico europeo. Nato negli Stati Uniti da una famiglia di artisti circensi italiani e cresciuto artisticamente tra Europa e America Latina, Bassi rappresenta una delle ultime incarnazioni del clown politico novecentesco, capace di attraversare decenni di dibattito pubblico europeo utilizzando provocazione, surrealismo e dissacrazione come strumenti di intervento culturale piuttosto che semplice intrattenimento.
Accanto a lui trovano spazio alcune delle realtà più interessanti del nuovo circo continentale, come i francesi Cie Sacekripa e Les Quat’ fers en l’air, entrambi espressione di quella tradizione circense sviluppatasi in Francia a partire dagli anni Ottanta attorno al Centre National des Arts du Cirque di Châlons-en-Champagne, dove la dimensione narrativa ha progressivamente sostituito quella puramente spettacolare dell’acrobazia classica.
Anche Los Putos Makinas incarnano una delle caratteristiche tipiche delle arti di strada contemporanee: la natura transnazionale dei collettivi artistici. Il progetto riunisce infatti performer provenienti da Germania, Brasile e Spagna, riflettendo una circolazione di pratiche e linguaggi che caratterizza ormai buona parte del teatro urbano europeo.
Sul fronte musicale il programma evita una linea curatoriale unitaria e preferisce invece costruire un mosaico di scene locali e internazionali.
I belgi Echt! rappresentano probabilmente uno dei nomi più osservati della nuova scena europea. Provenienti da Bruxelles, si muovono in un territorio di confine tra jazz contemporaneo, elettronica e hip hop strumentale che li ha avvicinati tanto alla tradizione di BadBadNotGood quanto alle produzioni della londinese Brownswood Recordings di Gilles Peterson.
Diverso il percorso dei messicani Sonido Gallo Negro, da oltre un decennio impegnati nella rilettura della cumbia psichedelica latinoamericana attraverso il recupero delle tradizioni amazzoniche e della cosiddetta chicha peruviana degli anni Sessanta e Settanta. Il loro lavoro si inserisce nella più ampia riscoperta internazionale delle musiche tropicali psichedeliche iniziata nei primi anni Duemila e passata attraverso etichette come Analog Africa e Vampisoul.
I Crocodiles arrivano invece dalla California e rappresentano una delle espressioni più longeve del revival post-punk americano emerso alla fine degli anni Duemila, mentre la svizzero-canadese Camilla Sparksss continua il proprio percorso tra elettronica industriale, art-pop e sperimentazione vocale, sviluppato negli anni tra Svizzera, Canada e Francia e spesso accostato alle traiettorie di artisti come Peaches o Chicks on Speed.
Interessante anche la presenza di progetti che lavorano sul patrimonio musicale locale e sulla sua reinvenzione contemporanea, come le italiane Le Allieve del Folk o il collettivo svizzero-italiano Moltobene, accanto a proposte più orientate alla club culture contemporanea e all’ibridazione elettronica.
Le ore notturne del festival proseguono infatti allo Studio FOCE con una serie di afterparty che fotografano alcune delle trasformazioni più evidenti della musica elettronica globale. La colombiana Calicá attraversa electrocumbia e latin bass; Candela e Mezita lavorano sulla contaminazione tra reggaeton, dembow e cultura club europea; il ginevrino Bony Fly si muove lungo l’asse che collega dancehall caraibica, bass music britannica e nuove produzioni latinoamericane. Più che generi musicali autonomi, emergono qui reti di circolazione culturale che attraversano continenti e comunità diasporiche differenti.
Parallelamente LongLake mantiene una dimensione cittadina e diffusa che va oltre il Buskers stesso.
Il Lugano Animation Day dedica una retrospettiva ai fratelli Guillaume, figure importanti dell’animazione svizzera contemporanea, il cui lavoro si colloca nella tradizione europea dell’animazione d’autore più vicina a Folimage e al cinema indipendente francofono che ai modelli industriali statunitensi. Le opere selezionate affrontano temi quali esclusione sociale, identità e trasformazione personale attraverso un linguaggio visivo essenziale e fortemente simbolico.
Nello stesso periodo il progetto di arte pubblica di Elia Varini introduce nel Parco Ciani una struttura attraversabile composta da rete rossa e pali di abete, una sorta di architettura temporanea pensata più come dispositivo percettivo che come installazione monumentale. L’intervento si inserisce nella lunga tradizione svizzera dell’arte ambientale e site-specific sviluppatasi tra gli anni Sessanta e Settanta attorno alle esperienze della Land Art europea.
Forse è proprio questo intreccio di scale differenti a definire la natura del LongLake contemporaneo: un festival capace di ospitare nello stesso spazio un clown politico europeo, una band psichedelica messicana, una riflessione sulla storia della psichiatria ticinese, una retrospettiva di animazione e una struttura contemplativa immersa nel parco urbano. Più che un programma unitario, una costellazione temporanea di pratiche culturali che utilizzano la città come dispositivo di relazione.





