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L'ufficiale e La Spia, il film di Roman Polanski in una bella versione combo DVD + Blu Ray. Guarda il nostro video unboxing, conosci tutte le caratteristiche dell'edizione combo pubblicata da Eagle Pictures e leggi l'analisi del film a cura di Leonardo Strano 

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“L’ufficiale e La Spia” il Combo Blu Ray + DVD del film di Roman Polanski: video unboxing dell’edizione Eagle Pictures

Eagle Pictures rende disponibile in formato DVD e nell’edizione COMBO (con doppio disco Blu-ray +DVD) “L’ufficiale e la spia”, l’ultimo capolavoro del regista premio Oscar® Roman Polański. Guarda il nostro video unboxing

*Prodotto omaggio stampa fornito da Eagle Pictures

“L’ufficiale e la Spia” di Roman Polanski, sinossi del film

Il 5 gennaio 1895 il capitano Alfred Dreyfus, promettente ufficiale, viene degradato e condannato all’ergastolo presso l’Isola del Diavolo con l’accusa di spionaggio per conto della Germania. Fra i testimoni di questa umiliazione c’è Georges Picquart, che viene promosso a capo della Sezione di statistica, la stessa unità del controspionaggio militare che aveva montato le accuse contro Dreyfus. Ma quando Picquart scopre che tipo di segreti stavano per essere consegnati ai tedeschi, viene trascinato in una pericolosa spirale di inganni e corruzione che metteranno a rischio non solo il suo onore ma la sua vita.

“L’ufficiale e la Spia” combo DVD + Blu Ray, le caratteristiche

La versione blu ray del film è 1080p @ 25 PAL Formato / Aspect 1.85 16:9 – 1.85, con Audio Italiano DTS HD MASTER AUDIO 5.1 Italiano Dolby Digital 5.1 Francese DTS HD MASTER AUDIO 5.1

“L’ufficiale e la Spia” di Roman Polanski, l’analisi del film a cura di Leonardo Strano

La quantità di riferimenti impliciti al contemporaneo presenti in J’accuse legittima un’ottica interpretativa legata al contemporaneo. Non si deve per questo incorrere in una dietrologia illegittima – movimento interpretativo incapace di trattenere senso dopo averlo intuito e invece soltanto in grado di rilasciarlo come un parere ridimensionante – piuttosto tentare uno scavo archeologico interessato a reperti senza tempo, intrinsechi alla realtà.

Il film stesso aiuta a evitare qualsiasi tipo di associazione dietrologica non pertinente al testo e suggerisce solo una lettura a posteriori dell’evento raccontato (storico e documentato) interessata alla natura dei medium narrativi e dei suoi gestori. L’affare Dreyfus, grave e gigantesco scandalo giudiziario avvenuto nella Francia di fine 1800 per l’ingiusta carcerazione di un membro dell’esercito accusato di tradimento perché ebreo, è leggibile infatti, oltre che una riflessione sul potere e sulle discriminazioni, come una riflessione sulla falsicabilità di ogni medium e sulla conseguente necessità di un’etica del narratore.

In quest’ottica la vicenda storica è perfettamente agganciata al contemporaneo: quale epoca migliore dell’oggi dove tutto può essere contraffatto, ogni sguardo ingannato e ogni prova costruita incarna la crisi della veridicità dei linguaggi? Il discorso che Polanski conduce non è sottolineato ma è sotterrato nella superficie della rappresentazione. Non c’è quasi bisogno di certificare la classe con cui il regista configura la realtà storica (dandole un peso, un muscolo, una presenza fisica e attuale sullo schermo), dirige gli attori (utilizzando il loro corpo per comunicarne in anticipo le scelte), scrive la grammatica della scena o lega i temi agli eventi: questi elementi sono presenti nel film, sorprendono ancora per la loro puntualità ma non sono che interventi di cosmogonia, di creazione tecnica di un mondo passato e rappresentabile.

La riflessione sulla contraffazione invece costituisce il passaggio interno, la dissolvenza progressiva nel nucleo del racconto. È intorno a questa tematica che si articola l’arco drammatico di un individuo, l’ufficiale-detective Piquart (Jean Dujardin), interessato a scoprire la verità disvelando piano piano tutte le falsificazioni documentarie e quindi denunciando sia l’inattendibilità narrativa del punto di vista istituzionale (con cui si apre il film) e l’incompetenza etica dello stesso.

La storia della scoperta della verità per dimostrare l’innocenza di un uomo è una chiamata all’etica della narrazione (si pensi a chi scriverà il “J’accuse”). Perché in un mondo dove contano le storie, dove le storie governano i pensieri delle persone e dove ogni storia può essere venduta per vera anche quando è falsa, l’imperativo categorico è essere un narratore onesto.

(Analisi del film a cura di Leonardo Strano )