sabato, Novembre 27, 2021

Burying the ex di Joe Dante, la conferenza stampa a Venezia 71

I protagonisti della nuova fatica di Joe Dante, e lo stesso regista in video conferenza via Skype dalle Hawaii hanno parlato oggi in conferenza stampa a Venezia 71 di “Burying the ex”, divertentissimo horror dallo spirito ludico e “punk”. Max (Anton Yelchin) decide di andare a vivere con Evelyn, per accorgersi di non avere molte affinità con lei. Gli interessi tra i due sono molto diversi; lei è una vegana convinta assolutamente inquadrata, lui lavora in un negozio di scherzi e merchandising horror e il suo sogno, da buon appassionato del genere, è di aprirne uno suo. Quando deciderà di lasciarla, Evelyn verrà accidentalmente investita da un’auto e morirà praticamente sul colpo. Proprio quando Max troverà Olivia (Alexandra Daddario), proprietaria di una gelateria chiamata “I Scream”, anche questa in tema horror, Evelyn (Ashley Greene) tornerà sotto le sembianze di uno zombie sanguinario, decisa a portarsi nella tomba per l’eternità il suo Ex. A Max non resterà che sbarazzarsi di Evelyn una volta per tutte, con ogni mezzo.

Per citare il protagonista Max: “I film dell’orrore permettono di conquistare i propri demoni”. È così anche per voi?

Alexandra Daddario: Tutti sono pieni di paure e ognuna di queste può essere messa sullo schermo. I film permettono di esorcizzarle attraverso l’esperienza altrui.

Anton Yelchin: Credo che i film siano strumenti di trasgressione che permettono di comunicare messaggi in maniera molto forte.

In questo film c’è un grande amore per il cinema di genere e una visione precisa, cosa volevate raccontare?

Joe Dante: Quando faccio un film di genere cerco di metterlo in un contesto. Credo che questo sia un film retrò anche se gli attori sono giovani. Le citazioni provengono da un cinema di genere di molto tempo fa. Voglio colmare il divario tra i vecchi film e quelli che i giovani guardano oggi.

Questo film è un horror romantico, unione di generi insolita. Potete parlare di questa scelta?

Joe Dante: Abbiamo cercato di fare questo film con Trezza per cinque anni. parlava di una situazione reale che tutti prima o poi proviamo nella vita.

Alan Trezza: Sono sempre stato un fan dei film dell’orrore e di zombie, soprattutto quelli di Romero, dove dietro la maschera di film di genere si nasconde un significato politico e sociale. Studiando i film di Zombie ho notato che nessuno aveva fatto un film sulla deriva  di un rapporto sentimentale attraverso il genere. Ho raccolto materiale prima per un corto, poi è aumentato vertiginosamente fino a diventare abbastanza per un lungometraggio. Allora l’unico regista che mi è venuto in mente che avrebbe potuto rendere magistralmente questo mix tra horror, commedia e teen movie sentimentale era proprio Joe Dante, che ho contattato ed ha accettato.

Tutti i poster citati nel film sono relativi a film Italiani: si tratta di una scelta dettata dalla passione per il genere?

Joe Dante: Si, la mia è una passione grande, soprattuto per i film di Mario Bava. Conosco bene il suo cinema, da sempre lo adoro. Comunque sia il nostro è un film a basso budget, alcuni poster sono lì perchè c’erano solo quelli a disposizione. Anche se siamo stati fortunati ad ottenere quelli, al posto di altri.

Sembra che in questo film il tema principale sia il possesso. Confermate? Gli attori si sono identificati nelle emozioni e passioni dei personaggi?

Alan Trezza: Assolutamente si. L’amore possessivo fa parte dei difetti di Evelyn che impediscono il rapporto corretto con Max. Quando scrivo un personaggio metto al suo interno un aspetto con il quale dovrà inevitabilmente lottare nel corso della storia.

Ashley Greene: Ci sono molte cose che comprendo nel mio personaggio. Evelyn è così innamorata di Max che non si accorge di non essere fatta per lui. Non vuole rimanere sola ed assume un atteggiamento egoista. Personalmente ho vissuto entrambi gli aspetti di questa relazione, e a volte sono stata come il personaggio di Olivia.

Anton Yelchin: Ritengo che questo sia un tema filosofico molto ampio, quello della differenza tra amore e possesso. Personalmente penso che se si possiede qualcuno  diventa un oggetto del nostro amore, e non qualcuno con cui scambiarlo, ma potremmo stare ore a discutere su questo.

Nel film sembra che Los Angeles risulti quasi come un personaggio: può spiegarmi questa scelta?

Joe Dante: L.A. è un posto straordinario e volevamo assolutamente girare lì. Abbiamo concentrato le scene in pochi luoghi in modo da non spostarci troppo durante le riprese. Luoghi noti a tutti, per far sembrare credibili circostanze incredibili. Los Angeles è una città fortemente legata al cinema, è costruita su questo. Il nostro vuole anche essere un omaggio alla cultura e alla tradizione del cinema della città e a tutti gli amanti di quest’arte che vivono lì.

 

Federico Salvetti
Federico Salvetti studia Cinema al DAMS di Firenze. Appassionato di videomaking, gira cortometraggi con un collettivo di Lucca

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