Indie-eye – Cinema – Rivista di Critica Cinematografica

Nuovo film per il cileno Sebastián Silva presentato a Berlino 65 nella sezione Panorama Special, la recensione 

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Freddy (Sebastián Silva), trentenne gay bianco newyorchese di professione artista, desidera a tutti i costi avere un figlio. L’elegantemente arredato appartamento in cui vive col compagno afroamericano operaio Mo (Tunde Adebimpe) è tappezzato ovunque di sue foto da piccolo e immagini di neonati. Se questo non bastasse, Freddy si è persino lanciato febbrilmente in un progetto artistico che tematizza il suo bisogno di paternità inteso come forma mediata di rinascita e che dovrebbe concretizzarsi in una mostra-installazione da presentare in una nota galleria della Big Apple.

Il desiderio di Freddy ben si sposa con quello della sua più cara amica Polly (Kristen Wiig), dottoressa bianca single ossessionata essa stessa dal bisogno di mettere al mondo un figlio.
Sembrerebbe che il sogno di entrambi sia destinato a coronarsi se non ci mettesse lo zampino la natura: dopo mesi e mesi di tentativi di inseminazione artificiale casalinga andati a vuoto, si viene infine a scoprire che il seme di Freddy non ha abbastanza spermatozoi per fecondare un ovulo.
La notizia ha su Freddy un impatto devastante: Non solo questi non potrà mai vedere esaudito il suo desiderio di paternità/rinascita: senza baby neanche la sua mostra vedrà mai la nascita. I due sono disperati, non sanno cosa fare, poi a Freddy viene un’idea: perché non usare al posto del suo sperma quello del suo compagno Mo? A udire questa proposta, Polly diviene entusiasta, l’unico a non esserne troppo convinto è proprio il papabile donatore. Riusciranno i due a persuaderlo?

Se la situazione è già di suo alquanto intricata, a rendere il tutto più difficile ci si mette Bischof (Reg E. Cathey), un cinquantenne newyorchese afroamericano ritardato mentale che infastidisce con il suo comportamento, a conti fatti, innocuo Freddy e i suoi amici. Tra loro s’innesca un conflitto destinato a escalare tragicamente.

Il regista e sceneggiatore cileno Sebastián Silva (La vida me mata, 2007; La nana, 2009; Crystal Fairy & The magical Cactus and 2012, 2013), già vincitore con La nana del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival nel 2009, presenta alla 65. Berlinale il ritratto acre di una generazione che a suo avviso ha perso del tutto il contatto con la realtà.
Nelle intenzioni del regista, nel personaggio di Freddy e dei suoi amici si mischiano l’egomania, l’ignoranza e la presunzione tipici di una cerchia sociale di finti bohémiennes che si barricano e identificano a tal punto con la propria diversità da arrivare al punto di non saper più rispettare la diversità altrui.

Silva si fa produrre da Pablo Larrain (qui a Berlino con El Club) e condivide con il noto regista cileno il direttore della fotografia Sergio Armstrong, qui al servizio di un setting lineare, senza particolari contrasti se non nella forte dicotomia tra una rappresentazione di New York molto negli standard e un’inquietudine sottopelle che emerge progressivamente fino a deragliare nell’ultima parte, violentissima, che si collega ai film precedenti del regista cileno, un pugno in piena faccia che sembra avere lo scopo di mettere in discussione il punto di vista benevolo nei confronti dei personaggi, esaperando alcuni aspetti che erano emersi in “Crystal Fairy”. Si rimane sicuramente disorientati, difficile capire se questa sia veramente un’evoluzione importante nel cinema di Silva, oppure solo un accrocco confuso.

Christian Del Monte

Sebastián Silva
Nasty Baby
USA - 2014

Con Kristen Wiig, Sebastian Silva, Tunde Adebimpe, Alia Shawkat, Mark Margolis
Durata 100 min